Trovare la bellezza nel dolore: gli studenti d’arte che trasformano le protesi destinate a disabili

Abbattere distanze, porsi in ascolto e far fluire un talento. Da un’idea nata due anni fa, un risultato che fonde vita personale a funzionalità e arte. Un intrigante e inclusivo impegno quello di tredici studenti dell’Accademia d’arte di Cagliari

di Manuela Vacca

 

Quanta cura ci vuole nell’avvicinarsi con un tocco di bellezza a chi è segnato da un dolore profondo nel quotidiano? Serve grande sensibilità, attitudine all’inclusione, curiosità per il mondo e, naturalmente, rispetto per l’altro.

Hanno mostrato di avere tutte queste doti, accanto a un talento per l’arte, tredici studenti dell’Accademia d’arte di Cagliari coinvolti nel progetto “Steampunk e inclusività”.

Dopo un percorso di confronto fra arte, estetica, funzione e vita personale con il coinvolgimento di diversi artisti, che hanno realizzato disegni che sono serviti a customizzare protesi che sono state poi indossate da disabili.

In questi mesi hanno infatti partecipato a un originale progetto che ha visto assieme l’Accademia d’arte di Cagliari e l’associazione Mad2Factory Aps (nota nel capoluogo isolano per l’organizzazione della manifestazione “La Grande Jatte – Modern Times”, la cui quindicesima edizione si svolge il 16 e 17 maggio nel parco della Musica).

L’iniziativa

Ed è proprio da questa unione che nasce la collaborazione con l’Accademia e il progetto “Steampunk e inclusività”.

“L’iniziativa – spiegano gli organizzatori – si fonda su un’idea semplice ma centrale: la disabilità non è una mancanza, ma una diversa esperienza del corpo e del mondo. Attraverso l’estetica steampunk e il design artistico personalizzato, le protesi diventano elementi narrativi, strumenti di autoespressione e simboli di forza e unicità. Non qualcosa da nascondere, ma da raccontare”.

L’obiettivo

La missione? Trasformare in bellezza il dolore attraverso l’arte, per superare diversità e barriere. Soprattutto abbattere distanze tra contesti lontanissimi tra loro.

E La Grande Jatte ha fornito stimoli. Su un’idea nata due anni fa, gli organizzatori sono partiti proprio dall’evento culturale dedicato all’estetica vittoriana e steampunk che presta “particolare attenzione ai linguaggi artistici contemporanei e ai temi dell’inclusione sociale”.

Il risultato e la mostra

Gli studenti si sono messi al lavoro sulla plastica modellata a forma di arti. Una tela in cui raccontare nuove storie e aprirsi verso mondi che appaiono distati, oltrepassando i i confini della realtà e del dolore. Ecco farfalle, architetture. O volti, sorrisi. Pezzi di un quotidiano a cui non si aveva fatto caso.

Le opere sono in mostra in uno stand durante la manifestazione. Un’occasione per dare una chiave di lettura nuova sulla disabilità. Ma al contempo si chiarisce che l’arte ha un altro immenso: prestarsi come valido strumento di relazione e inclusione.

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