La maternità forzata e la pressione sociale: un fenomeno sottovalutato

La gravidanza è un’esperienza indescrivibile e straordinariamente naturale. Tuttavia, quelle meravigliose sensazioni non sono destinate a vivere in ogni donna.

La maternità forzata è uno di quei fenomeni che spesso tendiamo a sottovalutare fin troppo facilmente. La vita è imprevedibile, strana, talvolta incoerente. Siamo convinti di seguire un percorso lineare a cui non avremmo mai rinunciato, spesso difendendolo a spada tratta. All’improvviso, però, quel sentiero che credevamo fosse fin troppo chiaro prende una svolta inaspettata.

Basta poco, ma un piccolo gesto può prendere il nostro cuore e irradiarlo di un calore mai percepito prima. Occorrono pochi secondi per stabilire un imprinting, quel legame viscerale in grado di sconvolgere ogni singola cellula del nostro corpo. Può essere l’innocenza primordiale del nostro bambino, le sue guance arrossate e paffute, i suoi piedini delicati o il suo inconfondibile odore lattiginoso.

È un’esperienza indescrivibile, innata e straordinariamente naturale. Tuttavia, quelle meravigliose sensazioni non sono destinate a vivere in ogni donna.

La maternità forzata è un fenomeno frustrante: a volte è necessario fare delle rinunce, sacrificare qualcosa e, nonostante ciò, ci sentiamo costantemente pressate per essere accettate dalla società.

Maternità forzata: la pressione sociale

Il nostro corpo è scandito da un ticchettio spaventoso: l’orologio biologico. Tra i 28 e i 35 anni la capacità riproduttiva inizia lentamente a vacillare, sebbene rientri ancora nella fascia d’età ideale per la coppia. Raggiunti i 40 anni, le lancette iniziano a girare così velocemente da proiettare la donna in un vortice spaventoso di ansia, frustrazione e pressione.

“I miei sogni di coppia iniziano lentamente a sembrare un incubo, ma non sono gli unici. Le mie speranze per la mia carriera e per la mia crescita intellettuale cominciano a sembrare… irrealistiche”, ha scritto pubblicamente una giovane donna.

A volte siamo le prime a non aver vissuto realmente e ad aver spiegato le ali dopo molto tempo. Alcune persone non hanno mai iniziato a volare, in realtà. Qualunque sia la ragione, il suono di quell’orologio e le pressioni sociali iniziano a tartassare come una bomba pronta ad esplodere.

“Voglio essere un’artista, una scrittrice, una lettrice. Voglio anche essere madre, ma ciò significa automaticamente aver bisogno di soldi. Soldi che in questo momento non riuscirò a intravedere senza dover rinunciare a uno dei miei sogni”.

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La pressione dei genitori e dei suoceri

Escludendo i fattori precedenti, anche la pressione dei genitori e dei suoceri può giocare un ruolo essenziale sulle nostre sensazioni. Si potrebbe dire che anche loro abbiano un orologio biologico che freme all’idea di avere una creatura dolce e paffuta di cui prendersi cura. Alcune motivazioni, però, possono essere differenti:

  1. Desiderano che il cognome della famiglia si tramandi di generazione in generazione.
  2. Credono che la vostra decisione di non avere figli si rifletta negativamente su di loro.
  3. Temono il paragone con i loro coetanei e il resto della società.
  4. Adorano l’idea di avere nuovamente un bambino da “crescere”.

Nessuna di queste ragioni è così negativa, purché le scelte altrui vengano rispettate e comprese senza trasmettere un’ansia deleteria a tutta la famiglia. In quel caso, è necessario attenersi alle proprie idee e cercare di rassicurare i propri cari. La comunicazione è uno strumento fondamentale e può permettere a entrambe le parti di empatizzare a 360 gradi. Siate oneste e cercate di esprimere i vostri sentimenti senza alcun timore. In fin dei conti, la scelta spetta solo a voi.

