Troppo tempo al chiuso e davanti allo schermo: così è nata l’epidemia

un bambino su due potrebbe essere miope. Quanto incidono gli schermi? Lo abbiamo chiesto a un esperto, l’oculista Domenico Schiano. L’intervista è stata pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 26 settembre

di Angelica Amodei

 

Della miopia nei bambini si parla sempre di più, perché i dati scientifici lanciano un allarme: entro il 2040, circa un bambino su due potrebbe essere miope. Quasi una “epidemia” di miopia. Perché questo difetto visivo è in così forte aumento tra bambini e ragazzi? Quanto incidono le nuove abitudini,compreso il tempo trascorso davanti agli schermi? E cosa possiamo fare per prevenirla o rallentarne la progressione?

Ne parliamo con un grande esperto, il dottor Domenico Schiano, oculista, docente Università Unicamillus e Fondazione Bietti.

Perché si parla di una “epidemia” di miopia nei bambini? Quali sono le cause?

«Questo fenomeno è legato sicuramente a fattori genetici, ma intervengono anche i cambiamenti nelle abitudini di vita. Siamo passati da un’infanzia vissuta prevalentemente all’aria aperta, esposti anche alla luce del sole e con un orizzonte visivo ampio, a una vita in cui i bambini trascorrono molto più tempo in ambienti chiusi e impegnati in attività che richiedono soprattutto una visione da vicino. Parliamo dei libri e dello studio, ma anche di tablet, smartphone e altri dispositivi che richiedono una visione ravvicinata. Si è visto che questo tipo di attività visiva prolungata è associato a un aumento dell’incidenza della miopia».

Cosa possiamo fare per i nostri figli?

«Sicuramente dobbiamo intervenire sulle abitudini di vita. Questo non significa penalizzare lo studio o la lettura, che sono fondamentali, ma evitare che il tempo libero venga trascorso prevalentemente
su telefonini, device e tablet, che richiedono una visione da vicino. Bisogna invece favorire il più possibile le attività all’aria aperta».

Quanto tempo sarebbe opportuno trascorrere ogni giorno all’aperto?

«Non abbiamo dati così precisi da poter stabilire una soglia esatta, ma direi il più possibile e indicativamente almeno un paio d’ore al giorno».

C’è schermo e schermo…

«È importante fare questa distinzione. Non è propriamente lo schermo a fare male: il problema è soprattutto l’attività visiva da vicino. La televisione, per esempio, normalmente viene guardata a distanza, quindi non richiede lo stesso tipo di impegno visivo ravvicinato di uno smartphone o di un tablet. Quello che conta è la distanza. Per esempio, se un bambino vuole utilizzare una console portatile, può essere preferibile collegarla al televisore, così da svolgere l’attività a una distanza maggiore».

Quali i segnali che un genitore può cogliere osservando il proprio figlio?

«Un segnale evidente è quando il bambino tende ad avvicinarsi per vedere meglio. Si avvicina alla televisione, porta gli oggetti molto vicino agli occhi, legge a una distanza eccessivamente ravvicinata. Sono comportamenti che possono far pensare che ci sia un problema visivo e che meritano una valutazione».

Quando fare la prima visita oculistica?

«In assenza di sintomi specifici, la visita oculistica di screening dovrebbe essere fatta in età prescolare, indicativamente intorno ai 4 anni. Se invece compaiono dei sintomi o ci sono dei segnali che fanno sospettare un problema, la visita va fatta non appena questi si manifestano, senza aspettare. Naturalmente esistono anche controlli effettuati alla nascita e nei primi anni di vita, ma sono valutazioni diverse dalla visita oculistica completa di routine. Alcuni bambini non collaborano sufficientemente a quell’età. In questi casi si può eventualmente posticipare leggermente la visita oppure, se c’è il sospetto che ci sia qualcosa, rivolgersi a un centro oculistico pediatrico, dove ci sono modalità e strumenti più adatti ai bambini. La visita deve essere effettuata dal medico oculista, che è un medico specialista e dispone della strumentazione necessaria per fare una valutazione completa dell’occhio e della funzione visiva. Gli occhiali devono essere prescritti sulla base della visita e solo quando sono realmente necessari. Quindi sempre recarsi prima da un oculista per la visita e poi in un negozio di ottica a comprare gli occhiali ove prescritti dal medico»

Foto: Pixabay

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