«Vacanze senza compiti ozio e divertimento aiutano a crescere»: l’intervista a Marinella Cozzolino

Cosa dice la psicologa sui compiti per le vacanze? L’intervista è stata pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 30 maggio 20

di Manuela Vacca

 

Arriva l’estate con la voglia di mare, di corse stralunate, di infiniti giochi. O di semplici momenti di solitudine in cui godere il tempo dell’ozio. Però appena la scuola finisce ci sono pure i compiti delle vacanze e creano malumori e stress. Il tempo libero viene riempito di nuovo.

Marinella Cozzolino

Sarebbe bene non esagerare: il bambino torna a casa stanco. «Ho fatto battaglie contro i compiti a casa. La mia idea è di una scuola che faccia la lezione a scuola e poi lasci anche il tempo per compiti ed esercizi», dice la psicologa Marinella Cozzolino (nella foto).

«Il bambino che non ha terminato in classe può finire a casa, e tutto ciò che è orale da imparare deve essere purtroppo spostato alla fine della settimana. A meno che, in classe, non si abbia la buona volontà di ripetere insieme fino a quando i bambini non siano tutti allo stesso livello Capita anche agli adulti che lavorano: ci si lamenta perché arriva una comunicazione del capo al di là dell’orario d’ufficio. Ai ragazzini questo succede tutti i giorni».

Le vacanze estive sono attese da ogni bambino. Cosa succede loro quando si fermano dopo la scuola?

«Hanno la necessità di esercitare il loro principale diritto: il gioco. Vale per i bambini della scuola elementare, come per i preadolescenti e gli adolescenti. Cambiano sì le modalità di gioco, ma il loro interesse principale è il gioco. Perciò i bambini chiedono tempo per giocare, ascoltare musica o chiacchierare con gli amici. E nel loro giocare c’è anche l’ozio, quindi non fare niente e stare a guardare il soffitto. Ozio e gioco, questi i desideri dei bambini e dei ragazzi».

Parliamo di ozio: quanto sono importanti per lo sviluppo di un bambino i pomeriggi vuoti, senza compiti e impegni?

«Estremamente. Per mia abitudine, personale e professionale, non faccio mai enorme differenza tra i bambini e gli adulti. Quanto un adulto desidera un pomeriggio d’ozio?Tantissimo. Perché allora dobbiamo immaginare che per un bambino
non sia così? In qualche modo noi adulti abbiamo la possibilità di scegliere la nostra vita. Il bambino no e tutto quello che fa è obbligato a farlo. Certo, può chiedere di andare a giocare al pallone, di disegnare o di fare uno specifico sport ma la sua vita è ordinata dall’adulto. Ecco che il bambino ha bisogno di esercitare un minimo di potere sulla propria esistenza e occorre dargli la possibilità di organizzarsi la vita e cosa fare da solo delle proprie ore Infatti, prima o poi, dovrà imparare a gestire il tempo e a riempirlo con il piacere, che diventa in seguito passione ed entusiasmo. Insomma,voglia di fare. Come fanno se non li mettiamo mai nella possibilità di poterli realizzare?»

Con l’estate arrivano anche i compiti delle vacanze, e spesso scoppiano liti e urla…

«Il bambino in linea di massima non vuole fare i compiti, che sia inverno o estate, perché è stanco. Paolo Crepet, nel suo libro “Sfamiglia”, elenca le cose che sfasciano una famiglia e alla lettera c parla dei compiti a casa. Sono infatti veramente un motivo di liti in famiglia, e in genere pesano esclusivamente sulla mamma».

Spesso sono tanti i compiti per le vacanze. Servono?

«Abbiamo le vacanze più lunghe del mondo per una serie di vecchie circostanze relative all’aiuto che i figli dei contadini dovevano dare ai genitori durante i mesi estivi per i raccolti. Si ritiene che i compiti estivi siano necessari per mantenere il bambino allenato, affinché non dimentichi le tabelline eccetera. Ma da un punto di vista psicologico, per il bene della creatura occorre motivare. Quindi il compito non come dovere ma come desiderio di apprendere. È un piacere che va costruito durante tutto l’anno con la motivazione e il metodo. In diversi Paesi non assegnano compiti per le vacanze e moltissimi li hanno aboliti come Polonia, Finlandia, Corea del Sud, Giappone e Norvegia. Hanno vacanze di cinque o sei settimane, un periodo considerato utile per i rapporti familiari e le esperienze in famiglia, le vacanze e quindi il riequilibrio del cervello».

Diversi genitori si siedono con i figli per i compiti estivi. Questo è un danno oppure un aiuto?

«Dipende. Il genitore deve essere presente e dire “Se hai bisogno, io ci sono”. Ma c’è anche un altro aspetto: è un feedback estremamente interessante per l’insegnante verificare se il bambino ha capito davvero o se la spiegazione non è stata chiarissima per lui. Il bambino ha bisogno anche di sapere come cavarsela rispetto alle sue piccole responsabilità e magari ammettere: “Maestra, non ho finito il compito perché ero stanco”, oppure “Maestra, non ho finito il compito perché non ho capito esattamente che cosa avrei dovuto fare”. Direi che una sana via di mezzo potrebbe essere l’ideale. La scuola è formazione anche in questo: il rapporto con l’adulto e con l’autorità. E sono d’accordo con l’idea che il bambino debba avere delle responsabilità, che naturalmente devono essere congeniali all’età».

Foto: Pixabay

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