Gravidanza e disturbi alimentari: i rischi

Risulta molto frequente la presenza di un disturbo alimentare durante i 9 mesi: quali sono i più comuni e i rischi per la mamma e il bambino.

Chi soffre di disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (DCA) vive in modo problematico il rapporto con il cibo, manifesta un’eccessiva preoccupazione per la forma fisica e ha un’alterata percezione del proprio corpo. L’insieme di questi fattori influenza fortemente sia l’autostima della persona che le conseguenti oscillazioni del tono dell’umore.

La gravidanza rappresenta un periodo estremamente delicato per chi ha sofferto e/o soffre di disturbi alimentari: cosa fare in tal caso?

Gravidanza e disturbi alimentari

Durante i 9 mesi di gravidanza è fondamentale condurre un regime alimentare che consenta il corretto nutrimento della mamma e del bambino. Un tempo, invece, si credeva che la donna dovesse mangiare per due, ma è stato dimostrata l’importanza di un’alimentazione sana e di qualità.

Appare evidente, quindi, come le condizioni di disturbo alimentare siano un fattore di rischio per lo sviluppo del nascituro e per la saluta della madre. Il pericolo maggiore, d’altronde, è rappresentato dall’anoressia nervosa e dalle condotte ortoressiche, ma non solo. Durante la gravidanza, risulta difficile identificare i sintomi di DCA, perché l’attenzione al controllo del peso è non solo valorizzata da un punto di vista medico per scongiurare eventuali complicanze ma rispecchia ampiamente anche gli stereotipi socio-culturali.

Anoressia nervosa

Nel caso dell’anoressia nervosa, la donna è sottopeso e diventa anche difficile acquisirne durante la gravidanza. Il rischio è quello che il bambino possa nascere con un peso anormalmente basso e con annessi disturbi di salute. Chi soffre di anoressia nervosa ha paura di far aumentare il proprio peso, percepisce la forma del proprio corpo in modo alterato e tale percezione influisce negativamente sulla persona stessa. Il soggetto inizia a mangiare sempre meno o a eliminare cibi che considera proibiti.

Ortoressia

Il termire ortoressia significa “alimentazione corretta” e sta a indicare la scelta volontaria di consumare alimenti di un certo tipo, come per esempio solo cibi biologici. Gli ortoressici, quindi, conducono un’alimentazione estremamente selettiva, come nel caso dei fruttariani, dei vegani o dei vegetariani, che può dunque portare a escludere cibi fondamentali per il fabbisogno della donna in dolce attesa.

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa è caratterizzata da frequenti episodi di abbuffata, cioè una quantità eccessiva di cibo in un lasso di tempo molto ridotto. La persona ha la sensazione di perdere il controllo di fronte al cibo e quindi cerca di rimediare ricorrendo a condotte compensatorie ed eliminatorie, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o di altri farmaci.

Binge eating

Il binge eating è il DCA maggiormente frequente quando si è in dolce attesa. Questo disturbo è caratterizzato da abbuffate senza condotte compensatorie. La persona mangia fino a raggiungere una sensazione di disagio dovuta all’eccessivo senso di pienezza.

I rischi durante i 9 mesi

È chiaro che un disordine alimentare in gravidanza sia un serio fattore di rischio per la salute della madre e del bambino. Gli effetti a lungo termine di una pregressa patologia di questo genere, come può essere l’anoressia nervosa, per esempio, possono essere:

  • alterazioni cardiache;
  • alterazioni elettrolitiche;
  • atrofia delle ghiandole mammarie;
  • alterazioni del metabolismo osseo;
  • alterazioni ematologiche.

Se pertanto si desidera un figlio ma si ha una storia caratterizzata da DCA sarebbe opportuno valutare l’idea di intraprendere un percorso psicoterapeutico, al fine di identificare le motivazioni alla base di questi comportamenti e quindi modificarli. Prima si interviene, ovviamente, maggiori sono le possibilità di raggiungere la guarigione.

Infine, è frequente che le donne che hanno sofferto di DCA precedentemente o che lo sviluppano in gravidanza, nelle prime settimane di gestazione fatichino ad accettare non solo i cambiamenti corporei ma facciano fatica ad attaccarsi al feto. Generalmente però, intorno alla 18esima settimana, quando il feto inizia a far sentire la propria presenza con i primi movimenti, tale vissuto tende a essere superato mentre in alcuni casi può persistere e influenzare l’andamento della gravidanza stessa.

Scritto da Francesca Belcastro
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