Concepimento: come funziona il concepimento e l’impianto

concepimento

Per concepimento si intende l’unione tra gamete femminile e gamete maschile. Negli esseri umani, in quanto mammiferi, questo processo avviene all’interno dell’apparato riproduttivo femminile, salvo casi di fecondazione in vitro. Qui, lo spermatozoo dell’uomo feconda l’ovulo della donna. Da questa unione, se l’ovulo fecondato si impianterà correttamente, avrà inizio la gravidanza. L’ovulo fecondato, dunque, diventerà un embrione e, se la gravidanza non verrà interrotta, crescerà fino al momento del parto. Vediamo meglio come funzionano le fasi del concepimento e dell’impianto.

Come funziona il concepimento

Durante un rapporto eterosessuale completo l’uomo libera in vagina, con il suo orgasmo, circa 400 milioni di spermatozoi. Lo spermatozoo è composto principalmente di tre parti: una testa contenente in DNA, un corpo dove si trovano i mitocondri e infine una coda che, muovendosi, gli consente di spostarsi. Perché il concepimento possa avvenire, infatti, è necessario che uno spermatozoo giunga sino all’ovocita maturo.

Il percorso da compiere parte dunque dal collo dell’utero all’ampolla tubarica. Questa distanza è superiore di duemila volta alla lunghezza degli spermatozoi, che nuotano con una velocità di 2 o 3 mm al minuti e devono coprire una distanza tra i 150 e i 200 mm.

E’ bene ricordare che il concepimento può avvenire soltanto se la donna si trova nel suo periodo fertile. Durante questa fase, inoltre, la velocità on la quale gli spermatozoi possono muoversi aumenta. Ciò è dovuto alla consistenza del muco cervicale, che varia a seconda della fase del ciclo mestruale. All’interno del muco cervicale del periodo fertile, gli spermatozoi possono sopravvivere fino a un massimo di 96 ore. Il muco cervicale del periodo fertile è simile al chiaro d’uovo: presenta una consistenza liquida ed è praticamente trasparente. Delle cripte presenti sulla parete della cervice permettono agli spermatozoi di trovare rifugio temporaneamente per essere rilasciati nelle successive ottanta ora.

A favorire la risalita dello sperma nell’utero e nelle tube intervengono diversi fattori.

In particolare, si tratta della prostaglandine presente nello sperma e dell’ossitocina prodotta in seguito all’orgasmo femminile. Ne seguono alcune contrazioni che causano il movimento del muco e del liquido nelle tube, producendo una sorta di corrente che trasporta gli spermatozoi.

Cosa è l’impianto

L’impianto non equivale al concepimento, ma si tratta di una fase che lo segue. Analizzeremo meglio le differenze tra i due momenti in uno dei paragrafi successivi; per il momento limitiamoci a capire cosa intendiamo quando parliamo di impianto. Innanzitutto, l’impianto non può prescindere dal concepimento, e si realizza circa sei giorni dopo quest’ultimo. L’impianto avviene quando l’endometrio si trova nel pieno della sua fase secretoria, quindi risulta più spesso. Nei primi sei o sette giorni dopo il concepimento, le cellule dell’embrione (ovulo fecondato) si moltiplicano e attorno a esso cresce il trofoblasto. Si tratta di uno strato di cellule di sostegno che circonda l’embrione.

L’impianto coinvolge proprio il trofoblasto.

Questo, infatti, si attacca all’endometrio e penetra in esso. Questo processo è necessario poiché le secrezioni endometriali offrono all’embrione un sostegno in termini di sostanze nutritive, fino a questo questo non sarà in grado di collegarsi al circolo sanguigno materno. L’impianto è chiamato anche annidamento e a consentirlo sono proprio le sostanze adesive presenti nel trofoblasto. Ai fini dell’impianto, la superficie esterna dell’embrione si riempie di L-selectina, una proteina che consente all’embrione stesso di annidarsi nell’endometrio finché le concentrazioni della proteina e dei carboidrati rimarranno alte, dunque sino alla sedicesima settimana. La fase dell’impianto inizia sei o sette giorni dopo il concepimento e si conclude intorno al quattordicesimo giorno.

Differenze tra concepimento e impianto

Come abbiamo visto, dunque, concepimento e impianto non sono sinonimi. Al contrario, si tratta di due momenti ben distinti. L’impianto non può prescindere dal concepimento, mentre questo potrebbe avvenire senza che vi sia un successivo impianto, dunque senza che la gravidanza cominci davvero.

Infatti, l’inizio della gestazione corrisponde al momento in cui l’embrione si annida nell’endometrio, ovvero la parete uterina. Senza questo procedimento, o anche solo se l’impianto dovesse avvenire in un luogo diverso, la gravidanza non potrebbe iniziare o comunque non potrebbe essere portata a termine.

Questo è il caso, ad esempio, della gravidanza extrauterina. Essa si verifica quando l’ovulo fecondato, anziché annidarsi nell’endometrio, effettua questa operazione in una sede diversa, generalmente nelle tube di Falloppio (quindi si ferma prima del dovuto, senza scendere fino all’utero). Una simile situazione non potrà che concludersi con un’interruzione della gravidanza. Infatti, è probabile che un aborto spontaneo avvenga nelle prime settimane di gestazione. In caso contrario, occorrerà provvedere chirurgicamente alla rimozione dell’embrione per scongiurare gravi pericoli per la salute della donna.

