Quando portare il bambino dal logopedista: i consigli

Quando portare il bambino dal logopedista: i consigli ai genitori che sono preoccupati per lo sviluppo del linguaggio del proprio figlio.

I problemi o disturbi di linguaggio equivalgono a situazioni anche molto diverse tra loro, che possono riguardare la produzione di parole, la loro comprensione o entrambe le cose e che possono essere associate o meno ad altri disturbi di tipo sensoriale, cognitivo e relazionale.

Quando portare il bambino dal logopedista? Scopriamolo insieme.

Quando portare il bambino dal logopedista

Le conoscenze comuni riguardo lo sviluppo del linguaggio nel bambino si concentrano sugli aspetti della produzione, cioè su ciò dice. In realtà, quello che il piccolo è in grado di dire è il risultato di altre competenze. Ogni bambino sviluppa il linguaggio secondo i propri tempi e le proprie capacità.

L’apprendimento del linguaggio è un processo naturale che, a volte, può incontrare difficoltà e ostacoli.

In questo caso interviene la logopedia, una scienza molto affascinante, che ha il potere di migliorare la qualità della comunicazione. Infatti, questa branca della medicina si occupa di studiare il linguaggio e le sue eventuali problematiche. Tuttavia, il logopedista non è un medico, ma uno specialista in grado di agire sulle difficoltà legate al linguaggio.

Quando portare il bambino dal logopedista? Appurato che l’apprendimento del linguaggio è un processo molto soggettivo, è consigliato un controllo in alcuni casi.

In un approfondimento pubblicato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, sono sintetizzati i campanelli d’allarme ai quali il genitore deve stare attento:

  • 12 mesi, se mostra difficoltà di comprensione del linguaggio;
  • 24 mesi, se produce meno di 10 parole e ha difficoltà di comprensione;
  • 30 mesi, se produce meno di 50 parole.

Disturbo del linguaggio: diagnosi

La diagnosi di disturbo di linguaggio viene effettuata non solo dal logopedista, ma anche da uno psicologo e un neuropsichiatra infantile.

Essi somministrano al bambino test e questionari standardizzati finalizzati a comprendere il livello di sviluppo psicomotorio, linguistico e comunicativo.

I principali disturbi del linguaggio sono divisi in due categorie:

  • di tipo espressivo, che riguardano la formulazione di parole e frasi, la lettura e la scrittura;
  • di tipo recettivo, che riguardano la comprensione e possono essere legati a problemi di udito o sordità parziale.

Il trattamento del disturbo del linguaggio in età pediatrica prevede una serie di esercizi che hanno lo scopo di stimolare e attirare l’attenzione del paziente attraverso il gioco.

Alcuni esempi di giochi logopedici sono:

  • esercizi di respirazione;
  • giochi con le tessere tipo memory;
  • puzzle e costruzioni;
  • ritaglio o disegni di figure;
  • giochi fonetici.

Ovviamente ogni professionista segue il proprio metodo e spesso prima di concentrarsi sul linguaggio vero e proprio potrebbe anche occuparsi di stimolare lo sviluppo di altre competenze utili, come la memoria, l’attenzione, la respirazione, la deglutizione e la corretta pronuncia dei suoni fonetici.

Scritto da Francesca Belcastro
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