Travaglio: informazioni sulle migliori guide

Quando comincia il travaglio? Come accorgersene con certezza? Ecco qualche informazione sulle migliori guide sull'argomento.

Il travaglio non coincide con il parto, che è al contrario solo una fase dell’intero processo. Il primo termine, infatti, designa un insieme di fasi che vanno dall’inizio delle contrazioni sino all’espulsione delle membrane e della placenta (secondamento), momento che segue il parto vero e proprio, ovvero la fuoriuscita del neonato dalla vagina.

Il travaglio è un momento delicato, che suscita preoccupazione in tutte le future mamme. Non è un caso, infatti, se esistono molti corsi preparatori per arrivare pronte e informate al momento del parto. Vediamo cos’altro è il caso di sapere.

Quando comincia il travaglio

Esistono due punti di riferimento per determinare l’inizio del travaglio. Il primo considera l’intero processo come composto di quattro fasi e fa risalire l’inizio alla perdita del tappo mucoso.

Altre teorie sostengono che il travaglio vero e proprio cominci dopo questa fase prodromica, ovvero in corrispondenza della fase attiva che comincia con la cervice dilatata a 4 cm e il bambino che spinge per uscire. Se si considera questo secondo modo di determinare l’inizio del processo, allora le fasi sono in totale tre, esclusa quella di transizione.

Il tappo mucoso è quel tappo che chiude l’utero. Esso è composto di una sostanza dalla consistenza gelatinosa e dal colore biancastro, spesso con sfumature rosate. La sua fuoriuscita talvolta è accompagnata da perdite ematiche dalla vagina. Si considera la perdita del tappo mucoso come segnale d’inizio del travaglio. Tuttavia, quando accade, non è necessario precipitarsi immediatamente in ospedale, né tanto meno allarmarsi. Infatti, tra la perdita del tappo mucoso e il parto possono trascorrere anche interi giorni. Di conseguenza, tale evento risulta significativo se accompagnato da altri sintomi, che vediamo subito di seguito.

Il secondo sintomo che segna l’inizio del travaglio è quello delle contrazioni. Esse sono effettive quando iniziano a diventare progressivamente più regolari, più ravvicinate e quando raggiungono un’intensità maggiore. Le contrazioni iniziano ore prima e continuano durante tutto il parto, sino all’espulsione del neonato. Tuttavia, è il caso di recarsi in ospedale soltanto quando la distanza tra una contrazione e la successiva è uguale a dieci minuti o a un lasso di tempo ancora minore. Vedremo nel prossimo paragrafo come distinguere le contrazioni vere e proprie da quelle presenti durante tutto l’ultimo mese di gestazione.

Infine, sintomi inconfondibile e urgente dell’inizio del travaglio è la rottura del sacco amniotico. Essa viene avvertita tramite la perdita di un liquido dalla vagina. Esso può presentarsi in due modi differenti. Nel primo caso, si avvertirà un liquido caldo, diverso dall’urina, colare abbondantemente fuori dalla vagina. Nel secondo caso, invece, potrebbe trattarsi solo di qualche goccia dello stesso fluido inodore e trasparente. Si tratta proprio del liquido amniotico.

Se si avverte la rottura del sacco amniotico, è necessario precipitarsi in ospedale per evitare il rischio di infezioni. Non è possibile guidare mentre il travaglio è in corso e dunque, qualora nessuno potesse accompagnarvi, dovrete chiamare un’ambulanza. Se la rottura del sacco amniotico avviene fuori dall’ambiente ospedaliero, è improbabile che si possa scegliere la posizione nella quale partorire. Al contrario, più probabilmente sarà obbligatorio farlo sdraiata sul letto.

Come capire che inizia il travaglio

Abbiamo descritto i sintomi del travaglio, ma ora potrebbe sorgere un’altra domanda: quando esso comincia, è possibile non accorgersene? Secondo la stragrande maggioranza delle persone che ha già attraversato questa esperienza, la risposta è no. Sembra infatti che chiunque, anche alla prima esperienza di parto, si renda conto della rottura delle acque e del parto imminente.

Alcune donne descrivono la sensazione provata come quella di crampi mestruali particolarmente intensi e continui. Altri, invece, parlano dell’impressione di avere una cinta intorno al busto, che stringe la loro pancia e i loro reni. L’esperienza è comunque estremamente soggettiva quindi non è possibile basarsi esclusivamente sulle testimonianze altrui.

Ciò che invece risulta importante è imparare a riconoscere le contrazioni effettive, ovvero quelle che segnalano l’inizio del travaglio. Esse infatti non sono affatto le uniche che si sperimentano nel corso della gestazione. Durante tutto l’ultimo mese, è possibile avvertire un altro tipo di contrazioni, dette di Braxton Hicks, che prendono il nome dal primo medico specializzato in ostetricia che le scoprì. Queste sono dette anche ‘finto travaglio‘, proprio perché non sono in alcun modo vincolate al suo inizio. Esse, tuttavia, possono in alcuni casi precedere le vere contrazioni. Vediamo come distinguerle.

