Che impresa far dormire i più piccoli. Questo il metodo del neuropsichiatra Estevill, secondo alcuni troppo rigido se non crudele. L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine del 4 aprile 2026
di Redazione Mamme Magazine
Da quando, nel 1995, è uscito il controverso libro scritto dal neuropsichiatra Estivill, “Fate la nanna”, si è aperto il dibattito. Secondo il medico infatti insegnare ai piccoli ad addormentarsi deve passare per uno sviluppo delle capacità di adattamento e di autonomia che anche i piccolissimi hanno a disposizione.
E quindi, di fatto, il metodo prevede di lasciarli abituare da soli aumentando di volta in volta il tempo in cui si lasciano soli. E di base, lasciarli piangere. Ci vuole coraggio, e solo i più determinati riescono nell’impresa di vedere il proprio piccolo disperarsi e chiudere la porta.
Far dormire i bambini, soprattutto quando sono molto piccoli, sembra essere una vera impresa e ognuno pare avere in tasca il metodo perfetto. “Fate la nanna” del neuropsichiatra spagnolo Eduard Estivill dalle pagine del suo libro più famoso – letto negli anni da milioni di neogenitori in cerca di un faro e di una guida che mettesse finalmente a letto i bimbi – propone un metodo considerato da molti troppo rigido o addirittura troppo crudele.
E perfino lui, probabilmente anche a causa delle tante critiche ricevute, nel 2012 lo ha, per così dire, ritrattato.

Sintetizzato nel già citato “Fate la nanna” e in un altro volume dal titolo “Dormi bambino dormi”, il metodo messo a punto da Estivill parte da un presupposto: sono i genitori che devono insegnare ai bambini ad addormentarsi da soli. Va quindi da sé che i genitori sono caricati di un’ulteriore responsabilità per un evento che spesso non dipende da loro e che li porta a colpevolizzarsi.
Basandosi anche su tradizioni e atteggiamenti che utilizzavano le nostre nonne con i piccoli di casa, si tende a lasciare “sfogare” il pianto del piccolo, senza necessariamente intervenire in modo tempestivo.
Prima di tutto il medico suggerisce di stabilire una routine, che può consistere un bagnetto rilassante, qualche coccola e la lettura di un libro. Subito dopo il bambino deve essere messo nel suo lettino, e si deve subito uscire dalla stanza. E qui inizia la prova per il genitore.
Molti bambini infatti inevitabilmente piangeranno, e i genitori dovranno attendere una serie di minuti, stabiliti da una tabella apposita, prima di rientrare. Non c’è differenza in base all’età dei bambini: il metodo è unico e soprattutto non tiene conto del carattere e delle attitudini del piccolo.
Una volta nella cameretta, mamma e papà non dovranno prendere in braccio il bambino ma cercare di tranquillizzarlo sempre nel suo lettino. E così via fino a che il pargolo non sprofonderà forse stremato nel sonno. Che si spera profondo.
Un metodo che aveva fin dall’inizio attirato molte critiche proprio per la sua rigidità. Oggi l’atteggiamento di pediatri e psicologi è cambiato. Il cucciolo d’uomo ha bisogno di essere preso in braccio. E dunque non farlo piangere.
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