Spiegare autolesionismo ai genitori: cosa sapere

Spiegare l'autolesionismo ai genitori è importanti affinché possano riconoscere in tempo i campanelli d'allarme e agire tempestivamente: cosa sapere.

L’autolesionismo è la tendenza ad attaccare il proprio corpo procurandosi intenzionalmente dolore fisico e lesioni. Questo può avvenire in diversi modi ed è importante riconoscere tempestivamente il problema. Come spiegare l’autolesionismo ai genitori: tutto ciò che occorre sapere.

Spiegare l’autolesionismo ai genitori: le cause

Quando si parla di autolesionismo si indica l’attitudine a farsi del male attaccando il proprio corpo. Questo può avvenire attraverso graffi, tagli o bruciature sulla pelle, oppure esponendosi deliberatamente a situazioni di pericolo. Per esempio, si può fare in modo che alcune ferite non guariscano, o ci si può procurare uno stato di stordimento sbattendo la testa in maniera ripetuta, magari contro porte o pareti.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 20% degli adolescenti italiani si fa intenzionalmente del male, in maniera nascosta, nel silenzio della propria stanza. I ragazzi che praticano autolesionismo tendono a giustificare la presenza di eventuali lesioni sul proprio corpo come accidentali.

Alla base di questi comportamenti c’è spesso una difficoltà nel regolare ed elaborare emozioni negative, che vengono quindi direzionate verso il proprio corpo. L’autolesionismo è il modo a volte più semplice per alleviare l’ansia, l’angoscia o la rabbia. Questo sollievo, tuttavia, è solo momentaneo, e non è mai davvero efficace.

D’altronde, l’adolescenza è caratterizzata da una crisi evolutiva, attraverso la quale i ragazzi e le ragazze definiscono la propria identità.

L’autolesionismo, tuttavia, non rientra in questa normale crisi evolutiva, e può essere il campanello d’allarme per la comparsa di un disturbo mentale, o può precedere attacchi al corpo più gravi, come il tentativo di suicidio.
Proprio presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù le richieste urgenti per autolesionismo, ideazione e comportamento suicidario sono aumentate negli ultimi anni di 20 volte: si è passati da 12 casi nel 2011 ai circa 250 casi attuali. Altro dato allarmante riguarda l’abbassamento dell’età in cui l’autolesionismo si manifesta: 11-12 anni. Si pensi che quindici anni fa circa, l’età di esordio era stimata intorno ai 13-14 anni.

Spiegare l’autolesionismo ai genitori: perché è importante

Per riconoscere tempestivamente il problema, i genitori devono sapere che le parti del corpo più soggette a tagli, graffi o bruciature sono le braccia e le gambe, ma anche parti più nascoste come piedi e parti intime. Gli oggetti più utilizzati per ferirsi sono lamette, taglierini o accendini. Alcuni adolescenti prendono a pugni le pareti fino a provocarsi fratture alle mani.

Tra i vari campanelli di allarme, è bene fare attenzione ai cambiamenti repentini dell’umore, non innescati da eventi particolari. Per esempio, il rapido passaggio da una condizione di benessere e tranquillità a uno stato di tristezza, nervosismo e aggressività o a eventuali reazioni di rabbia e chiusura che i ragazzi potrebbero avere quando sorpresi a cambiarsi in camera o in bagno. Per il timore di essere scoperti essi potrebbero nascondersi o vestirsi con abiti che coprano le lesioni autoinflitte o evitare di scoprire determinate parti del corpo anche d’estate.

Il genitore che coglie uno o più di questi segnali dovrebbe evitare di reagire in maniera aggressiva nei confronti del ragazzo, limitando giudizi o critiche negative. È molto più utile aprire un dialogo che comprenda accoglienza delle emozioni e del disagio che il ragazzo prova. È anche utile concordare insieme una richiesta d’aiuto a professionisti esperti come neuropsichiatri infantili o psicoterapeuti.

Spiegare l’autolesionismo ai genitori: l’aiuto che occorre

La terapia con uno psicologo potrebbe aiutare il ragazzo a elaborare il dolore e a formare gli strumenti più adatti per affrontarlo. In Italia ci sono moltissimi centri specializzati che seguono adolescenti con questa problematica e che potranno intervenire con competenza nella situazione specifica. È importante sottolineare che è inutile provare a costringere il ragazzo a non farlo più oppure provare a sequestrare gli oggetti che utilizza per tagliarsi. La voglia di guarigione deve partire direttamente da lui altrimenti troverà sempre qualche altra forma di autolesionismo da mettere in pratica. La terapia non funziona se il ragazzo non decide spontaneamente di seguirla.

La prima cosa da fare è parlarne con calma, farsi raccontare perché lo fa e come ha cominciato. Se il ragazzo sente che i suoi genitori non sono arrabbiati o delusi, si aprirà più facilmente e si alleggerirà dal peso che porta, riacquistando un po’ di serenità e trovando la voglia di affrontare il suo dolore. In questa fase delicata serve comprensione e mai oppressione, per cui compito del genitore è quello di essere vicino al proprio figlio, come supporto e non come inquisitore.

Scritto da Francesca Belcastro
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