Asilo: come gestire il distacco dai genitori

Ecco come vivere i primi mesi d'asilo con serenità sia per i genitori che per i bambini

Dalle ultime stime sono molte le famiglie che con motivazioni diverse si affidano all’asilo, sia pubblico che privato, allo scopo di lasciare i figli. Ciò che nelle culture nordiche è visto come un qualcosa di indispensabile, soprattutto relativamente alla crescita relazionale dei piccini, può però diventare fonte di stress sia per il piccolo che per la famiglia. Vediamo come gestire la fase del distacco dalla mamma, fase importantissima anche per il proseguo della frequenza nell’asilo scelto dai genitori.

Un inserimento graduale

Una delle prime cose a cui pensare è l’inserimento graduale nella struttura scelta. Si deve pensare infatti che il piccolo si ritroverà in un ambiente totalmente diverso dalla sua abitazione, un’ambiente in cui ci saranno delle persone sconosciute e nel quale si dovrà abituare. Il consiglio degli esperti è quello di far prendere il tempo necessario al piccolo per abituarsi alla nuova situazione. Meglio in tale contesto programmare un inserimento che inizi con qualche ora e termini, dopo qualche settimana, con la frequentazione totale del periodo scelto dalla famiglia (sia esso part time o full time).

Soprattutto nei primi giorni la mamma, o il padre, devono prestare la massima attenzione nel non fare ingenerare nel proprio figlio la paura d’abbandono. Si deve pensare sempre che il piccino potrebbe sentirsi un “pacco” lasciato temporaneamente all’asilo, e per evitare questo si dovrebbe parlare in maniera chiara, cercando di fargli capire che l’asilo è un luogo divertente, che a dispetto della propria casa, può permettere di fare nuove amicizie e soprattutto nuovi giochi.
Parlare con il bimbo in questa fase è importante, non solamente all’entrata della scuola materna ma anche all’uscita. Ascoltare cosa ha fatto, lo farà sentire importante e lo spingerà a ritornare in classe con la giusta sicurezza.

Evitare atteggiamenti melodrammatici

In molti casi l‘ansia da abbandono deriva da atteggiamenti sbagliati dei genitori. Fuggire alla chetichella, continuare ad abbracciarlo allo scopo di rassicurarlo, farsi vedere ansiosi, avere la fretta di abbandonare la struttura, questi sono alcuni dei tipici atteggiamenti errati che trasmettono ansia. La scuola materna deve essere vissuta come un qualcosa di normale prima dai genitori, e solo successivamente dai piccini. In tale contesto ricordarsi sempre di programmare le tempistiche giuste, almeno nella fase iniziale dell’inserimento a scuola del piccolo.

Non arrivare mai di fretta, arrivare in classe in maniera naturale, salutare il proprio figlio prima di uscire, e soprattutto non farsi vedere preoccupati. Il bambino di fatto capisce ciò che avviene e vedere la propria mamma che lo lascia con gli occhi lucidi in un ambiente nuovo di certo non lo aiuta a superare la fase del distacco familiare.

Far crescere l’autostima

Soprattutto i primi giorni una delle cose da fare assolutamente è quella di far crescere l’autostima del proprio figlioletto. Sicuramente i primi giorni saranno pesanti, ascoltarlo quando parla delle sue prime amicizie, guardare i suoi piccoli lavoretti che la maestra gli ha fatto fare, spronarlo a raccontare come è andata la sua giornata, tutte queste sono tattiche che potranno portare il piccolo a gestire le sue paure in maniera migliore.
In questa fase bisogna stare però attenti a mantenere la giusta equidistanza in ciò che ha fatto il bambino all’asilo, nel caso ad esempio che il proprio figlioletto trovi un compagno “antipatico” non bisogna dare sempre e comunque ragione al proprio figlio, anzi bisogna sfruttare l’occasione per fargli capire che nella struttura ci sono delle regole e bisogna rispettarle.
Affidarsi inoltre al metro di giudizio dell’insegnante è un’altra buona norma, il piccolo deve capire che la sua maestra gode della massima fiducia da parte dei genitori, e che a lei può affidarsi con tranquillità estrema, evitare per questo delle frasi critiche verso l’insegnante, quest’ultime potrebbero ingenerare un’antipatia non solo verso la “maestra” ma più in generale verso il sistema scuola.

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