Maturità. Sapersi comportare, un esame che quest’anno ne terrà conto

Si parla di maturità nel nuovo numero cartaceo di Mamme Magazine uscito sabato 13 giugno. Ecco l’editoriale

di Manila Alfano

 

Oltre cinquecento mila studenti si stanno preparando in questi giorni a una delle prove più importanti nella vita di uno studente: la Maturità, che quest’anno, dopo venticinque anni, torna a chiamarsi così e non
più Esame di Stato come aveva voluto l’ex ministro Luigi Berlinguer.

Ma cosa cambia per i nostri ragazzi che il 18 giugno si siederanno sui banchi per la prima prova a parte il cambio, o meglio, il ritorno al vecchio nome? Di fatto, il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha voluto imprimere un segno sull’esame di quest’anno, a partire proprio da un tema che è molto sentito: il comportamento. Dopo le “scene mute” dello scorso anno per protesta, il ministro aveva garantito: “Non sarà più possibile”. Nessuno potrà – com’è accaduto l’anno scorso – fare scena muta perché l’esame è valido se svolto in tutte le sue parti. A differenza dell’anno scorso, rifiutarsi di sostenere la prova orale come
segno di protesta costerà la bocciatura.

La novità principale dell’orale riguarda proprio la modalità dell’interrogazione. Se fino allo scorso anno lo studente partiva dal materiale scelto dalla commissione la mattina stessa del colloquio (testo, grafico, immagine etc) per poi presentare una “tesina” sull’ “alternanza scuola/lavoro” e parlare, infine, anche di educazione civica, ora le domande verteranno su quattro materie scelte, da viale Trastevere, per ogni indirizzo e reperibili all’albo online della scuola.
Nessun collegamento obbligatorio quindi tra discipline ma spazio alla centralità dei ragazzi che all’inizio del colloquio dovranno fare una breve riflessione sul proprio percorso scolastico.

Ma tra i cambiamenti più importanti c’è la questione del voto in condotta perché chi si ritroverà con il sei in comportamento dovrà preparare un elaborato sul tema della cittadinanza, assegnato dal consiglio di classe, da trattate all’orale. Con il cinque invece non si è ammessi alle prove. Per poterle svolgere serve aver frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, aver fatto l’Invalsi e le ore di formazione-lavoro.

Insomma essere maturi quest’anno vorrà dire non solo avere dei bei voti, ma dimostrare di sapersi comportare bene. E noi non possiamo che essere d’accordo.

Foto: Pixabay

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