Saggi e romanzi: il ruolo del genitore diventa letteratura

Dai padri-guida dei grandi classici ai giorni nostri: la fotografia sul ruolo del padre nel corso del tempo. L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 6 giugno 2026

di Chiara Mancioli

 

C’è stato un tempo in cui la parola evocava immediatamente autorità, regole e disciplina. Il padre era il capofamiglia, la figura chiamata a indicare la strada e a far rispettare le norme. Oggi questa immagine appare profondamente trasformata. I cambiamenti sociali degli ultimi decenni hanno modificato gli equilibri familiari e aperto un dibattito su cosa significhi davvero essere padre nel XXI secolo.

Tra le molte interpretazioni del cambiamento in corso, una delle più ricorrenti riguarda il rapporto tra autorevolezza e vicinanza emotiva. Se il padre del passato era chiamato soprattutto a indicare regole e confini, quello contemporaneo tende a costruire la propria presenza attraverso il dialogo e la condivisione. Un passaggio che ha rafforzato la dimensione affettiva della relazione, ma che secondo alcuni, come Umberto Galimberti, ha reso meno definita la funzione di guida.

Una prospettiva diversa è quella proposta dallo psicoterapeuta Alberto Pellai, che interpreta il cambiamento come una trasformazione della paternità e del ruolo paterno all’interno della famiglia. Il padre contemporaneo esercita la propria funzione educativa non attraverso la distanza o la gerarchia, ma mediante la presenza, l’ascolto e la condivisione della responsabilità genitoriale. L’autorevolezza non deriva più dal ruolo in sé, ma dalla qualità della relazione costruita giorno dopo giorno.

Tra queste chiavi di lettura si colloca una trasformazione che trova riscontro anche nella contemporaneità. In diversi ambiti pubblici emergono figure che hanno posto la paternità al centro del proprio percorso personale. Giovanni Ferrero, alla guida di una delle principali imprese familiari italiane, richiama il tema della trasmissione dei valori e della responsabilità tra generazioni, incarnando l’idea di guida e continuità. Nel mondo dello spettacolo, Pierfrancesco Favino, Luca Argentero e Carlo Conti hanno invece raccontato una paternità vissuta soprattutto attraverso la presenza quotidiana, la cura e il tempo condiviso con i figli.

Esperienze diverse che testimoniano come oggi il ruolo paterno si esprima senza rinunciare alla propria funzione educativa, ma lontano dallo stereotipo diffuso fino a gran parte del Novecento. A ben vedere, la letteratura ha raccontato la figura paterna molto prima che diventasse oggetto di analisi sociologiche. Facendo un passo indietro, già troviamo libri che hanno trasformato il padre in uno specchio dei cambiamenti sociali, declinandolo in tre modelli ricorrenti: il padre-guida, il padre in conflitto e il padre fragile.Il padre-guida è forse la figura più radicata nell’immaginario collettivo. È il genitore che orienta, accompagna e trasmette valori.

Geppetto, nel “Pinocchio” di Carlo Collodi, ne rappresenta una delle incarnazioni più celebri: un padre capace di lasciare al figlio la libertà di sbagliare senza mai rinunciare alla fiducia e all’ amore. A questo modello appartiene anche Atticus Finch, protagonista de Il buio oltre la siepe di Harper Lee, che educa i figli attraverso l’esempio, il senso della giustizia e il rispetto degli altri. Sono figure che incarnano una paternità autorevole non per imposizione, ma per coerenza morale. Accanto a questi troviamo il padre in conflitto, una figura che emerge quando il rapporto con i figli si trasforma in incomprensione, distanza o scontro generazionale.

È il caso della “Lettera al padre” di Franz Kafka, uno dei testi più intensi mai scritti sul peso dell’autorità paterna e sul desiderio, spesso doloroso, di emanciparsene.

Qui il padre non è una guida, ma una presenza ingombrante, che condiziona profondamente l’identità del figlio. La letteratura del Novecento ha spesso raccontato questa frattura, trasformando il rapporto padre-figlio in uno dei luoghi privilegiati del conflitto interiore. È però il modello del padre fragile a caratterizzare gran parte della narrativa contemporanea. Non più figura onnipotente o distante, ma uomo attraversato da dubbi, paure e limiti.

Ne “Gli sdraiati” di Michele Serra il padre osserva con ironia e disorientamento il figlio adolescente, consapevole della difficoltà di comprenderne il linguaggio e il mondo. In La strada di Cormac McCarthy la paternità diventa invece un gesto estremo di protezione: in un mondo devastato, l’unica missione del protagonista è garantire la sopravvivenza del figlio. Anche L’invenzione della solitudine di Paul Auster e Patrimonio di Philip Roth raccontano la vulnerabilità della figura paterna, mostrando come il passare del tempo, la malattia e la memoria trasformino il rapporto tra le generazioni.

Se i classici celebravano soprattutto il padre-guida o mettevano in scena il conflitto con l’autorità, molti autori contemporanei sembrano concentrarsi sulle incertezze e sulle fragilità di chi cerca di essere padre in una società più complessa e meno gerarchica. Una trasformazione che riflette, in fondo, le stesse domande che oggi attraversano le famiglie.

Foto: Pixabay

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