Mamma e figlio: come affrontare i primi 30 giorni

mamma e figlio

Il legame tra mamma e figlio è inscindibile e insostituibile e si crea già dai primi giorni di vita per poi continuare a rafforzarsi negli anni. Tuttavia, il primo mese di maternità è solitamente quello che ci carica delle ansie maggiori, soprattutto se siamo single e si si tratta del nostro primo figlio.

Infatti, nel primo caso siamo probabilmente da sole a prenderci cura del bambino. Inoltre, per quanto alcuni gesti siano istintivi, bisogna imparare come comportarsi con un essere umano così minuscolo e fragile e che dipende da noi in tutto e per tutto. Spesso si teme di sbagliare, anche nelle cose più banali. Si tratta di una paura più che normale e condivisibile, a cui spesso si sovrappongono gli scompensi ormonali che seguono il parto. Tuttavia, informarsi in anticipo su quanto succederà può senza dubbio aiutare ad affrontare questo primo mese con maggiore serenità, godendosi ogni momento.

Come affrontare il primo mese

Il primo mese di vita del neonato può risultare incredibilmente impegnativo per i neogenitori.

Ciò è tanto più vero per la madre, qualora questa decida di allattare al seno. Inoltre, si tratta del periodo in cui si innesca il rapporto tra mamma e figlio, ma in generale rappresenta la base della relazione del bambino con entrambi i genitori. Il latte materno, nei primi mesi di vita, risulta l’alimento migliore per il bebè, proprio per la sua natura intrinseca. Inoltre gli fornisce tutti i nutrienti di cui ha bisogno per crescere e svilupparsi. Per quanto riguarda la quantità di latte da somministrare non esistono limiti, il nostro organismo ne produce secondo la richiesta. Almeno per i primi tempi, assecondate le richieste del neonato, ovvero soddisfatelo quando richiede una poppata. Se ne avete bisogno, aiutatevi con un tiralatte.

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Latte in polvere

Se vi trovate nell’impossibilità di allattare al seno, non disperate. Importante è che ciò non vi provochi assolutamente sensi di colpa, poiché non è qualcosa che potete scegliere e inoltre, grazie alle scoperte scientifiche odierne, potrete somministrare ai vostri bambini un latte artificiale che risulti il più nutriente possibile.

Qualora vi trovaste nell’impossibilità di allattare al seno, chiedete consiglio al vostro pediatra su come procedere. Comunque non somministrate mai, in nessun caso, latte vaccino al neonato prima del compimento di un anno di età. Inoltre, ricordate che con il latte artificiale la quantità da assumere giornalmente non è più libera, bensì vincolata alle indicazioni del pediatra.

Bagnetto

Un altro momento del primo mese molto significativo nella costruzione del rapporto tra papà e figlio e mamma e figlio è quello del bagnetto. Se il bambino lo apprezza e si rilassa, è possibile metterlo nella vasca ogni giorno ma, in caso contrario, sarà sufficiente farlo due o tre volte ogni settimana. Bisogna immergere il bambino in poca acqua e tenerlo semisdraiato sul braccio sinistro, per procedere a lavarlo con la mano destra. L’acqua deve essere tiepida, con una temperatura compresa tra i 32 e i 35 gradi centigradi e bisogna agire rapidamente per evitare di lasciarla raffreddare.

Mamma e figlio, i primi 30 giorni

I primi trenta giorni del rapporto tra mamma e figlio, come abbiamo spiegato, sono i più difficili.

Infatti, è proprio in questo lasso di tempo che si impara a decodificare segnali che all’inizio sembreranno incomprensibili e potranno generare panico. Evitate di farvi prendere dall’ansia e cercate più informazioni possibili per non arrivare impreparate a questo momento. Se, inoltre, avete un partner, fatevi aiutare. E’ importante non cadere nello stereotipo secondo il quale solo le mamme possono prendersi cura dei figli piccoli. Gli uomini non sono degli inetti e i neonati si abituano a chiunque si prenda cura di loro, indipendentemente dal sesso. Coinvolgete anche il padre del bambino e vedrete che, probabilmente, condividerà le vostre stesse paure.

Interpretare il pianto

Innanzitutto, occorre imparare a interpretare il pianto. Il bambino, infatti, piangerà moltissime volte e per diversi motivi. Il pianto è sempre una richiesta di aiuto che va accolta senza alcun indugio. Ignorarlo equivale a ignorare il benessere emotivo dei neonati, errore che veniva commesso di prassi in passato.

Nel primo mese di vita, sono essenzialmente cinque le ragioni che spingono il neonato a piangere: ha fame, deve fare un ruttino che lo infastidisce, ha il pannolino sporco o infine, inconsciamente, si sente solo e vuole essere preso in braccio. Con il tempo, i genitori impareranno a capire di cosa il figlio ha bisogno in base al tipo di pianto. Nei primi tempi, è perfettamente normale avere delle titubanze e ciò non compromette in alcun modo la relazione tra mamma e figlio (o la corrispondente con il papà).

