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Bronchiolite: cosa è, come riconoscerla e curarla

bronchiolite

Malattia tipica della stagione invernale, la bronchiolite colpisce i bambini piccoli, specie i neonati fra 6 ed 8 mesi. Ecco tutto quello che c'è da sapere: cure e prevenzione.

Con l’inverno (il picco è tra dicembre e febbraio) ritorna puntuale tra i bambini piccoli un fastidioso malanno di stagione, la bronchiolite, un’infezione dei bronchioli, ossia delle vie aeree basse che si manifesta come un semplice raffreddore, ma può causare, a volte, problemi respiratori. In genere la bronchiolite può essere gestita con serenità a casa, con lavaggi nasali, ma se manifestano sintomi di insufficienza respiratoria, è preferibile andare a fare un controllo in ospedale.

Bronchiolite

La bronchiolite è una malattia molto comune nei piccoli ed è una delle cause più frequenti di ospedalizzazione del bambino nei primi mesi di vita. Infatti, la bronchiolite di solito colpisce i bambini al di sotto dei due anni con un’alta incidenza di ricoveri collegati alla patologia. È provocata solitamente da virus, in particolare quello respiratorio sinciziale (VRS). Anche se a tre anni la maggior parte dei bambini risulta positiva agli anticorpi, non lasciando un’immunità permanente, può presentarsi più volte nel corso della vita.

La loro trasmissione avviene principalmente per contatto diretto con le secrezioni infette diffuse nell’ambiente tramite starnuti, tosse, o anche solo parlando, attraverso le goccioline diffuse nell’aria, o per via indiretta, attraverso le mani od oggetti di uso comune portati alla bocca, dopo l’esposizione al virus.

Però alcune semplici strategie possono aiutare a ridurre il rischio di diffusione dei virus responsabili, come lavare spesso le mani di tutti i membri della famiglia; lavare con regolarità giocattoli e superfici utilizzate dai bambini; evitare di mandare a scuola un bimbo se non guarito del tutto; per quanto possibile, tenere i neonati lontani da persone con raffreddore e influenza; evitare l’esposizione dei bambini al fumo passivo; promuovere l’allattamento al seno, perché il latte materno contiene fattori protettivi per la bronchiolite.

La fase di contagio dura da 6 a 10 giorni.

Particolarmente a rischio sono i bambini nati prematuri o quelli che soffrono di patologie croniche dell’apparato cardio-respiratorio o di immunodeficienze. Da pochi anni, per i bambini prematuri o con patologie croniche – sono disponibili anticorpi monoclonali ricostruiti in laboratorio, che, somministrati con una iniezione al mese nel periodo da novembre a marzo, aiutano a prevenire l’infezione. Allo studio c’è anche un vaccino contro il VRS, ma ci vorranno ancora alcuni anni perché sia disponibile.

Bronchiolite neonati quanto dura

Il periodo più a rischio per i neonati è quello compreso fra i 3 ed i 6 mesi. Nei bambini molto piccoli i bronchioli si riempiono di secrezioni mucose che impediscono al bambino di respirare correttamente. Spesso, sotto le sei settimane d’età, la bronchiolite può manifestarsi anche solo con episodi di apnea (pause respiratorie prolungate), senza altri sintomi particolari. Se ben curata, possono volerci fino a tre settimane per la risoluzione completa.

Nei casi più gravi, il peggioramento avviene in genere dopo tre-cinque giorni dall’inizio dei sintomi.

Il bambino manifesta naso che cola (rinorrea), respiro accelerato (tachipnea), rientramenti intercostali, difficoltà all’alimentazione, disidratazione (a causa della fatica respiratoria), otite e faringite, può anche arrivare a diventare cianotico.

I sintomi della bronchiolite sono del tutto simili a quelli della bronchite asmatica ed è stato riscontrato, con un’attenta analisi delle statistiche, che i bambini che hanno contratto la malattia sotto i due anni sono maggiormente predisposti a soffrire, negli anni futuri, di bronchite asmatica, specie se in famiglia ci sono già altri casi.

Come curarla

Per la diagnosi di bronchiolite, serve la radiografia? Assolutamente no. Per fare diagnosi di bronchiolite è sufficiente un’accurata visita pediatrica magari completata da misurazione della saturazione di ossigeno. Dopo la visita il medico fornisce le opportune indicazioni per le cure domiciliari. Di solito il trattamento si basa essenzialmente su due interventi: somministrazione di ossigeno umidificato e riscaldato, per garantire un’adeguata ossigenazione del sangue, o di soluzioni idratanti anche per via endovenosa.

Se presente la febbre, il medico può prescrivere un antipiretico (paracetamolo o ibuprofene) per abbassare la temperatura.

Più discusso l’uso (domestico o ospedaliero) di aerosol con soluzione ipertonica o di farmaci broncodilatatori e sconsigliato quello di corticosteroidi o di adrenalina per via aerosolica. Anche la somministrazione di antibiotici va limitata a casi strettamente selezionati, per esempio in bambini immunodepressi o se si sospetta un’infezione batterica concomitante.

Solitamente la bronchiolite guarisce in pochi giorni. Raramente l’infiammazione può svilupparsi di più e provocare un’infiltrazione di cellule infiammatorie che giungono ai polmoni e sostituiscono al tessuto del bronchiolo uno strato di cellule fibrose. Se il tessuto così formato sostituisce quello polmonare viene detta bronchiolite obliterativa ossia polmonite in organizzazione.

Per evitare le ricadute si possono seguire alcune accortezze al fine di evitare che il bambino entri in contatto con il virus, come un’accurata pulizia delle mani prima di toccare il neonato, evitare l’esposizione in luoghi troppo affollati o in cui non è presente un buon ricambio di aria, mantenere puliti gli ambienti in cui il bambino vive.

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About Stefania Maffeo
Giornalista pubblicista, gestione social media, docente.
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