Parto indotto: quali sono le tecniche per stimolare il parto

Esistono diverse tecniche tramite cui effettuare il parto indotto e possono avere carattere manuale, artificiale, farmacologico.

Il parto indotto comporta dei vantaggi ma anche dei rischi. Si tratta di una stimolazione del travaglio che può risultare manuale, artificiale o farmacologica. In seguito al travaglio inizierà comunque il parto naturale o, al contrario, occorrerà intervenire in sala operatoria con un taglio cesareo.

Sono differenti le circostanze nelle quale si ricorre a tale tecnica. La più diffusa si verifica quando, entro la data limite prevista per il parto, il travaglio non è ancora cominciato.

Le situazioni nelle quali il parto indotto si rivela più necessario sono, invece, quelle in cui la salute della donna incinta oppure quella del feto sono in pericolo. Ciò si verifica in particolare se la donna soffre di malattie quali il diabete o la preeclampsia.

Se, infatti, in queste condizioni il nascituro diventasse troppo grande mentre si trova ancora nel ventre materno, la salute della madre stessa sarebbe messa a repentaglio. Inoltre il parto indotto viene praticato in caso di rottura delle acque senza contrazioni, cattivo funzionamento della placenta o insufficienza di liquido amniotico.

Cose da sapere sul parto indotto

Varie informazioni sul parto indotto sono importanti. Innanzitutto, occorre specificare che raramente esso si rende davvero necessario.

Spesso, infatti, almeno nei casi di gravidanza oltre il termine, esso viene preferito al cesareo. Per prendere una simile decisione, è necessario il parere di un ginecologo che conosca molto bene i dettagli dello specifico caso. Bisogna infatti considerare che il parto indotto non costituisce necessariamente un’alternativa al cesareo ma che, al contrario, tale operazione si rende più frequentemente necessaria in seguito all’impiego di tecniche di induzione. Soprattutto quando la scelta è stata dettate da problematiche nella salute della futura madre o del nascituro, nel caso in cui le tecniche non inneschino il travaglio bisognerà procedere tempestivamente con un intervento cesareo.

Inoltre, il parto indotto presenta diversi rischi. In primo luogo, anche se ciò non rappresenta un vero pericolo per la salute, esso risulta spesso più doloroso di quello naturale nelle fasi delle contrazioni e del travaglio. I rischi veri e proprio, però, sono altri. Innanzitutto, con esso si incrementa la probabilità che la madre incorra in emorragie dopo il parto. Ciò avviene poiché le contrazioni spontanee delle pareti uterine erano assenti. Aumenta altresì il rischio di contrarre infezioni, tanto nella donna quanto nel neonato.

Per quanto riguarda il parto indotto programmato, si somma agli altri rischi quello di nascita prematura. Questo tipo di intervento viene consigliato dai ginecologi nei casi in cui la puerpera sia affetta da malattie quali il diabete, che rendono pericolosa la crescita eccessiva del feto nel suo utero. Anche in questo caso, però, bisogna effettuare una scelta ponderata tenendo conto dei benefici e dei rischi del singolo caso. In ogni caso, non bisognerebbe mai procedere in questo modo prima della trentanovesima settimana di gestazione. Infine, alcuni medicinali usati per l’induzione (come ossitocina e prostaglandine) potrebbero ridurre la frequenza cardiaca del neonato.

Tecniche principali

Ma come viene effettuato, nel concreto, il parto indotto? Esistono quattro diverse tecniche di induzione. La prima consiste nel distacco delle membrane. Le membrane, che devono restare intatte, vengono scollate e allontanate manualmente dalla cervice attraverso un massaggio. Questa manovra deve essere effettuata dal ginecologo o dall’ostetrico e non è priva di pericoli. Al contrario, potrebbe causare un’emorragia anche abbondante. La seconda tecnica corrisponde invece nella rottura artificiale delle acque. Essa viene eseguita per mezzo di una sorta di uncino. Non risulta indolore e il metodo viene normalmente scelto se la cervice ha già iniziato il processo di dilatazione.

La terza tecnica consiste nell’introduzione di candelette artificiali all’interno dell’utero. Normalmente si opta per questa quando la cervice appare ancora chiusa: infatti, le candelette si limitano ad ammorbidire la cervice, senza provocare direttamente il travaglio e senza scatenarlo sempre. La maturazione della cervice, essenziale per l’inizio del travaglio, può essere incoraggiata anche in altri modi. Ad esempio, è possibile situare all’interno della vagina un anello in silicone oppure impiegare dilatatori meccanici. Uno di questi è il catetere di Foley, il cosiddetto ‘palloncino’. Esso consiste in un tubicino di gomma attaccato a un palloncino. Inserito in vagina, il palloncino viene gonfiato grazie a una soluzione salina, così da allargare le pareti della cervice.

Infine, esiste il metodo dell’ossitocina. Si tratta di una versione sintetica dell’ormone delle contrazioni. Questa viene iniettata attraverso una flebo, quindi agisce stimolando le contrazioni. Queste divengono dunque più efficaci nel processo di dilatazione. E’ necessario specificare che tali tecniche non hanno sempre successo è che comunque i tempi che intercorrono tra esse e il travaglio dipendono sempre dal livello di maturazione della cervice.

Scritto da marafallini
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