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Frutti di mare: quando si possono mangiare?

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I frutti di mare sono degli alimenti che compongono i piatti tipici italiani e che si distinguono tra molluschi e crostacei. Non tutti però, possono mangiarli.

L’Italia lo sappiamo tutti, è uno dei paesi più belli al mondo. Molti invidiano le sue bellezze, i suoi panorami, il suo mare e le sue spiagge. Famosa per arte, storia, inventori e cucina, è al vertice in scala mondiale per essere la nazione in cui si mangia meglio. Diversi sono i piatti tipici italiani. Tra le nostre specialità troviamo sicuramente i frutti di mare, cioè quegli alimenti d’origine animale che provengono da acqua salata e comprendono specie come crostacei e molluschi. Ma quando si possono mangiare i frutti di mare?

Tra i molluschi troviamo il polpo, la seppia, il calamaro, il moscardino, il totano, la piovra, le ostriche, le cozze, le vongole, le capesante, le lumache, tartufi e datteri di mare. Mentre i crostacei si contraddistinguono per la presenza del granchio, lo scampo, il gambero, l’aragosta e l’astice.

Molluschi e crostacei: le caratteristiche

Come ogni cibo, ognuna di questa specie apporta dei benefici. In particolare modo nei molluschi le proprietà caloriche sono alquanto basse. Pur essendo fonte di vitamine non sono completamente adatti alle diete d’ipertensione arteriosa. Inoltre è impossibile affermare il grado di digeribilità perché variano da specie all’altra e soprattutto da come in cucina essi vengono preparati.

I crostacei invece sono degli alimenti che avendo un alto contenuto di colesterolo e sodio alimentare. Non sono adatti a diete mirate. Al contrario contengono ottime quantità di ferro e calcio e un moderato tasso lipidico, caratterizzato dalla presenza di grassi essenziali omega3 che hanno proprietà antinfiammatorie.
Dunque l’alternativa alla carne, uova e formaggi sono proprio i frutti di mare che però non devono assolutamente sostituire il pesce.

Frutti di mare: quando si possono mangiare?

Per gli amanti dei frutti di mare essi sono preferiti crudi, appena pescati e con una spruzzatina di limone che aiuta ad apprezzare meglio la loro freschezza. Però pochi sono a conoscenza del fatto che la sua acidità non serve a nulla perché il poco tempo di contatto e la bassa concentrazione acida fanno sì che si offra sola una fresca limonata ai batteri presenti nel frutto di mare. Attenzione però perché anche se andranno a perdere un po’ di sapore, è consigliabile mangiarli solo cotti, in compenso li si mangerà in totale sicurezza.

Molti avvertono il desiderio di gustare dei freschi frutti di mare appena pescati non sapendo, ad esempio, che il virus dell’epatite viene meno solo in seguito a quindici minuti di bollitura o una cottura in forno a 150-180 °C.

Sono gnari del fatto che per eliminare i parassiti presenti al loro interno, si ha la necessità di mantenere il pesce appena pescato a -20°C per circa un giorno. Ed è proprio questo il motivo, insieme all’alto contenuto di sodio, per il quale le donne in gravidanza o in allattamento devono assolutamente evitare questo alimento.

Inoltre, i frutti di mare possono essere inseriti nella dieta di ciascun individuo. Ovviamente tenendo in conto sia delle modalità con cui vengono preparati ma soprattutto delle proprie caratteristiche fisiologiche. É ovvio che per un soggetto normopeso e senza patologie metaboliche è possibile gustarli tutti. Per chi soffre, ad esempio, d’ipertiroidismo sono altamente sconsigliati a causa dell’alto contenuto di iodio.
Infine, a chi può, è consigliabile mangiare frequentemente i frutti di mare perché le vitamine, i grassi e i minerali contenuti in essi favoriscono uno sviluppo ottimale del cervello. Infatti mangiandone in dosi adeguate e nel giusto modo si ha la possibilità di migliorare l’agilità mentale e la capacità di concentrazione.

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