L’esperta parla delle imprese impossibili che i nostri tempi richiedono alle neomamme. Larticolo è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 16 maggio 2026
di Michela Launi*
La maternità contemporanea sembra chiedere alle donne un’impresa impossibile: essere presenti come se non lavorassero e lavorare come se non avessero figli. In mezzo, una fatica psichica silenziosa che raramente trova parole adeguate. Qualche consiglio utile.
• Accettare che la perfezione materna non esiste, anzi, è dannosa perché irrealistica. Come scriveva Donald Winnicott, il bambino non ha bisogno di una madre perfetta ma di una “madre sufficientemente buona”: che a volte frustra, ma che sa riparare, tornare in relazione e offrire continuità affettiva. È proprio questa esperienza autentica, e non ideale, a costruire un attaccamento sicuro.
• Riconoscere e nominare le emozioni “scomode” senza giudicarsi. Ambivalenza, stanchezza e rabbia fanno parte dell’esperienza materna. Esprimere le emozioni negative nelle sedi opportune permette di non agirle impulsivamente e insegna anche al bambino che la frustrazione può essere attraversata e trasformata senza essere negata.
• Costruire una rete di sostegno reale. Come recita un proverbio africano, “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Fino a poche generazioni fa i figli venivano accuditi più collettivamente: nel quartiere, nel condominio, nel paese, tra famiglie e vicinato. Oggi molte madri crescono i figli in condizioni di isolamento, in una società individualista e performativa in cui tutto sembra diventare competizione.
• Non affrontare tutto da sole.
Consultori familiari e servizi territoriali propongono spesso percorsi gratuiti di confronto tra mamme, gruppi di sostegno alla genitorialità e spazi di ascolto con professionisti.
Condividere la propria esperienza con altre donne riduce il senso di solitudine.
• Ridefinire la coppia in modo più equo, non solo nella divisione pratica dei compiti, ma anche e sopratutto nel carico mentale ed emotivo.
• La coppia non dovrebbe funzionare come un’organizzazione fondata sulla prestazione e sull’efficienza, ma come uno spazio in cui sia possibile riconoscere la propria vulnerabilità.
• La relazione di coppia deve restare il perno emotivo su cui si regge gran parte dell’equilibrio familiare. Trovare momenti per parlarsi come partner e non solo come genitori, mantenere gesti di intimità, vicinanza e riconoscimento reciproco aiuta a non smarrire il legame originario.
• Riconoscere l’imprescindibile ruolo del padre nel processo di crescita. In una prospettiva psicanalitica, e in particolare nel pensiero di Jacques Lacan, la funzione paterna aiuta madre e bambino a separarsi gradualmente, introducendo
uno spazio terzo nella relazione iniziale.
• Servono anche politiche sociali che sostengano concretamente le famiglie e non lascino il peso della cura quasi esclusivamente sulle donne.
• Proteggere spazi personali, anche piccoli. Continuare a esistere come donna oltre il ruolo materno aiuta a prevenire vissuti di svuotamento e perdita identitaria.
• Ridurre il confronto costante con i modelli irrealistici proposti dai social, che spesso mostrano una maternità estetizzata e poco aderente alla realtà emotiva.
• Dare valore al lavoro non solo come necessità economica, ma anche come luogo di espressione personale, autonomia e desiderio”.
*Psicologa psicoterapeuta e co-fondatrice di Spazio Clinico Frua19 a Milano.
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