Dagli apparecchi in metallo alle mascherine, la tecnologia ha rivoluzionato l’ortodonzia. Sempre più adulti ricorrono al trattamento: come funzionano e quali difetti correggono. L’intervista, pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 10 ottobre, a Simonetta Meuli odontoiatra e specialista in ortodonzia, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, esperta in ortodonzia digitale e terapia Invisalign
Francesca Ferri
Negli ultimi vent’anni al classico apparecchio in metallo si è affiancato in modo sempre più massiccio l’uso delle mascherine trasparenti, o allineatori. Sviluppata negli anni Novanta, questa tecnologia è arrivata in Italia nel 2002. Più discrete, meno visibili, queste mascherine sono anche altrettanto efficaci?
Lo chiediamo a Simonetta Meuli, odontoiatra e specialista in ortodonzia, con oltre 30 anni di esperienza clinica nel trattamento di adulti e bambini, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ed esperta in ortodonzia digitale e terapia Invisalign, uno dei sistemi di allineatori trasparenti più diffusi al mondo. Certificata Invisalign dal 2005, Meuli ha progressivamente rivoluzionato il proprio approccio clinico: «Da molti anni ho scelto di trattare i miei pazienti esclusivamente con questa tecnologia», racconta con un sorriso.
Dottoressa Meuli, che differenza c’è tra apparecchi classici, in metallo, e mascherine?
«Prima di tutto vorrei fare una precisazione: non amo particolarmente il termine “mascherine”, perché rischia di banalizzare una tecnologia estremamente sofisticata. Preferisco parlare di apparecchi rimovibili trasparenti, veri e propri dispositivi ortodontici realizzati attraverso un processo di progettazione digitale. La differenza non riguarda soltanto l’estetica o il fatto che un apparecchio sia fisso e l’altro rimovibile, ma soprattutto il percorso che conduce alla realizzazione del trattamento. L’ortodonzia tradizionale si basa su una diagnosi e su un piano terapeutico che vengono progressivamente attuati e perfezionati durante il trattamento. Con gli “allineatori”, invece, la progettazione digitale tridimensionale permette di visualizzare e programmare in anticipo la sequenza degli spostamenti dentali, integrandola con le caratteristiche anatomiche e funzionali del paziente. Non cambia solo l’apparecchio: cambia il modo di progettare e gestire il trattamento ortodontico».
E invece gli apparecchi rimovibili trasparenti?
«L’allineatore è soltanto il risultato finale di un processo diagnostico e progettuale molto articolato. Attraverso le scansioni intraorali otteniamo un modello tridimensionale estremamente preciso delle arcate dentarie. Possiamo integrare fotografie, esami radiografici e, quando clinicamente indicato, informazioni relative alle strutture ossee e alle radici dentarie. Il vero salto di qualità è la possibilità di sviluppare una pianificazione digitale personalizzata, valutando non soltanto dove vogliamo portare i denti, ma anche come intendiamo farli muovere. Questo ci consente di avere un maggiore controllo progettuale, di anticipare alcune criticità e di costruire un percorso terapeutico coerente con gli obiettivi estetici, funzionali e biologici del paziente. Naturalmente, la simulazione digitale non sostituisce il controllo clinico, è uno strumento straordinario nelle mani dell’ortodontista, che deve interpretarlo e guidarlo».
Quanto conta la preparazione dell’ortodontista?
«È assolutamente fondamentale. Mi piace utilizzare un paragone: avere a disposizione una Ferrari non significa automaticamente saperla guidare. La tecnologia offre possibilità straordinarie, ma è la competenza del professionista a fare la differenza. Un software può simulare movimenti dentali, ma non può sostituirsi alla conoscenza della biomeccanica, della crescita cranio-facciale, dell’occlusione e dei limiti biologici dei tessuti. L’ortodontista deve sapere quali movimenti programmare, come renderli prevedibili e quando modificare il progetto iniziale. La vera innovazione nasce dall’incontro tra esperienza clinica e tecnologia digitale. Una tecnologia avanzata, senza una solida preparazione specialistica, rischia di essere utilizzata molto al di sotto delle sue potenzialità».
