Riparte l’anno scolastico È ora di trasformare la corsa eroica in staffetta

L’editoriale è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 26 settembre 2026

di Manila Alfano

 

Ci siamo. Dopo il primo giorno di scuola, che sa sempre un po’ di festa, siamo tornati a scuola. Si riparte.

Le sveglie al mattino presto, la colazione di corsa con l’occhio all’orologio che al mattino sembra sempre andare misteriosamente più in fretta, le verifiche e le interrogazioni, i pomeriggi da organizzare con lezioni di strumento, di inglese, di sport. Oggi c’è calcio? No è domani. Ancora non me lo ricordo bene dai abbiamo appena ripreso il giro del calendario. Oddio che fatica ricominciare. Il mercoledì non ce la faccio a prenderli a scuola puoi passare tu? Mi fai un favore? Riesci a fare tu? E poi sabato e domenica, le feste di compleanno, peggio ancora se capita a te doverla organizzare. La domenica, che poi a ben vedere sarebbe il giorno del riposo, va dedicato ad altre mille cose da fare, butta dentro. E via si torna al lunedì, ripartiamo da capo. Ancora e ancora. Oddio ma quando arrivano le prossime vacanze?

In questa istintiva e ormai abitudinaria corsa continua e costante restano un paio di considerazioni da fare: in un piano d’attacco e di sopravvivenza, organizzazione e puntualità diventano alleati insostituibili di settimane che assomigliano più a corsi di sopravvivenza che a un regolare scorrere del tempo. Siamo solo all’inizio dell’anno e alzi la mano chi non si sente già come un criceto nella gabbia che corre. E arriviamo al punto centrale: il ruolo
delle mamme. Le donne in questa corsa sono fin troppo spesso alle prese con gare eroiche e solitarie.

Eppure dovrebbe essere una staffetta, un passaggio in cui il primo passa il testimone al compagno, in uno scambio in cui i pesi vengono distribuiti equamente tra padre e madre, tra lui e lei. Sembra scontato ma non
lo è. A partire dalle parole che noi madri per prime non ci accorgiamo di usare: mi fai un favore? Puoi passare tu a prenderli a calcio?

Ce la fai a portarlo dal logopedista? Mi fai un piacere? Passi tu a fare la spesa? E via dicendo. Ma quale favore? E a chi? A noi ad esempio chi ci chiede per piacere di fare un favore e di ricordarsi di prenderli a scuola? E’ il peso di un ruolo che ancora troppo spesso viene lasciato alle madri. Si parte dal presupposto che ad occuparsi di figli e casa sia la mamma.

Ma chi lo dice? Ci siamo guadagnati posizioni lavorative a fatica e senza sconti in un continuo slalom tra sensi di colpa nei confronti del lavoro quando dedicavamo tempo ai figli e nei confronti dei figli quando dedicavamo
tempo al lavoro, cerchiamo disperatamente di mettere insieme un puzzle da mille pezzettini, abbiamo agende stampate in testa degne dei più efficienti amministratori delegati, con dentro inviti evasi per pigiama party e appuntamenti dal dentista per controllo apparecchio. Teniamo insieme tutto, riunioni di classe e impegni di lavoro. Barcolliamo, arriviamo sfiancate alla sera, ma felici di ritrovare i bambini che si spera comunque vadano a letto presto per tirare il fiato. Facciamo tutto e nella maggior parte dei casi ce la facciamo sempre. Pure a scongelare in tempo i piselli dal freezer.

Foto: Pixabay

 

 

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