Possono essere fatali le conseguenze di questa infezione batterica invasiva che può evolvere in modo rapido. La Sip rilancia l’allarme e invita a completare le vaccinazioni dopo i casi di meningite meningococcica B
di Angelica Amodei
Il recente focolaio di meningite meningococcica B di marzo 2026, registrato nel Regno Unito, che ha coinvolto studenti e provocato anche alcuni decessi, conferma ancora una volta l’importanza della vaccinazione come principale strumento di prevenzione contro una malattia che può avere conseguenze gravi o fatali. A sottolinearlo è Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP).
I rischi
La meningite meningococcica è un’infezione batterica invasiva che può evolvere rapidamente, anche nel giro di poche ore. I sintomi iniziali sono spesso generici — febbre, malessere, irritabilità — e questo può ritardare la diagnosi. Nei casi più gravi l’infezione può evolvere in sepsi, danni neurologici permanenti o morte.
Secondo la SIP, le fasce più vulnerabili sono i bambini nel primo anno di vita e gli adolescenti: i primi per l’immaturità del sistema immunitario, i secondi per la maggiore esposizione ai contatti sociali.
Il vaccino
La vaccinazione rappresenta oggi la misura più efficace di prevenzione. In Italia il vaccino contro il meningococco B è offerto gratuitamente ai lattanti nel primo anno di vita, mentre per gli adolescenti l’offerta varia tra le diverse Regioni, evidenziando disuguaglianze territoriali nell’accesso alla prevenzione.
Contro la disinformazione
La Società Italiana di Pediatria invita quindi famiglie e ragazzi a verificare e completare il calendario vaccinale, soprattutto in adolescenza, fase in cui il rischio di contagio aumenta per la vita di comunità e i contatti ravvicinati. La prevenzione, sottolinea la SIP, deve accompagnare l’intero percorso di crescita.
Il caso britannico richiama inoltre l’attenzione sul problema della disinformazione: mettere in dubbio sicurezza ed efficacia dei vaccini può ridurre la copertura vaccinale e favorire la comparsa di focolai. È quindi fondamentale affidarsi a fonti scientifiche autorevoli e promuovere una comunicazione corretta e basata su evidenze.
La guida in dieci punti
Dieci cose da sapere sulla meningite meningococcica:
1 – Cos’è: è un’infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale.
2 – Non è l’unica forma di meningite: quella batterica è rara ma la più grave; i principali agenti sono pneumococco e meningococco.
3 – Pericolosità: può essere fatale nel 5–10% dei casi e lasciare gravi conseguenze nel 10–20% dei sopravvissuti.
4 – Trasmissione: avviene per via respiratoria tramite saliva e secrezioni, soprattutto con contatti ravvicinati.
5 – Chi la trasmette: spesso portatori sani che non sviluppano la malattia.
6 – Sintomi iniziali: febbre, irritabilità, nausea e malessere, spesso simili a un’infezione comune.
7 – Diagnosi difficile: i segni tipici (febbre, cefalea, rigidità del collo) non sono sempre presenti.
8 – Evoluzione rapida: nei casi più gravi può diventare fatale anche in 24–48 ore.
9 – Prevenzione: esistono vaccini contro i principali sierogruppi (B, C, ACWY), inclusi nei programmi nazionali.
10 – Vaccinazione sicura: gli effetti collaterali sono in genere lievi, come febbre o dolore nel punto di iniezione.
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