Un futuro che fa paura e il potere di immaginare che le cose vadano meglio

L’editoriale pubblicato sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 12 settembre 2026, dedicato ai sogni dei bambini

di Manila Alfano

Cosa sognano i bambini per il futuro? Sono lontani i tempi in cui la parrucchiera e il calciatore entravano nell’immaginario collettivo dei nostri piccoli. Oggi i bambini sono cambiati, come siamo cambiati noi adulti. E loro,
come uno specchio, lo rimandano. Fuori c’è un mondo in subbuglio. L’eco della guerra arriva purtroppo fino a loro, l’incertezza politica si unisce all’incertezza economica, i cari benzina di questa estate e il caro bollette da affrontare nei prossimi mesi pesa sulle famiglie.

A ciò si aggiunge un pianeta che ci ricorda ogni giorno quanto sia fragile l’equilibrio che abbiamo dato per scontato. E poi ci sono le nostre preoccupazioni, quelle che cerchiamo di non mostrare ma che i bambini sanno leggere benissimo: nelle conversazioni a tavola, nei telefoni controllati di continuo, nei silenzi, nei “vedremo”. È difficile non chiedersi quanto di tutto questo arrivi a loro.

Perché i bambini ascoltano anche quando sembra che non lo facciano. Assorbono il clima emotivo delle case, delle scuole, delle città in cui crescono. E se per noi adulti il futuro è diventato qualcosa da affrontare con cautela, per loro può diventare qualcosa da cui proteggersi. Ma forse c’è un errore nel modo in cui guardiamo ai bambini di oggi. Ci chiediamo se abbiano ancora dei sogni, quando forse dovremmo chiederci se stiamo ancora lasciando loro lo spazio per averli.

Un bambino dovrebbe poter immaginare il futuro senza doverlo immediatamente rendere realistico. Dovrebbe poter dire “da grande voglio…” senza che quella frase debba contenere già una risposta alle crisi del nostro tempo.
Eppure il futuro che consegniamo loro è sempre più pieno di parentesi: sì, puoi diventare quello che vuoi, ma il mondo del lavoro è incerto. Puoi viaggiare, ma il pianeta è in crisi. Puoi costruirti una vita, ma non sappiamo cosa succederà domani.

Forse il compito degli adulti non è nascondere tutto questo. Non possiamo e non dovremmo farlo. I bambini hanno diritto a conoscere il mondo in cui vivono. Ma hanno anche diritto a non ereditarne soltanto le paure.

Abbiamo bisogno di tornare a raccontare il futuro non come una promessa che necessariamente si realizzerà, ma come uno spazio ancora aperto. Un luogo nel quale ci saranno problemi, certo, ma anche possibilità. Un luogo che
non è stato ancora deciso completamente da noi.

Perché forse i sogni dei bambini non sono scomparsi. Forse sono semplicemente più difficili da ascoltare, coperti dal rumore delle nostre preoccupazioni. E allora, la prossima volta che chiediamo a un bambino cosa vuole fare da grande, proviamo ad ascoltare davvero la risposta. Non per correggerla, non per renderla più realistica, non per spiegargli perché sarà difficile. Lasciamogli dire che vuole fare l’astronauta. Che vuole vivere al mare. Che vuole curare gli animali.

Che vuole inventare qualcosa che ancora non esiste. Perché in un mondo che sembra avere sempre più risposte sulla propria fine, forse la cosa più importante che possiamo.

Foto: Pixabay

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