L’allattamento

Inoltre, dobbiamo accennare nuovamente all’allattamento al seno. In genere, la donna che allatta può mangiare ciò che preferisce. In generale, comunque, è a maggior ragione consigliabile seguire una dieta sana in questo periodo. Ciò significa che l’alimentazione dovrebbe essere ricca di frutta e verdura mentre si dovrebbe ridurre il consumo di salse, fritto, grassi animali e intingoli. Nutrirsi bene favorisce il benessere psicofisico proprio e del bambino e inoltre garantisce una ripresa più rapida dalle fasi della gravidanza e del parto.

Alcolici e sigarette vanno evitati in modo assoluto, così come qualsiasi altra droga, perché arrecherebbero un danno enorme al bambino.

Inoltre, è bene bere molta acqua prima e dopo la poppata per ripristinare il livello di liquidi persi. Cavoli, peperoni, cipolle e aglio possono cambiare sensibilmente il sapore del latte. Pur non risultando in sé dannosi, è meglio ridurne il consumo se si nota che il bambino si nutre meno volentieri.

Come calcolare la crescita nei primi 30 giorni

Affrontiamo ora un argomento che non rientra strettamente nella categoria del rapporto tra mamma e figlio. Tuttavia, si tratta di un aspetto che è importante rilevare con regolarità e tenere sotto controllo: stiamo parlando della crescita del neonato durante tutto il primo mese. Alla nascita, un neonato in salute può pesare tra i 2,5 e i 4,5 kg, sebbene i valori più diffusi rientrino in un intervallo molto più ristretto, che va dai 3,2 ai 3,4 kg.

Nei giorni che seguono immediatamente il parto, il peso del piccolo diminuisce e lei o lui ne perde tra il 5 e il 10%. Questo decremento è dovuto alla fatica del parto e all’espulsione di liquidi attraverso sudore, urine, feci e respiro. La perdita di peso risulta comunque più importante per i neonati venuti al mondo con un peso superiore alla media. Inoltre, è maggiore nei bambini allattati con latte artificiale rispetto a quelli nutriti al seno.

Come cambia il peso

Quando il bambino impara ad adattarsi al nuovo ambiente esterno, il suo peso inizia ad aumentare in modo piuttosto evidente. Questo accade in genere tra il decimo e il quattordicesimo e giorno di vita. Da ora, nelle prima sei settimana il piccolo incrementa il suo peso di circa il 33%. Per tutto il primo mese (e i seguito fino al quinto) l’aumento di peso settimanale corretto è quantificabile tra i centocinquanta e i duecento grammi. In genere, tra la terza e la sesta settimana di vita, il ritmo di crescita risulta al picco. Inoltre, il peso è il primo indicatore della salute del neonato.

Se l’aumento è inferiore a 18 g al giorno, 125 g alla settimana o 500 g al mese, è probabile che il piccolo riceva troppo poco latte rispetto alle sue reali esigenze. L’insufficienza di latte ingerito è indicata anche da altri fattori. Il primo consiste nell’assenza di un aumento di peso, o addirittura in una sua diminuzione, durante i primi quindici giorni di vita. Il secondo sintomo si rileva quando il neonato fa pipì meno di sei volte al giorno e la sua urina risulta concentrata e con odore pungente oppure quando le sue feci sono rare, dure e asciutte.

Come gestire l’emotività

Tornare a casa con il proprio figlio o figlia -qualora il parto sia avvenuto in ospedale- si rivela uno dei momenti più emozionanti di tutta una vita per i genitori. Tuttavia, spesso, per la madre si tratta di un momento ambivalente. Se, infatti, la gioia di stringere finalmente tra le braccia la propria bambina sia incommensurabile, le modificazioni ormonali che intervengono dopo il parto possono causare momenti di tristezza e malinconia apparentemente immotivati. A questo sia aggiunge l’ansia della prima maternità, la paura di non essere all’altezza e di commettere degli errori della quale abbiamo già parlato nei paragrafi precedenti. Per gestire al meglio la propria emotività e anche il rapporto tra mamma e figlio, è importante che si parli di questi fenomeni, spesso sconosciuti e ignorati.

Baby Blues

Le donne che soffrono a causa del baby blues, infatti, sono spesso giudicate negativamente e stigmatizzate, ancor peggio se questa sindrome si trasforma nella ben peggiore depressione post partum. Ciò deriva da una concezione ancestrale, sessista e misogina secondo la quale la donna si dovrebbe sentire completamente realizzata grazie ai figli. Non c’è nulla di vero in questo. Certamente, una donna che ha scelto liberamente di avere figli non potrà che gioire alla loro nascita, ma ciò non impedisce che possano intervenire alcune modificazioni ormonali indipendenti dalla sua volontà.

Durante i primi mesi di vita del bambino, è importante che impariate a delegare il maggior numero di funzioni possibili per garantirvi il riposo di cui necessitate per riprendervi. Evitate innanzitutto di svolgere le faccende domestiche: se il vostro partner non può addossarsi anche la vostra metà, assumete una persona che lo faccia, anche solo temporaneamente, o chiedete a una persona di fiducia, come un parente o un amico stretto, i cui favori avrete modo di ricambiare.

Il baby blues è una sindrome che si presenta generalmente nei primi quaranta giorni successivi al parto. A causa dei cambiamenti ormonali intervenuti, la neomamma piange spesso e senza apparente motivo. Inoltre, frequentemente viene colta da panico, ansie o malinconia.

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