«Papà rivendicava il diritto di poter sbagliare», racconta l’attore sul padre Ugo tognazzi, uno dei mostri sacri della commedia. «È stato un padre ingombrante ma presente e quante risate ci siamo fatti insieme», dice nell”intervista sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 6 giugno 2026
di Nino Materi
E se il segreto della riuscita del rapporto padre-figlio fosse celato nella parola “complicità”? La risposta è sì, almeno a giudicare dal racconto di Ricky Tognazzi, primogenito di un papà sicuramente non facile: il grande “Ugo”; genitore ingombrante, spesso assente, ma sempre presente nei momenti-chiave della vita dei figli. Nel corso di questa intervista Ricky non pronuncia mai la parola “padre” o “papà”, optando per un – solo apparentemente algido – “Ugo”.
Appena tre lettere intrecciate però a un amore che traspare da ogni frase pronunciata e che ruota proprio attorno al concetto di “complicità”. E ciò fin dall’esordio della nostra conversazione: «Nella beffa dell’ “Arresto di Ugo Tognazzi capo delle Br” fui complice del Male che ideò lo scherzo e di Ugo che si prestò alla messinscena».
A 47 anni dal fatto (anzi, dal misfatto) Ricky per la prima volta i retroscena del falso “giornalistico” più clamoroso: un’abile performance “artistica-editoriale” cara a chi all’epoca “contestava il sistema”. Erano gli Anni di piombo. È trascorso mezzo secolo, ma di quell’immaginifico esempio di (dis)informazione si continua a discutere: argomento quantomai attuale in tempi di fake dilaganti e crisi di credibilità dei media. È la mattina dell’3 maggio 1979 quando un brillante 24enne che sogna di fare l’attore scopre che suo padre è stato “arrestato”.
L’accusa? «E’ il capo delle BR».
Quel giovane si chiama Ricky ed è il primogenito dell’uomo fotografato in manette e sbattuto sulle prime pagine di tre importanti quotidiani (La Stampa, Il Giorno e Paese Sera).Con lo sguardo allucinato, stretto da due carabinieri che lo estraggono a forza da un grande frigorifero della sua casa di Velletri, giganteggia l’immagine choc di uno fra gli interpreti più celebri del cinema: Ugo Tognazzi.Lui “la mente delle Brigate rosse”? Impossibile.
E allora quella prima pagina (cui, incredibilmente, danno credito anche alcuni direttori di giornali, quelli veri…)?
Quella foto? Quel titolo a caratteri cubitali? In realtà si trattava della rielaborazione (con la grafica delle testate originali clonata perfettamente) di un gruppo di figliocci di Pino Zac, l’uomo che aveva importato in Italia il modello urticante della rivista francese “Le Canard enchaîné”. Gli articoli su Tognazzi “capo delle BR” sono da Pulitzer della presa per i fondelli: “Quando la comicità diventa eversione”; “E ora caccia a Vianello: anche lui fa parte della direzione strategica delle BR”; “Raimondo: Ugo è pazzo ma lo perdono”; Tognazzi: “Mi dichiaro prigioniero politico”; “Le congratulazioni di Pertini: da dietro le quinte pianificavano gli attentati”.
Sembra assurdo, ma ci cascano in tanti. A firmare “l’esclusiva” fu il settimanale satirico “Il Male” con la complicità anarcoide di un Tognazzi al top della carriera.
Ma perché un personaggio tra i più popolari del Paese accettò di imbarcarsi in una zingarata alla “Amici miei”, politicamente rischiosissima? Lo abbiamo chiesto proprio a quel “giovane” Ricky che ora ha 71 anni e il sogno di diventare attore lo ha realizzato con successo.
Ugo Tognazzi assecondando la tresca dei geni del Male mise a repentaglio la propria immagine. mise a repentaglio la propria immagine.
«L’idea delle prime pagine fasulle venne a Sandro Parenzo che collaborava col Male ed era amico di Ugo. Papà disse subito sì. Nessun cinismo, fu solo un gesto dadaista, folle e rivoluzionario come quello di Orson Welles nel celebre scherzo radiofonico quando nel ’39 annunciò l’invasione del New Jersey da parte dei marziani».
Pure in Italia si scatenò una piccola “Guerra dei mondi” e D. Pure in Italia si scatenò una piccola “Guerra dei mondi” e in migliaia si precipitarono in edicola chiedendo i giornali in migliaia si precipitarono in edicola chiedendo i giornali con la notizia con la notizia “dell’arresto di Tognazzi”. Il gioco di prestigio riuscì benissimo.
«Anche troppo. Ugo però non aveva calcolato la portata delle conseguenze. Il giorno dopo la pubblicazione scoppiò il caos, papà si chiuse in casa preoccupato di aver esagerato. Mio fratello Gianmarco non andò a scuola per alcuni giorni. Ma quando un giornalista riuscì a stanare Ugo, lui rivendicò orgogliosamente il “diritto alla cazzata».
