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“Mamma, anche i maschi hanno le tette?”

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Incoraggio sempre i miei figli a fare domande perché penso sia salutare e sia uno dei modi migliori per imparare cose nuove: se non sai, chiedi!

Ebbene, ci sono innumerevoli cose che i bambini non sanno! Così come in loro c’è un innato e profondo desiderio di curiosità verso le cose nuove. Ho tre figli e perciò sono abituata ad essere bombardata di domande ogni giorno, ma ogni tanto mi colgono di sorpresa. Vi faccio un esempio:

Una domanda interessante

Seduta alla mia scrivania, stavo finendo di scrivere un articolo, quando mia figlia entra nel mio studio e mi domanda: “Mamma, anche i maschi hanno le tette?”.

Avrei voluto rimproverarla per avermi interrotta senza chiedere il permesso, ma non volevo distrarla da quella sua curiosa domanda. Così le ho risposto: “Si chiama seno, tesoro, e sì, anche i maschi ce l’hanno, ma non così grande”. Prima che potessi chiederle se avesse altre domande, lei continuò: “Come mai Chris (suo fratello maggiore) ha dei piccoli cerchi sul suo petto? Un giorno ho visto papà senza la camicia e anche lui ha i cerchi, ma più grandi”.

“Perché tuo fratello è ancora piccolo, mentre papà è più grande.

Diventano grandi quando cresci. I cerchi, come li hai chiamati tu, si chiamano areole (ha provato a ripetere la parola). Alcune persone li chiamano capezzoli, ma non devi usare questa parola a scuola”.

“È una brutta parola?”, mi chiese.

“No, ma fa parte di quelle parole di cui abbiamo già parlato”. (Di recente abbiamo parlato della parola “inferno” e dei suoi diversi significati e di come alcune parole possano essere confuse quando uno dei significati è inappropriato per i bambini).

“Aaah,Ok”.

“Tutti hanno le areole, maschi e femmine. È la parte scura e circolare intorno al capezzolo, che invece si trova al centro. Ma alle femmine cresce intorno il tessuto mammario”, le ho spiegato.

“Vuoi dire come quelle delle mamme?”, mi chiede mimando con le mani i seni.

“Sì”

Sembrava soddisfatta, ma ancora qualcosa le passava per la mente: “Perché le mie sono come quelle di Chris? Io sono una femmina e lui è un maschio!”

Wow, la ragazza è in forma oggi!

“Bé, perché siete entrambi piccoli e tutti hanno la stessa taglia da giovani”

“Quindi le mie diventeranno più grandi quando crescerò?, chiede.

“Sì”

“E perché?”

“Perché gli ormoni del tuo corpo le faranno crescere”.

Sembrava soddisfatta anche di questo, ma sapevo che non aveva ancora finito.

Infatti:

“Come fanno gli ormoni a dire al petto della femmina di crescere e a quello dei maschi di non farlo?”

Wow, anche questa è una gran bella domanda!

“Il petto delle donne è diverso perché le donne diventano mamme e il loro seno serve per dare da mangiare ai bambini, come fanno i cani, i gatti e altri mammiferi. E anche perché gli ormoni delle donne sono diversi da quelli degli uomini”, le ho spiegato.

Non si arrendeva: “Questo significa che le tet-, voglio dire, il seno delle donne è più grande perché è pieno di latte?”

“No, c’è latte solo quando si aspetta un bambino, quando si rimane incinta. Quando non si allatta più o se si sceglie di non allattare, il latte viene tolto. Si può sempre allattare, non importa se siano grandi o piccole”

“Quindi cosa le rende grandi?”, voleva sapere.

“Molte cose come il tessuto grasso all’interno del petto, la genetica e gli ormoni del corpo.

Per esempio, se la tua mamma ha un grande seno, probabilmente anche tu lo avrai, al contrario potrebbe essere piccolo. Ma ogni singola donna è unica e può avere qualsiasi taglia” (Non ero molto preparata per spiegare la chirurgia estetica; l’ho messo da parte per un altra conversazione)

“Significa che le mie saranno come le tue?”, mi domanda con espressione interrogativa.

“Potrebbero. Non si può sapere con certezza finché non sarai cresciuta e non avrai smesso di crescere. Poi lo vedrai…”

A quel punto mia figlia abbassò lo sguardo verso la tavola piatta che era il suo petto e poi lanciò un’occhiata al mio ben dotato come se non capisse cosa provava riguardo la possibilità di ereditare un bene così ingombrante.

“Hai altre domande?” chiesi.

“Sì”, rispose: “quando si cena?”

Come si affrontano certi argomenti?

Sempre più spesso i bambini vanno dai genitori per porre domande su argomenti “delicati”.

È un bene che vostro figlio lo chieda a voi piuttosto che a qualcun altro.

Come rispondere e quante informazioni dare dipende dalla maturità, età e personalità di ogni singolo bambino così come da altri fattori che possono essere legati alla sfera personale e/o religiosa.

Gli esperti raccomandano di dire loro solamente ciò che chiedono, senza dilungarsi in dettagli.

Per esempio se vostro figlio di 4 anni vi dovesse chiedere: “Come nascono i bambini?”, risponderete: “Dalle mamme”.

Così il vostro bambino annuirà e andrà a giocare. Non c’è bisogno di una spiegazione completa come la storiella degli uccellini o delle api, per ora. Aspettate che siano loro a chiedere più informazioni prima di dargliele.

Inoltre, si consiglia ai genitori di utilizzare termini medici e tecnici quando si parla di anatomia, sesso e altri “elementi della vita”. Questo servirà a impedire che il bambino si confonda e che si creino problemi dovuti a termini gergali o volgari ormai in uso, mettendo così il bambino in difficoltà.

Un altro suggerimento da parte degli esperti riguarda il dire sempre la verità e non inventare quando si tratta di argomenti che riguardano il corpo. Per meglio dire, le favole, Babbo Natale e amici immaginari sono un grande aiuto per la salute e lo sviluppo del bambino, ma mentire sul corpo e su come funziona può creare confusione e persino danneggiare il futuro del vostro bambino.

Se vostro figlio vi fa una domanda alla quale non sapete rispondere, potete cercare! Utilizzate internet, enciclopedie e altre risorse in modo da potervi informare per poi dargli informazioni corrette.

In base alla domanda e a quando vi viene posta, potete anche cercare insieme in questo modo potrete avere un obiettivo comune, imparare insieme e nello stesso tempo insegnare a vostro figlio come cercare le risposte che cerca.

Se siete sensibili, timidi, disinformati o innervositi dall’argomento al punto di non essere in grado di parlarne con vostro figlio, potete chiedere assistenza ad un professionista come il vostro pediatra, un terapeuta infantile o a qualcuno che possa aiutare voi e vostro figlio a rispondere e ottenere risposte a queste importanti domande.

Se ignorerete le domande dei vostri figli perché incapaci di rispondere, loro cercheranno risposte altrove, e le risposte che troveranno potrebbero non essere quelle che vorreste che ricevano.

In bocca al lupo e “buon lavoro”!

 

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