L’editoriale pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 4 aprile 2026
di Manila Alfano
“Lascialo piangere che si fa i polmoni”. Quante volte le nonne ci hanno detto questa frase mentre il bambino piangeva. Era così, a prenderlo in braccio troppo, a saltare in piedi a tirarlo su dalla culla appena emetteva un lamento, era considerato sbagliato. Anzi, sbagliatissimo. “Così lo stai viziando”, “diventerà un mammone”, “deve abituarsi a stare un po’ nel lettino da solo”, ti dicevano, anche se ti spezzava il cuore a vederlo così, con quel pianto che ti perforava il timpano e il senso di colpa.
Poi, a corroborare le tesi dei famigliari più anziani della famiglia è arrivato un libro. Un neuropsichiatra spagnolo, Eduard Estivill che mise – era il 1995- tutto nero su bianco quello che per anni si era tramandato nella cultura orale delle nostre famiglie.
Fate la nanna era la tomba delle smancerie e delle fragilità emotive dei genitori. Si basava sulla capacità di mamma e papà di mantenere i nervi saldi, di chiudere la porta della cameretta e andarsene in salotto.
E il bambino? Niente, doveva restare nel suo lettino, possibilmente al buio e addormentarsi da solo, anche se all’inizio – come metteva in guardia lui stesso – sarebbe stata dura, sarebbe stata una battaglia di nervi dove vinceva chi, tra grandi e piccoli, non mollava. Piangere lo avrebbe fortificato, anzi avrebbe fortificato tutti a patto che gli adulti non litigassero tra loro accusandosi di essere senza cuore. Chi non ha ceduto ne ha raccontati benefici e vantaggi, gli altri si sono tenuti i piccoli al collo con un certo senso di inadeguatezza.
Oggi non è più così, qualcosa è cambiato e si sta facendo sempre più strada la consapevolezza che il cucciolo d’uomo ha bisogno, un bisogno estremo di essere tenuto in braccio, consolato, coccolato.
Lo dice la scienza, lo spiega in queste pagine il professor Massimo Agosti il presidente di Neonatologia Italiana: «I bambini appena nati sono gli unici esseri viventi che non sono ancora formati. I sensi sono tutti da affinarsi, a partire dalla vista: non vedono, riconoscono solo la mamma e le forme tonde, come il seno. Nei primi tre mesi il rapporto con la mamma determina il futuro emotivo del bambino».
Orizzonte mamma dunque, perché è di lei che ha bisogno, di cui richiede disperatamente il contatto, costante e continuo. E dunque alle madri noi diciamo prendeteli in braccio e non abbiate paura di viziarli. Per quello ci saranno occasioni più avanti.
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