Che tipo di difetto si può correggere con gli apparecchi rimovibili trasparenti?
«Oggi le possibilità terapeutiche degli allineatori sono enormemente più ampie rispetto a quelle di vent’anni fa. Non parliamo più soltanto di piccoli affollamenti o correzioni estetiche. Possiamo affrontare malocclusioni
complesse, problemi trasversali, verticali e sagittali e, in casi selezionati, integrare gli allineatori anche nei percorsi ortodontico-chirurgici. Naturalmente ogni caso richiede una valutazione specialistica, perché non tutti i
movimenti presentano lo stesso grado di prevedibilità. Personalmente, grazie all’esperienza maturata e all’evoluzione dei protocolli terapeutici, oggi tratto quasi tutti i miei pazienti con tecnologia Invisalign. Il punto non è rendere i casi semplici, ma avere le competenze per affrontare anche quelli complessi».
Anche per i bambini?
«Assolutamente sì. Esiste un sistema specificamente sviluppato per i pazienti in crescita, Invisalign First, che ci permette di intervenire già durante la dentizione mista, quando sono presenti contemporaneamente denti da latte e denti permanenti. È una possibilità particolarmente interessante perché non ci limitiamo ad allineare i denti: possiamo intervenire precocemente su determinate problematiche delle arcate dentarie, accompagnando lo sviluppo della dentizione. E devo dire che i bambini spesso ci sorprendono: nella mia esperienza sono frequentemente molto collaborativi, talvolta persino più degli adulti. Quando comprendono il trattamento e vengono coinvolti nel percorso, diventano dei pazienti straordinari».
I peggiori?
«Sicuramente gli adolescenti possono rappresentare la sfida maggiore! Non tanto per il trattamento in sé, quanto per la costanza nell’utilizzo degli allineatori e per l’attenzione all’igiene orale. È una fase della vita in cui le
priorità sono tante e l’ortodonzia non è sempre al primo posto. Naturalmente esistono moltissime eccezioni. Il nostro compito è anche quello di motivare i ragazzi,
responsabilizzarli e trovare il linguaggio giusto per coinvolgerli nel trattamento».
Di che materiale sono fatti questi allineatori?
«Sono realizzati con speciali materiali polimerici trasparenti, studiati per adattarsi alla superficie dentale ed esercitare forze ortodontiche controllate. Nel sistema Invisalign viene utilizzato un materiale specifico chiamato SmartTrack. In molti trattamenti vengono inoltre applicati sui denti piccoli rilievi in composito, chiamati attachment, generalmente dello stesso colore del dente e quindi poco visibili. Questi elementi permettono agli allineatori di esercitare forze e momenti più efficaci per realizzare determinati movimenti dentali. Dietro un dispositivo apparentemente semplice si nasconde, quindi, un lavoro estremamente complesso di progettazione biomeccanica».
La durata del trattamento è uguale?
«Non esiste una risposta valida per tutti. La durata dipende soprattutto dalla complessità della malocclusione, dagli obiettivi terapeutici e dalla collaborazione del paziente. In molti casi i tempi possono essere paragonabili a quelli dell’ortodonzia fissa, mentre in determinate situazioni un’attenta progettazione digitale può contribuire a ottimizzare il percorso terapeutico. Con Invisalign il trattamento si sviluppa attraverso una sequenza di allineatori, ciascuno progettato per realizzare piccoli spostamenti progressivi. Indicativamente possiamo programmare movimenti lineari dell’ordine di 0, 2-0, 25 millimetri per fase e variazioni angolari contenute, in funzione del dente e del movimento richiesto. Ma attenzione: il movimento programmato non coincide necessariamente con quello poi effettivamente realizzato. Proprio per questo sono fondamentali la biomeccanica, il monitoraggio e l’esperienza dell’ortodontista».
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