Le fasi del concepimento

A questo punto, possiamo analizzare con maggiore dettaglio quello che avviene durante il concepimento.

Riprendiamo brevemente la fase già spiegata, ovvero quella dell’orgasmo maschile. Esso libera in vagina circa 400 milioni di spermatozoi che, per fecondare l’ovocita maturo, devono risalire l’utero e le tube di Falloppio, percorrendo una distanza che misura duemila volte la loro dimensione. In questa impresa, gli spermatozoi sono aiutati dall’ossitocina e dal muco cervicale del periodo fertile della donna nonché, all’occorrenza, dai vani presenti nella cervice.

In questo modo, gli spermatozoi attraverso l’utero. A questo punto, occorre che imbocchino le tube. Questo secondo ostacolo blocca molti spermatozoi, facendo sì che non arrivino tutti contemporaneamente all’ovulo. Delle centinaia di milioni di spermatozoi emessi, infatti, solo duecento circa giungono sino all’ovulo. La maggior parte dei restanti viene eliminata in vagina ma alcuni si disperdono nell’addome, nuotando troppo e uscendo quindi dalla tuba, e altri vengono catturati dalle cellule dell’utero. Grazie all’ambiente estrogenico femminile, durante il viaggio lo spermatozoo si modifica per giungere infine alla fase della reazione acrosomiale.

Vicino alle ovaie, e precisamente al livello dell’ampolla tubarica, i gameti maschile e femminile si incontrano.

Nella testa dello spermatozoo si trova l’acrosoma. Si tratta di una sorta di sacca contenenti enzimi il cui compito è quello di fondere lo spermatozoo stesso con le pareti dell’ovulo: questa fusione è denominata reazione acrosomiale. Scatta quindi la fusione tra le due membrane cellulari e, quando i due gameti si fondono, l’ovulo si attiva. Innanzitutto, secerne alcune sostanze che impediscono a ulteriori spermatozoi di fecondarlo. L’ovulo, quindi, completa la propria maturazione e fonde il suo DNA con quello maschile. Con la fusione del DNA nasce la prima cellula dell’embrione, che prende il nome di zigote.

Le fasi dell’impianto

Subito dopo il concepimento, le cellule dell’embrione cominciano a moltiplicarsi e si forma altresì il cosiddetto trofoblasto, al quale abbiamo già fatto riferimento nei paragrafi precedenti. Cinque o sei giorno dopo la fecondazione si forma la blastocisti, la quale si impianta nell’utero. L’embrione, prima della sua trasformazione in blastocisti (una delle fasi embrionali) non sarebbe in grado di impiantarsi. La blastocisti, dopo essere discesa dall’ovaia sino all’utero, inizia a ruotare sulla superficie uterina sino a quando la massa cellulare interna si trova dal lato della mucosa. Durante questa fase, ha inizio l’annidamento vero e proprio.

Il trofoblasto si divide in due diversi strati di cellule. Quello interno prende il nome di citotrofoblasto ed è costituito da una fila di cellule. Invece quello esterno, detto sincizio trofoblasto, è costituito da cellule che hanno unito i diversi citoplasmi, ma non i nuclei. Il sincizio trofoblasto produce enzimi litici che digeriscono la mucosa uterina. In essa affonda quindi radici ramificate che diventano sempre più profonde. Tali radici continuano ad evolversi e in parte si fondono tra loro.

Al termine dell’annidamento si forma un tappo di fibrina, non eccessivamente robusto, nel punto in cui la blastocisti inizia la sua penetrazione. Le lacune lasciate, nello stesso momento, vengono riempite con il sangue della donna. Se questa ha la pressione alta, il sangue può fuoriuscire in parte dal tappo di fibrina. Questa fase si colloca approssimativamente ventotto giorni dopo l’inizio della fecondazione (mentre l’annidamento vero e proprio dovrebbe terminare quattordici giorni prima). Ciò significa che molte volte capiterà che le donne perdano del sangue. Queste macchie, spesso scambiate per nuove mestruazioni, sono in realtà perdite da impianto, dunque rappresentano il sintomo di una gravidanza in corso.

Nel frattempo la massa cellulare interna comincia a cavitarsi. Ciò significa che al suo interno si formano sacche colme di liquido amniotico che si ampliano facilmente. Ciò da origine a tre strati cellulari che costituiscono il primo annesso embrionale. L’endoderma comincia quindi a proliferare e, al tempo stesso, la membrana esocelomica si differenzia e si sviluppa sino a raggiungere l’endoderma. Dunque, abbiamo ora il sacco vitellino primario. Il primo annesso embrionale si chiama amnios e ricopre la funzione di proteggere l’embrione dagli urti. Il sacco vitellino primario, al contrario, non riveste un’importanza particolare nella specie umana. Esso contiene materiale di riserva e la sua unica funzione è quella trofica.

Dopo il sacco vitellino, inizia la fase di formazione del mesoderma extraembrionale. Si tratta di un nuovo strato cellulare che appare molto simile a un tessuto connettivo particolarmente morbido. Esso tende a risalire, rivestendo del tutto le due vescicole interne. Il feto continuerà a svilupparsi, a vari livelli, per tutta la durata della gravidanza sino al momento del parto. La gravidanza ha una durata di circa 38 settimane, dunque se ne contano 40 dall’ultima mestruazione.

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