Ci si sente sbagliati? L’esperta ci parla delle dinamiche di coppia (che incidono anche sulla genitorialità) e della consapevolezza
di Francesca Birello*
“Si attraggono costantemente e si feriscono in modo speculare”. In questa frase si condensa una delle dinamiche più complesse e frequenti della clinica di coppia.
Come psicoterapeuta, osservo quotidianamente questo scenario: una comunicazione che si sfilaccia tra messaggi senza risposta e silenzi interpretati come abbandono. Lei legge la distanza come un segnale di allarme; lui legge la vicinanza come una minaccia alla propria autonomia.
Non siamo di fronte a un errore comportamentale, ma a un conflitto tra “grammatiche emotive” differenti, scritte nelle prime fasi dello sviluppo e cristallizzate nel sistema nervoso.
La bussola di Bowlby: I Modelli operativi interni come mappe relazionali
Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, le prime esperienze di accudimento non definiscono solo il legame con il caregiver, ma strutturano i Modelli operativi interni (MOI): rappresentazioni mentali di sé e dell’altro che agiscono come filtri cognitivi ed emotivi nell’età adulta.
Questi modelli non sono semplici tratti caratteriali, ma risposte adattive consolidate del sistema nervoso a ferite relazionali antiche.
1. L’Iper-attivazione del sistema di attaccamento: Il profilo ansioso-ambivalente
Sara (nome di fantasia), infermiera stimata, sperimenta una sofferenza acuta di fronte al silenzio dell’altro. Il suo stile di attaccamento affonda le radici in una figura di accudimento intermittente e imprevedibile.
– La strategia adattiva: il bambino impara che, per mantenere la prossimità con un genitore emotivamente instabile, deve esasperare le proprie manifestazioni emotive.
– La clinica: da adulta, Sara vive in uno stato di costante iper-attivazione. Quando il partner non risponde, si attiva un allarme di sopravvivenza nel sistema limbico: il monitoraggio dell’altro diventa un tentativo disperato di regolare l’angoscia di perdita.
2. La disattivazione del sistema di attaccamento: il profilo evitante
Luca (nome di fantasia), ingegnere, descrive il bisogno di spazio come una necessità vitale. Il suo stile nasce in un ambiente in cui i bisogni emotivi sono stati sistematicamente svalutati o ignorati.
– La strategia adattiva: Il bambino apprende precocemente che mostrare vulnerabilità non porta conforto, ma rifiuto. Per proteggersi, impara a "spegnere" i segnali di bisogno, rifugiandosi nell’autosufficienza.
– La clinica: In età adulta, Luca opera in una modalità di disattivazione. L’intimità eccessiva viene percepita come una minaccia di annullamento del Sé. Arretrare non è mancanza di interesse, ma una manovra di autoregolazione per non essere sopraffatto dall’intensità emotiva.
Il Paradosso dell’incastro relazionale: coazione a ripetere e profezie autoavveranti
Perché profili così distanti tendono a cercarsi? La psicologia relazionale parla di un incastro complementare che alimenta la coazione a ripetere:
– L’insistenza di Sara conferma a Luca che l’amore è controllo e perdita di libertà.
– Il ritiro di Luca conferma a Sara che l’amore è incertezza e abbandono.
In questa danza, entrambi i partner agiscono un copione antico che convalida le proprie paure nucleari, rendendo la relazione un campo di battaglia tra due sistemi nervosi in allerta.
Dalla reazione alla scelta: il passaggio verso l’attaccamento sicuro
Il cambiamento in psicoterapia non avviene solo attraverso la comprensione razionale, ma tramite l’elaborazione del vissuto traumatico e la regolazione emotiva. Il passaggio verso un attaccamento guadagnato-sicuro si manifesta quando il sistema nervoso smette di reagire in automatico.
Ricordo un momento significativo del percorso terapeutico con Sara. Di fronte al silenzio del partner, non sentì più il bisogno impulsivo di contattarlo. La sua riflessione — “Lui sta gestendo qualcosa di suo. Io sto bene” — segna il confine tra la dipendenza affettiva e l’autonomia emotiva.
È il momento in cui l’altro cessa di essere una minaccia o un regolatore esterno e diventa un individuo separato.
Prospettive di prevenzione: essere “base sicura”
Comprendere queste dinamiche è cruciale non solo per la cura del sé, ma per la genitorialità. Essere una base sicura significa offrire una presenza prevedibile e sintonizzata:
– Validare il pianto e il bisogno previene la cristallizzazione delle difese evitanti.
– Garantire costanza e coerenza nella risposta previene lo sviluppo di insicurezze ambivalenti.
In conclusione, riconoscersi in queste dinamiche non significa essere sbagliati ma essere portatori di una memoria relazionale che chiede di essere integrata. Attraverso la relazione terapeutica, è possibile trasformare il dolore antico in consapevolezza, permettendo al sistema nervoso di passare dalla reazione difensiva alla scelta relazionale consapevole.
Foto: Pixabay

Psicologa-psicoterapeuta
Sito: www.drssabirello-psicologofirenze.it