Innanzitutto, le contrazione di Braxton Hicks sono sporadiche (non dovrebbero presentarsi più di due volte nella stessa giornata) e corrispondono normalmente ai movimenti del feto nel liquido amniotico (calcetti e capriole). L’utero è infatti formato da muscoli che, come tutti gli altri, reagiscono alle sollecitazioni contraendosi. Queste contrazioni non sono dolorose per la puerpera. Inoltre, le contrazioni tipiche dell’ultimo mese tendono ad allontanarsi tra loro e ad affievolirsi.

Le contrazioni effettive, al contrario, diventano sempre più regolari, ravvicinate e intense. Sono considerate tali quando si presentano cinque volte nell’arco di un’ora. Le contrazioni da travaglio inoltre sono dolorose e lo divengono sempre di più con il passare delle ore.

Quando andare in ospedale

Come abbiamo spiegato nei precedenti paragrafi, non tutti i sintomi da travaglio indicano che è necessario precipitarsi in ospedale. Tra la perdita del tappo mucoso e il parto vero e proprio, infatti, possono trascorrere addirittura interi giorni. Anche per quanto riguarda le contrazioni, esse possono continuare per ore e, per quanto siano un indice del fatto che il travaglio è iniziato, la loro presenza non implica che il bambino verrà alla luce a breve. Come capire, allora, quando è il momento di recarsi in clinica per partorire? Vediamo quali sono i segnali inequivocabili che ci comunicano che il momento è giunto.

Partiamo dalle contrazioni. Perché esse rappresentino il segnale che è il momento di andare in ospedale, devono raggiungere una certa frequenza. In particolare, è il momento quando le contrazioni si presentano ogni dieci minuti. Tenete a mente che esse continueranno per tutta la durata del travaglio e fino alla nascita del bambino e che risulteranno di volta in volta più ravvicinate e intense. Perché siano significative, le contrazioni devono presentare un ritmo regolare sia nella distanza, sia nella durata.

Altro sintomo che ci indica che non è più possibile aspettare prima di correre in ospedale è la rottura del sacco amniotico. Essa si manifesta con la fuoriuscita del liquido amniotico dalla vagina, come abbiamo spiegato nel dettaglio più sopra. Se la rottura del sacco amniotico avviene fuori dall’ambiente ospedaliero, infatti, la partoriente e il nascituro si espongono a un più elevato rischio di infezioni. Inoltre, in questo caso è molto più probabile che il parto debba obbligatoriamente avvenire nella classica posizione sdraiata a letto. Di conseguenza la donna non potrà scegliere le posizioni da lei privilegiate per dare alla luce il bambino.

Non è possibile guidare l’auto mentre il travaglio è in corso senza esporre a gravi rischi se stesse, il nascituro e gli altri utenti della strada. Chiedete a qualcuno di accompagnarvi con l’automobile (se non avete un partner può essere un parente, un amico o un vicino di casa) o, se nessuna di queste opzioni si rende praticabile, chiamate un’ambulanza.

Guide al travaglio

Il travaglio rappresenta un momento nel quale si deve sopportare un grosso carico emotivo ma anche uno sforzo fisico importante. Per questa ragione, è essenziale arrivarvi preparate al meglio. Esistono moltissimi corsi di preparazione e assistenza al parto per le future mamme e che, spesso, sono aperti anche ai loro partner.

Questi corsi coinvolgono un team medico che potrà rispondere alle vostre domande e ai vostri dubbi. In questo modo, si potrà avere la certezza che le informazioni reperite siano affidabili, il che non sempre è certo quando ci si informa tramite Internet. Inoltre, durante questi corsi si imparano normalmente alcune tecniche di rilassamento e di respirazione da utilizzare durante il parto per ridurre il dolore. Il dolore, dal canto suo, è un segnale importante che il corpo ci invia, dunque è essenziale essere in grado di interpretarlo correttamente. A livello fisico, la sua funzione consiste nel facilitare il passaggio del bimbo attraverso il canale del parto.

Numerosi manuali sono stati scritti sull’argomento, con lo stesso obiettivo di permettere a un maggior numero di donne di arrivare preparate al grande evento. Una guida particolarmente celebre si intitola “Travaglio e parto senza paura. Comprendere la funzione del dolore e alleviarlo con i metodi naturali”. L’autrice, Emanuela Rocca, spiega che il dolore non deve necessariamente essere inteso come un nemico da combattere a ogni costo. Tale approccio, infatti, potrebbe mettere a rischio la salute propria e del bambino.

Il dolore, al contrario, deve essere inteso come uno strumento in grado di guidarci in questo processo tanto naturale quanto spaventoso quando lo si affronta per la prima volta. Occorre dunque comprendere la natura del dolore, il meccanismo sottostante e i metodi naturali per alleviarlo per potere, infine, volgerlo e proprio favore.

L’altra guida che vi proponiamo si intitola invece “La gioia del parto: Segreti e virtù del corpo femminile durante il travaglio e la nascita”. Ne è autrice la famosa ostetrica statunitense Ina May. In questo libro, vengono proposti racconti positivi di donne che hanno affrontato il parto e dato alla luce i propri figli. Il suo obiettivo è proprio quello di rassicurare quelle persone che desiderano avere bambini sul fatto che è possibile farlo in tutta sicurezza e che il travaglio, se affrontato nel modo giusto, può rivelarsi un’esperienza positiva.

Scritto da marafallini
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