Che significa “diritto alla cazzata”?
«Metaforicamente vuol dire appellarsi al dovere di un artista di osare, pur a costo di sbagliare. Con coraggio e libertà. Nella professione come nella vita privata».Lei come trascorse lo storico giorno in cui fu rivelato al mondo che suo padre era “la primula rossa” del terrorismo? «La mattina della pubblicazione comprai il Male e andai in una trattoria a Tor di Nona dove solitamente mangiavo con Ugo. Il proprietario era un ex pugile: lui sbirciando la prima pagina che avevo volutamente messo in bella mostra sul tavolo mi accolse con affetto offrendomi di pranzare in una saletta appartata così nessuno mi avrebbe rotto le scatole. A quel punto gli confessai che quel titolo sul giornale era uno scherzo».
Ma l’operazione del Male fu solo semplice goliardia o dietro lo “scoop” c’era altro?
«L’invenzione di Tognazzi capo delle BR fu la risposta – grottesca e paradossale – dei redattori del Male al cosiddetto Teorema Calogero, il pm che nel “processo 7 aprile” del 1979 decapitò il Movimento del ’77».Era il periodo storico in cui la magistratura metteva sul banco degli imputati i “cattivi maestri” e Toni Negri venne accusato di essere il burattinaio de «l’insurrezione armata. «Tesi paradossale. In tanti alla fine furono assolti. E la provocazione di Tognazzi “cervello delle Brigate rosse” fu la risposta – grottesca e paradossale – a quanti davano una la caccia a un fantomatico Grande Vecchio».
Quella del Male, diretto da Vincino e che vendeva oltre 100mila copie, fu la madre di tutte le fake news?
«Le fake news di oggi sono molto più destabilizzanti. È spesso difficile distinguere tra verità e finzione e le bugie restano in rete per sempre. Quella del Male fu invece un’operazione dissacratoria che durò poche ore centrando però efficacemente l’obiettivo».
Suo padre ne parlò sempre con divertimento.
«Sì. Lo fece anche in una trasmissione Rai con Luciano Salce che gli chiese perché il Male avesse scelto proprio lui come “capo delle Br”. E Ugo rispose: evidentemente ho un certo spessore e un po’ anche la faccia da terrorista… Ma non finì qui… Salce lo stuzzicò ancora: “potevano scegliere Villaggio, Gassman o Volonté…”. E Ugo, ironico: Villaggio? Per carità… Gassman? Troppo aulico …, “Volonté? Beh lui era certo il più adatto, anzi non è detto che…».
La foto (falsa) di Tognazzi in manette fa venire in mente quella (purtroppo vera) di Tortora arrestato con accuse infondate. Lei ha diretto e interpretato nel 2012 il ruolo di Tortora in una miniserie Rai. Cosa ha provato?
«Ho avvertito l’orgoglio di riaffermare l’innocenza di un galantuomo distrutto dall’incuria giudiziaria. Poi però la verità è venuta fuori. Troppo tardi. Tortora ne morì. Il dramma patito ebbe nel corpo di Enzo l’effetto di una bomba«.Perché Tortora, da innocente, entrò nel tritacarne giudiziario?«Una vicenda scellerata, frutto di quella stagione che nei tribunali premiava il pentitismo fine a sé stesso, senza verifiche».Oggi il caso Garlasco è sconvolgente. «Il cambio di rotta a cui stiamo assistendo nel delitto Poggi è incredibile. Una storia terribile che seguo con disagio. Preferisco leggere i gialli letterari, quelli veri intrisi di sofferenza mi fanno paura».
Cosa la preoccupa del sistema informativo?
«L’autocensura. E il timore degli editori di rischiare. Un tempo c’era la forza di fare satira e ogni giornale aveva il suo vignettista di riferimento. Ma oggi dov’è un nuovo Forattini?».
Anche in questo Tognazzi (in coppia con Vianello) fece D. Anche in questo Tognazzi (in coppia con Vianello) fece scuola con la mitica gag sul presidente Gronchi…
«Era il 1959. Imitarono la caduta dalla sedia del presidente avvenuta in diretta durante una visita alla Scala. Il programma Rai “Un due tre” fu immediatamente chiuso con Ugo e Raimondo esclusi a lungo dalla tv di Stato».
Questo e tanto altro, compresa la vicenda delle false prime pagine del Male, arricchiranno prossimamente la ripresa in tournée della mostra “Ugo di noi” curata da Marco Dionisi col contributo di Gianmarco Tognazzi e dell’Archivio Tognazzi istituito nel 2015 grazie alla collaborazione tra il comune di Cremona e l’Università di Pavia.
«Cremona è la città dove Ugo è nato e l’Università di Pavia si è fatta promotrice di un Archivio trasformatosi negli anni in un centro di ricerca sempre più documentato e frequentato dagli studenti. Papà ne sarebbe felice. Anche nelle vesti, inventate, di capo delle Br».

