Il ciuccio: utilità e pericolosità del celebre succhietto

Il ciuccio è uno strumento il cui utilizzo risulta ancora oggi controverso.

Il ciuccio è uno strumento che, se utilizzato con buonsenso, può apportare numerosi benefici. Chiamato anche succhietto, esso ha una storia controversa poiché negli anni è stato, a fasi alterne, condannato senza riserve e osannato come strumento di salvezza. In realtà, la verità sta nel mezzo. Esso si rivela un aiutante utile e efficace, purché impiegato nel modo giusto e in una determinata fascia di età. Questa, in linea di massima, parte dal compimento del primo mese di vita e si conclude invece con il primo anno. Oltre questo termine, è meglio smettere di darlo al proprio bambino sebbene, sino ai ventiquattro mesi, non risultano controindicazioni per la dentatura e la bocca.

Ciuccio: pericolo di soffocamento

Innanzitutto, occorre considerare che il ciuccio è addirittura giunto, in alcuni casi, a salvare la vita di più bambini. Spieghiamo come ciò si rende possibile. La SIDS, ovvero Sindrome da Morte Improvvisa del Lattante o morte in culla, è un evento che si concentra principalmente tra il primo e il sesto mese di vita compiuti. Fare addormentare il bambino con il ciuccio in bocca, però, diminuirebbe il rischio di questa tragica eventualità. In generale, il bambino che va incontro a SIDS ha una capacità meno sviluppata di svegliarsi durante il sonno se si verificano episodi di apnea.

Per questo motivo, si incrementa ovviamente il pericolo di andare incontro a un arresto respiratorio. I pediatri sembrano concordare sul fatto che l’uso del ciuccio aiuti il piccolo a svegliarsi. Il meccanismo non è ancora completamente chiaro, ma è stata avanzata un’ipotesi piuttosto condivisa. L’impiego del succhietto, infatti, abbassa la soglia del risveglio, favorendo la capacità del piccolo di risvegliarsi quando va in apnea. In questo caso, l’effetto protettivo del ciuccio prescinde dal fatto che esso rimanga posizionato nella bocca del neonato. Sappiamo infatti che, spesso, esso cade poco dopo che il piccolo si è addormentato. In questo caso, non occorre riposizionarlo. Infatti, l’automatismo della suzione attivata resiste a lungo, anche quando il ciuccio è uscito dalla bocca.

Strumento o vizio capitale

Il ciuccio, come abbiamo detto, è stato considerato positivamente o negativamente, a fasi alterne. Il primo motivo delle perplessità nei confronti di questo strumento consisteva nella convinzione diffusa che esso avrebbe contribuito a far crescere i bimbi viziati, insicuri e fragili. Oggi sappiamo che si tratta soltanto di una leggenda. Al contrario, dare il ciuccio al bambino più aiutarlo a tornare più sereno e tranquillo, soprattutto durante i primi mesi di vita o in momenti nei quali risulta particolarmente irrequieto. Tuttavia, non si deve cadere nell’errore di tendere il succhietto al piccolo ogni volta che questo piange. Questo è il motivo per i quali i genitori, o chiunque si occupi del lattante, dovrebbero conoscere bene il funzionamento di tale strumento.

Un utilizzo così acritico, infatti, potrebbe provocare danni in due direzioni. In primo luogo, chi si occupa del neonato non impara ad ascoltare i suoi reali bisogni né a interpretare la sua comunicazione. Inoltre, in questo modo viene a crearsi una vera dipendenza nei confronti del ciuccio che, con ogni probabilità, è destinata a persistere anche in età più avanzata.

Quando il ciuccio rovina il palato

Un altro dubbio che attanaglia molti genitori riguarda gli eventuali danni fisici che l’uso del succhietto potrebbe causare sul proprio figlio. Che questo può rovinare il palato è vero o si tratta di una leggenda? Nessuna delle due. Il ciuccio in sé non danneggia il palato degli infanti, ma alcuni particolari modelli potrebbero farlo. In particolare, il modello a ciliegina, spesso accompagnato da una mascherina tanto grossa da coprire in parte anche il naso, danneggia il palato.

La forma della tettarella, che imita il capezzolo materno, non risulta infatti anatomica. Diverso risulta invece il caso del ciuccio a goccia o di quello anatomico. Entrambi questi modelli presentano una tettarella anatomica, che si inserisce perfettamente tra palato e lingua, eliminando il rischio di arrecare danno.

Quando togliere il ciuccio

Infine, il ciuccio dovrebbe cessare di essere utilizzato tra i dieci e i dodici mesi di vita del neonato. Da questo momento, infatti, gli svantaggi comportati dallo strumento iniziano a superare i benefici tipici dello stesso. In particolare, per un motivo non ancora chiarito ma che probabilmente riguarda il reflusso di sostanze nasofaringee verso la tuba di Eustachio provocato dalla suzione prolungata, aumenta il rischio di otite.

Ciononostante, l’utilizzo del ciuccio, almeno sino ai due anni di età, non danneggia in alcun modo la bocca né la dentatura del bambino. Togliere il ciuccio prima dell’anno risulta più semplice poiché il bambino, non ancora in grado di parlare con un linguaggio adulto, se ne dimenticherà dopo qualche ora.

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