Genitori, come comportarsi di fronte ai Terrible Two?

Come devono comportarsi i genitori quando nei bambini si sviluppa la fase della Terrible Two?

E’ chiamata Terrible Two, la fase di grande cambiamento in cui il bambino inizia a percepire il proprio corpo come separato dai genitori. Questi ultimi devono aver pazienza e affrontare questo periodo di transizione con il giusto atteggiamento.

La Terrible Two: una fase di grandi cambiamenti

Gli inglesi la chiamano Terrible Two mentre per noi, da traduzione, sono i “terribili due”. Con questa espressione si intende il periodo di maggior esplosione dei capricci nei bambini che si sviluppa intorno ai due anni d’età. Anno in cui il piccolo impara progressivamente ad affermarsi come unità corporea unica e distinta dai genitori. Improvvisamente oltre che alla fase del “no”, che diventa una sorta di mantra per i più piccoli da ripetere in continuazione come simbolo della loro indipendenza dagli adulti, si aggiunge anche questa fase fisiologica della crescita del bambino.

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Ma, genitori, non fatevi pendere dal panico se non riconoscete più i vostri bimbi: questa è una fase normale della vita del bambino che dovrete saper affrontare nel modo giusto!

Il bimbo nella fase dei “terribili due” inizierà a pronunciare molto spesso la parola “io” e inizierà a riconoscersi allo specchio, iniziando così a percepirsi come unità corporea unica separata dai genitori e dotato di volontà e pensiero individuale. Questa fase è un tempo di crescita molto importante per i figli che non dev’essere sottovalutato dalle figure di riferimento degli adulti.

Per la prima volta i vostri figli avranno la capacità di affermare non solo la loro volontà con il “no”, ma anche di riconoscersi come essere “io” senza includere la mamma e il papà in questa espressione. Sperimenteranno così la propria personalità. Questo è un vero e proprio inizio di percorso verso l’autonomia, cari genitori!

Come devono comportarsi i genitori?

I “no” e le opposizione del bambino non sono però solo sintomo di autonomia e di volontà di affermare la propria personalità.

Dietro ad un “no” si celano tutte le paure e le insicurezze che affliggono un bambino, il quale richiede ancora la presenza della mamma e del papà. Se da una parte c’è la curiosità nell’avventurarsi e spingersi verso ciò che non conosce, dall’altra questa volontà del bambino è bloccata dalla paura verso l’ignoto e cioè di non sapere cosa troverà e dall’inquietudine della lontananza dai genitori. Quest’ultimi dovranno stare acanto al bambino supportandolo in questa sua fase fisiologica di crescita.

Dovranno fare da mediatori tra i mondo e il piccolo dandogli consigli o soluzioni per i suoi problemi. E’ bene che i genitori non considerino gli atteggiamenti oppositivi del bambino come una sfida, ma anzi che si facciano alleati comprendendo che questo periodo è un momento di transizione in cui i bambini capiscono come funziona il mondo. Mamma e papà dovranno essere in grado di sostenere i propri figli, sollevandoli da eventuali “cadute” e cercando di anticipare situazioni che potrebbero portare a pianti e crisi.

Una cosa che potrete fare sarà quella di non portare assiduamente i vostri figli all’interno di luoghi chiusi e affollati (come il centro commerciale) ma, anzi, portarli al parco ridurrà il nervosismo di vostro figlio. Aiutare il bambino a investire le sue energie nelle giuste cose è molto importante. Farci aiutare nelle piccole faccende domestiche, come ad esempio apparecchiare la tavola o fargli svolgere piccole attività da solo, come infilarsi le scarpe o lavarsi i denti può aiutare il piccolo nel gestire la fase oppositiva che stanno vivendo. Inoltre, far gestire in totale autonomia qualche episodio di frustrazione può essere un giusto allenamento per controllare la sua rabbia.

Scritto da Alice Sacchi
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