Morte di un genitore: come dirlo ai figli

Nessun figlio dovrebbe mai sentirsi dire quelle parole...aiutiamo i bambini di fronte alla tragedia più grande

I genitori sono le persone da noi più amate, siccome gli dobbiamo letteralmente “la vita”: ci hanno messi al mondo, cresciuti e aiutati ad affrontare i problemi della vita quotidiana. Perderli potrebbe essere uno degli eventi più tragici a cui la vita potrebbe metterci davanti, facendoci soffrire molto, indipendentemente dalla fascia d’età in cui accadrà. Se, malauguratamente, uno dei due genitori dovesse morire, come si potrebbe dirlo ai figli, cercando di farli soffrire il meno possibile? Continuate a leggere per scoprirlo.

COSA DIRE

Innanzitutto non bisogna dire bugie al bambino, perché non dovremo proteggerlo da un dolore che proverà comunque, ma cercare di stargli vicino in questo momento di difficoltà: infatti la mancanza di un genitore andrebbe a creare un problema di stabilità all’interno della famiglia e questo avrebbe un impatto maggiore sui più piccoli, in quanto essi godranno di meno cure, protezione e aiuto durante il complicato percorso della crescita.

Nel caso in cui la morte avvenga a causa di una malattia (tumore, cancro),ci si potrebbe “preparare” gradualmente a due aspetti molto importanti, rendendo il tutto più “semplice” (anche se ci cambierà ugualmente la vita):
– riorganizzazione dello stile di vita della famiglia, cercando di abituarsi al cambiamento;
– l’eventuale affidamento del proprio figlio presso enti terzi, come ai parenti, che ne faranno le veci nel caso in cui il genitore sia rimasto così sconvolto da non poter ricoprire il proprio ruolo.
Discorso che non si potrebbe sostenere nel caso di una morte improvvisa, come per esempio dovuta a un incidente stradale.

È IMPORTANTE DIRLO?

Assolutamente sì, non discuterne è un errore che andrebbe sicuramente evitato, perché aumenterebbe l’angoscia nel bambino e, nello stesso tempo, il timore di perdere altre persone a lui care. È chi ne fa le veci che dovrebbe affrontare questo discorso, in modo che il dolore possa trasformarsi in pianto: questo è il primo passo per elaborare il lutto in età infantile. Durante questa fase i bimbi dovranno essere tenuti tra le braccia, consolati quando necessario e ascoltati il più attentamente possibile.

UN AIUTO SPECIALISTICO

Nei casi più gravi può rendersi necessario l‘intervento di uno specialista, al fine di aiutare anche l’adulto a vivere il lutto: è infatti molto comune che il genitore si senta in colpa per non riuscire a ricoprire completamente il proprio ruolo genitoriale. In questo periodo, l’adulto darà sfogo alla propria rabbia, tristezza e odio nei confronti della vita, definendola come crudele e molto ingiusta. Questa sofferenza, purtroppo, è spesso necessaria per poter tornare a sorridere nel più breve tempo possibile.

BISOGNA RISPONDERE ALLE DOMANDE CHE CI VERRANNO POSTE?

Dopo avergli comunicato la brutta notizia, il bambino potrebbe farci delle domande, come per esempio “com’è morto?”, “lo rivedrò?” e simili. Ognuno di noi potrà scegliere la risposta in base alle proprie esigenze e/o tradizioni familiari. Bisogna evitare di raccontare “falsi miti” e di preferire la verità, in modo da non fargli perdere la fiducia in noi quando, crescendo, scoprirà che gli abbiamo mentito, facendolo soffrire nuovamente.

È OPPORTUNO PORTARLI AL FUNERALE?

Esso è un rito sociale molto importante, in quanto consente di salutare per l’ultima volta il defunto. Farvici partecipare anche i bambini è una scelta libera, che andrebbe presa con parsimonia. Il funerale sarebbe un’occasione, non solo per il bambino, per rendersi conto che non è l’unico a soffrire e nello stesso tempo trovare qualche altro parente con il quale confidarsi. Nel caso in cui un minore ne prenda parte, è opportuno che il corpo del defunto non sia in grado di spaventarlo durante il saluto.

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