L’editoriale è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 30 maggio 2026
di Manila Alfano
L’ elogio della lentezza funziona ancora di più se si fa quando arriva l’estate. E’ così per tutti, grandi e piccoli; l’arrivo di giugno ci fa scattare qualcosa. Si tira un sospiro di sollievo, l’anno scolastico, bene o male è finito. Si mette in pausa, genitori e figli.
Arriviamo alla fine dell’anno scolastico sempre più stremati, aggrappandoci al calendario guardando i giorni di giugno che passano lenti fino a quell’agognatissimo: ci vediamo a settembre. Tre (lunghi?) mesi in cui ci si impegna a fare un repulisti mentale, prima di ripartire. Le vacanze di mezzo, il mare, le passeggiate in montagna, i viaggi. Via si stacca la spina.
Eppure ormai, sono anni che dai genitori e dagli alunni si alza un lamento che dal nord arriva al sud: anche quest’anno ci hanno caricato di compiti. Sì, diciamo “ci hanno” perchè l’impegno dei compiti di fatto, con gradazioni variabili, ricade sulle spalle dei genitori che a quel punto devono organizzare e vigilare, controllare e sorvegliare, spronare e monitorare per le prime settimane dell’estate. Telefonate dall’ufficio per verificare lo stato avanzamento lavori compiti. La maggior parte inizia già fiacco, i primi giorni l’argomento resta quasi un tabù per privilegiare il riposo.
Poi è un attimo: il calendario segna l’angoscia, mancano poche settimane al rientro. E restano ancora lì, accatastati, dimenticati, persi, i compiti delle vacanze. Pagine e pagine ancora da fare. E scatta allora il massacrante piano di recupero per arrivare all’inizio dell’anno al traguardo esausti. Non sarebbe allora meglio come suggerisce Aldo Cazzullo in questa intervista, leggere per il gusto di leggere?
Noi allora, dalla parte dei padri e delle madri, dei nonni e dei bambini, chiediamo di alleggerire: meno compiti e più noia in un auspicabile ritorno alla lentezza in cui il tempo possa scorrere lieve senza necessariamente incasellarlo in attività, ma lasciato scorrere senza un orologio che ricorda di dover arrivare in tempo, per fare un campus di inglese, o di canottaggio, o di fotografia o chissà cosa.
Certo, è vero che i campus salvano la vita, soprattutto ai genitori in città che devono mettere insieme i tre mesi di scuole chiuse con un paio di settimane di ferie. Ma per questo ci vorrebbe un miracolo. O forse una strategia mirata per le famiglie.
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