Il personaggio: il ragazzo prodigio nazionale di informatica e nemico degli hacker

L’intervista al giovane esperto di sicurezza informatica Jacopo Di Pumbo, 19 anni, è stata pubblicata sul numero cartaceo di Mamme Magazine di sabato 25 aprile 2026

di Chiara Mancioli

 

Giovanissimo, classe 2007, Jacopo Di Pumbo è già una figura di spicco nel mondo della sicurezza informatica. Il suo è un percorso sorprendente, costruito con costanza, curiosità e una passione che, negli anni, è diventata qualcosa di molto più grande di un semplice interesse.

Jacopo, partiamo dall’inizio: come è nato tutto?

«Alla scuola dell’infanzia aiutai le maestre a realizzare il video di fine anno ma è difficile per me risalire esattamente a quando ho iniziato ad approcciarmi alla tecnologia. Il rapporto con i computer nasce quasi per gioco, una curiosità precoce, un’intuizione ispirata da mio padre e poi portata avanti, fino a trasformarsi in traguardi concreti».

Non è sempre facile avere passioni così specifiche da piccoli. Che difficoltà hai incontrato?

«Ero molto irrequieto. Ma proprio quel senso di distanza diventa una spinta. Invece di fermarmi, inizio a cercare da solo le risposte, costruendo un percorso personale fuori dagli schemi».

Quando hai capito che questa passione poteva diventare qualcosa di più?

«Non avevo la minima idea di come si facesse un’app. Ho cercato guide online, ho provato e riprovato. Con un mio amico iniziamo a costruire il sito. Niente scorciatoie, niente strumenti avanzati: solo Internet, pazienza e tanta determinazione. Abbiamo vinto, ma è finita li».

In realtà, è da quel momento che inizia davvero tutto e che nasce l’interesse per le competizioni e per la programmazione.

«Se provi e riprovi, qualcosa accade…».

Come si diventa hacker?

«Il mio è un percorso assolutamente da autodidatta. Ho seguito qualche corso, a pagamento e privatamente, ma la maggior parte delle competenze nascono dalla curiosità, dal bisogno di capire e dalla voglia di sperimentare».

Fondamentale e incrollabile il supporto di sua madre.

«La mia fan numero uno. Una presenza costante, capace di sostenermi e spronarmi, anche nei momenti in cui il percorso risultava difficile da comprendere».

Con il tempo, la programmazione lascia spazio a un interesse sempre più specifico: la cybersicurezza.

«Scopro la sicurezza informatica e le falle logiche. Inizio a studiare, a leggere documentazione, a fare prove. È il mio ingresso nel mondo dei bug bounty, dove le competenze tecniche si affiancano a una responsabilità precisa: migliorare la sicurezza in modo etico».

Cosa significa oggi per te l’informatica? E come si concilia con la scuola e il Cybersecurity National Lab?»

«La maggior parte del mio tempo la dedico all’informatica. La scuola resta, ma occupa lo spazio necessario. Il resto è fatto di studio, progetti e confronto con gli amici che condividono la stessa passione. Sempre con la scuola con il Team Radium, team ufficiale di cybersecurity dell’ITSOS, partecipo e organizzo il laboratori e competizioni CTF (Capture The Flag) a livello locale e nazionale, e promuovo attività di divulgazione sui temi della sicurezza informatica. La scuola mi è sempre stata un po’ stretta ma al liceo ho trovato un ambiente più adatto a me. Un equilibrio che mi permette di crescere, anche all’interno del Cybersecurity National Lab con cui ho raggiunto traguardi importanti: medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di cybersecurity a Singapore nel 2025 e podio alla European Cybersecurity Challenge, solo per citare i più recenti».

Come sei entrato nella nazionale italiana?

«Il passaggio arriva proprio grazie alla scuola. È un’insegnante di informatica a intuire il mio potenziale e a spingermi a partecipare alle Olimpiadi di cybersecurity. Da lì, tutto accelera: vengo notato, selezionato e entro nel team nazionale. Un traguardo che segna un punto di svolta nel mio percorso».

Secondo te quanto è importante l’uso etico della tecnologia?

«Capita di essere contattati da persone con interessi poco limpidi. L’importante è saper dire di no. In un ambito come quello della cybersecurity, la competenza tecnica deve servire a operare in maniera legale, identificando le vulnerabilità prima che vengano sfruttate dai criminali informatici».

Come vedi il tuo futuro?

«E’ ancora presto per decidere il futuro, ma le idee sono chiare: continuerò su questa strada con la stessa curiosità che mi ha guidato fin da bambino e con una determinazione che oggi, più che mai, sembra avere una direzione precisa. Voglio continuare a lavorare nella cybersicurezza, sviluppare app e soluzioni sempre più affidabili, portando avanti e seguendo anche il progetto imprenditoriale della società di gestione server, hosting e networking LakeNetworks, fondato con altri tre amici. E poi, naturalmente, le competizioni. Prossimo appuntamento: Salerno, con le Olimpiadi Italiane di Cybersicurezza in programma dal 17 al 19 Aprile 2026».

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