5 buoni motivi per fare il tracciato in gravidanza

Il tracciato è un esame molto utile monitora l’eventuale presenza e la frequenza di contrazioni dell’utero

Il tracciato è un esame molto utile alla fine della gravidanza ed all’inizio del travaglio: semplice e non invasivo, monitora l’eventuale presenza e la frequenza di contrazioni dell’utero, anche minime, e controlla il battito cardiaco del feto (cardiotocografia). Il tracciato si effettua nelle ultime settimana di gravidanza e viene ripetuto a seconda delle indicazioni del medico. In altre parole: utile, semplice, non invasivo, sicuro ed immediato: 5 buoni motivi per farlo.

Monitoraggio gravidanza

Il tracciato è fondamentale per garantire un controllo dell’evoluzione della gravidanza: un’eventuale alterazione di uno dei monitoraggi allerta il ginecologo per fargli mettere in atto tutte le misure finalizzate alla nascita di un bambino sano. Si effettua a dopo una settimana, a volte ogni giorno, a seconda dell’esito elaborato dall’apparecchiatura definita cardiotocografo che si avvale di ultrasuoni per il rilevamento del battito cardiaco fetale ed un sistema di variazione di pressione per il rilevamento delle contrazioni uterine. È una specie di “scatola” a cui sono collegati due piccole sonde (i rivelatori o trasduttori) e due fasce elastiche (per fissare i rivelatori al ventre scoperto della donna). Il misuratore meccanico delle contrazioni uterine viene posizionato sul fondo dell’utero: quando questo si contrae, esercita una pressione sul rilevatore, che la invia all’apparecchio e ne riporta l’esito sulla striscia di carta. Dal tracciato si evincono le pulsazioni del cuore (il loro numero al minuto) e la loro variazione durante la presenza di contrazioni dell’utero.

Stato di salute del feto

Di consueto il tracciato viene eseguito in prossimità del parto, a partire dalla trentasettesima settimana di gravidanza in poi, ma soprattutto durante il travaglio per capire se il feto è in grado di sopportare o no lo sforzo di un parto normale. La contrazione dell’utero, infatti, crea una pressione sulla testa del feto, che induce una riduzione della frequenza delle pulsazioni del cuore che, nella norma, riprende a battere regolarmente nel giro di 30 secondi circa. Nel caso in cui il tempo per ritornare alla normalità sia maggiore, si può verificare un problema di sofferenza fetale.

Anche nel caso in cui la gravidanza si protrae oltre il termine della quarantesima settimana, il tracciato va fatto regolarmente (magari a giorni alterni) in modo da accertare che il piccolo sia nutrito correttamente dalla placenta e continui a crescere bene.

Reazioni del battito

Il tracciato in gravidanza va effettuato in ambiente ospedaliero. Il rilevatore annota le variazioni delle pulsazioni e le trasmette all’apparecchio, che le riporta su una striscia di carta, da cui si ricava il “tracciato” del battito (simile a quello dell’elettrocardiogramma). Le pulsazioni possono essere contemporaneamente ascoltate anche dalla mamma tramite un amplificatore interno, che consente di sentire in diretta il battito del bimbo.

Nei primi venti minuti si registrano alcuni elementi fondamentali: la linea di base, ossia la linea di frequenza cardiaca basale media, che deve oscillare tra 120 e 160 battiti/minuto ; la variabilità, ossia la differenza fra la frequenza massima e minima che deve essere normalmente intorno a 10/15 battiti/minuto; la presenza di accelerazioni, ossia un aumento della frequenza cardiaca media (le accelerazioni devono essere presenti, superare i 5 battiti/minuto rispetto alla linea di base e durare più di 15 secondi); la presenza di decelerazioni, ossia una netta riduzione della frequenza cardiaca (devono essere assenti in un tracciato normale); i movimenti attivi fetali (MAF), ossia la presenza dei movimenti percepiti dalla gestante.

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Stefania Maffeo

Giornalista pubblicista, gestione social media, docente.