Gli Esami di Stato del secondo ciclo (Maturità) del 2026 iniziano giovedì 18 giugno alle ore 8:30 con la prima prova scritta di italiano. L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo d Mamme Magazine di sabato 13 giugno 2026
di Chiara Mancioli
Mentre centinaia di migliaia di studenti si preparano ad affrontare l’esame di Stato, l’ultimo Rapporto ISTAT fotografa una scuola in trasformazione. Il 18 iniziano gli esami di maturità per 527 mila candidati, una delle tappe più importanti per i giovani studenti italiani.
Dopo 25 anni l’esame torna a chiamarsi Maturità e non più Esame di Stato. Quest’anno non si potrà fare scena muta, e il voto in condotta sarà determinante per il voto finale. Quattro materie caratterizzanti per ciascun indirizzo per l’orale, il voto finale è espresso in centesimi e sommerà l’esito delle prove con il credito scolastico pregresso.
Un sistema capace di ridurre la dispersione scolastica e di offrire maggiori opportunità a chi prosegue gli studi, ma ancora segnato da profonde disuguaglianze territoriali e da un preoccupante deficit di competenze di base. La notizia più incoraggiante riguarda proprio la dispersione scolastica.
Nel 2025 il tasso di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato precocemente gli studi è sceso all’8,2%, il valore più basso mai registrato nel nostro Paese. Dietro questo dato c’è il lavoro di scuole, famiglie e istituzioni, ma anche una crescente consapevolezza dell’importanza dell’istruzione in una società sempre più complessa e competitiva.
Eppure, osservando bene il quadro, emergono elementi che invitano alla prudenza. Se diminuiscono gli studenti che lasciano la scuola, aumenta infatti la cosiddetta “dispersione implicita”: ragazzi e ragazze che arrivano al diploma senza aver acquisito competenze adeguate in italiano, matematica e inglese. Secondo gli ultimi dati, il fenomeno riguarda l’8,7% dei diplomati, una quota in crescita rispetto all’anno precedente. In altre parole, non basta restare a scuola per imparare davvero.
La permanenza tra i banchi rappresenta una condizione necessaria, ma non sempre sufficiente per garantire una preparazione adeguata alle richieste dell’università, del lavoro e della comunità. Il problema è più evidente nel Mezzogiorno, dove il divario educativo continua a rappresentare una delle questioni più urgenti.
In molte aree del Sud oltre quattro studenti su dieci non raggiungono i livelli minimi di competenza nelle discipline fondamentali. Una situazione che rischia di compromettere non solo il percorso formativo individuale, ma anche le prospettive di sviluppo dei territori coinvolti. Il tema delle disuguaglianze territoriali continua, infatti, a essere uno dei nodi storici del sistema scolastico italiano e richiede interventi strutturali che vadano oltre le emergenze del momento.
L’istruzione continua inoltre a rappresentare uno dei più efficaci ascensori sociali a disposizione dei giovani. Sebbene le condizioni di partenza non siano uguali per tutti, i dati confermano che chi prosegue gli studi ha maggiori possibilità di accedere a professioni qualificate, ottenere redditi più elevati e migliorare la propria posizione sociale rispetto alla famiglia di origine.
Anche se il titolo di studio dei genitori continua a influenzare il percorso educativo dei figli, scuola e università restano il principale strumento di mobilità tra le generazioni e investire nella formazione rimane una delle strategie più efficaci per ampliare le prospettive future. Un capitale educativo più elevato contribuisce inoltre a diffondere valori di maggiore uguaglianza e coesione sociale.
Non mancano, tuttavia, le ombre. L’Italia resta tra i Paesi europei con la più bassa percentuale di laureati nella fascia 25-34 anni: il 31,6%, ben lontano dall’obiettivo europeo del 45%. Un ritardo che pesa sulla competitività del sistema produttivo e sulla capacità del Paese di affrontare le trasformazioni tecnologiche, digitali e ambientali in corso.
Per gli studenti che si accingono a varcare la soglia dell’esame di Stato, questi numeri raccontano una realtà complessa ma ricca di possibilità.
La Maturità non rappresenta soltanto la conclusione di un ciclo di studi: è il punto di incontro tra le sfide della scuola e le aspirazioni di una generazione chiamata a costruire il proQprio futuro in un mondo che cambia rapidamente. E proprio dalla capacità di trasformare conoscenze, competenze e spirito critico in opportunità concrete dipenderà la possibilità di valorizzare il talento e le aspirazioni delle nuove generazioni.