La maternità forzata: i problemi economici

Uno dei più grandi ostacoli è la mancanza di stabilità economica. Ultimamente facciamo fatica a trovare un equilibrio precario perfino per noi stesse; una gravidanza significherebbe mettere al mondo una creatura in una vita per lei instabile e forse infelice. Proprio per questo motivo, l’Italia vede un -1,3% di diminuzione delle nascite, con soli 399.431 nuovi casi di maternità. A contribuire è stata anche la pandemia di COVID-19, ma numerose problematiche sono radicate in una società che ancora non riesce a tutelare e incentivare la sua popolazione.

“Credo che l’ansia che sto provando mi sia stata trasmessa da una società che valuta ancora le donne come dei semplici mezzi per produrre figli”, ha detto la donna. “Quando sarò effettivamente pronta per avere bambini, la società non si sarà evoluta abbastanza da permettermi di vivere senza fare grandi sacrifici. Questo non significa che la mia vita non sarà bella o che non avrò una carriera di successo. Lo so con tutto il cuore, ma è davvero frustrante”.

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La maternità forzata: la paura dell’impegno e del fallimento

Chi si sente realmente pronto ad affrontare una gravidanza? Probabilmente nessuno, ed è una di quelle esperienze in cui si impara qualcosa di nuovo molto gradualmente. Essere dei genitori perfetti è impossibile e, anzi, sono proprio alcuni errori che ci permettono di migliorare e di crescere intellettualmente. In alcuni casi però non è possibile rischiare, perché le nostre debolezze possono automaticamente influire sul benessere del bambino. Alcuni genitori si mettono ugualmente in gioco e scoprono di essere persone migliori, riuscendo quindi a trasmettere i giusti valori al piccolo e garantendogli la serenità di cui ha bisogno. In questo caso, vogliamo concentrarci soprattutto sulla componente psicologica.

Durante le nostre ricerche ci siamo imbattuti in un’altra dichiarazione interessante: “Non voglio essere madre a metà: la maternità non dovrebbe essere un ripensamento. Se scelgo di dare alla luce un bambino, devo farlo bene. Partorire una creatura con la consapevolezza di non fare tutto ciò che è in mio potere per dargli un’educazione sana è un gesto egoistico”.

L’impatto psicologico

Il quadro psicologico diventa cruciale durante la gravidanza e dopo il parto, a causa della tempesta ormonale che destabilizza il corpo e la mente. Circa una persona su otto rischia di soffrire di depressione post-partum e, sebbene possa essere affrontata o addirittura prevenuta, potrebbe avere delle gravi conseguenze sulla famiglia.

“La gravidanza è nota per essere un periodo di maggior rischio per i disturbi dell’umore, in particolare nelle donne che hanno una storia di depressione o disturbo bipolare”, dice la psicoanalista Gail Saltz. Affrontare la maternità senza volerlo realmente, o senza avere i giusti requisiti per garantire una vita piena di amore e serenità, potrebbe rivelarsi deleterio. “Lo stress può avere un forte impatto su ogni aspetto della salute mentale e fisica, e può influenzare negativamente lo sviluppo del feto e la salute del bambino per tutta la vita”.

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Questo vortice di sensazioni negative reca una sofferenza immane, innescando una profonda insicurezza che in alcuni casi può portare anche alla separazione. Quest’ultima non dipende assolutamente dalla maternità, ma da fattori già radicati da tempo nella coppia. Chi però rischia di pagarne le conseguenze per tutta la vita è proprio il bambino, lo specchio su cui si riflettono gli errori dei genitori. Chi costruirebbe una casa su delle fondamenta instabili?

La maternità forzata: conclusioni

Per amare un bambino è importante amare sé stessi. Quel piccolo fagottino deve essere un desiderio viscerale e un compagno con cui affrontare un viaggio straordinario, per quanto sia complesso. E sebbene quell’orologio continui a ticchettare e a farvi sentire come se steste perdendo tempo prezioso, continuate ad amarvi e a costruire i vostri sogni.

Quando arriverà il momento giusto, vostro figlio saprà di avere una madre pienamente soddisfatta e grata della donna che è diventata, e non esiste insegnamento migliore. Nel caso non doveste essere pronte a dare alla luce un bambino, non lasciate che la società vi imponga cosa fare. La vita ha molto altro da riservarvi e sarete sempre straordinarie, che abbiate un figlio o no.

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Scritto da Stefania Netti
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