Cancro al seno: continuiamo a lottare!

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Stati Uniti, la Preventive Services Task Force afferma che le donne debbano sottoporsi ai controlli di routine come la mammografia dopo i 50 anni, non prima, a meno che non siano classificate dapprima come ad alto rischio. Per di più è sconsigliato che venga praticato l’auto-esame al seno per controllare l’insorgenza di noduli e linfonodi in quanto potrebbe essere causa di false ed inutili preoccupazioni. Tutto questo è discutibile. Personalmente, non sono d’accordo: mia mamma è una sopravvissuta, ha vinto il suo cancro per questo motivo sono fortemente convinta che le donne debbano effettuare controlli dai 40 anni, e in molti casi, anche prima. Mia mamma ha scoperto, grazie ad una mammografia, di avere il cancro al seno a soli 45 anni; fino ad allora non c’era nulla che non andasse in lei, stava bene eppure… attraverso un esame di routine sono riusciti a scoprire in tempo qualcosa che avrebbe potuto ucciderla.

In 5 anni chi può dire quanto si sarebbe diffuso e che danni avrebbe causato…

Il cancro al seno si è portato via molte persone che conoscevo. Vedere una giovane zia morire di cancro al seno è stato sufficiente per spingere mia mamma a fare i primi controlli, all’età di 30 anni. Mia nonna non ha avuto il cancro al seno: questo significa che mia mamma non sarebbe stata classificata come “ad alto rischio”?

Neppure consigliare alle donne di non eseguire l’auto-esame può essere considerato accettabile. La sorella di uno dei miei più cari amici attraverso l’auto-esame ha scoperto che qualcosa non andava, fatto confermato poi dagli esami successivi. Aveva solo 30 anni ed era al quarto stadio. Nessun caso simile nella sua famiglia e un bambino di 5 anni a casa: l’ultima cosa a cui pensava era di avere il cancro al seno. E non solo ce l’aveva, ma era una forma profondamente aggressiva che le avrebbe portato via la vita in pochi mesi, al massimo un anno se non l’avesse scoperto e curato: ha dovuto subire e sopportare infiniti interventi chirurgici e trattamenti, ma ora è libera.

Ma non tutti sono stati così fortunati.

Chi over 50, chi under. Quindi mi chiedo: perché rischiare la vita? Un mio collega ha perso la cugina trent’enne che aveva appena dato alla luce il suo primo figlio. Era un cancro al seno particolarmente aggressivo: è stata una sua scelta quella di portare a termine la gravidanza e successivamente cominciare le cure, il che a quel punto poteva funzionare oppure no. Non era considerata a rischio e non aveva nemmeno 40 anni eppure… è morta.

Quindi, con quale coraggio consigliamo alle donne di non eseguire l’auto-esame o di non sottoporsi alla mammografia? Tutto questo è assurdo. Bisogna per caso far risparmiare la sanità? Mi chiedo se sia davvero necessario risparmiare soldi e lasciare che migliaia di donne si ritrovino, all’improvviso, a morire in un letto di ospedale! Non credo. Abbiamo lottato tanto e siamo arrivati al punto di riuscire a sconfiggerlo, se preso in tempo. Perché tornare indietro?

Se accadesse a vostra madre, sorella, zia…

cosa fareste?

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