Lo spiega Andrea Romigi, neurologo e professore associato presso l’UniCamillus nell’editoriale è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 4 luglio 2026
di Francesca Ferri
Non chiamatela “droga leggera”. La cannabis, il cui consumo è in crescita tra gli adolescenti, provoca al cervello danni irreversibili. Lo spiega il professor Andrea Romigi, neurologo, direttore del Centro di Medicina del Sonno
dell’IRCCS Neuromed e Professore Associato presso l’UniCamillus.

I dati più recenti dimostrano che chi ha abusato di cannabis in età evolutiva presenta uno spessore corticale ridotto, soprattutto nelle aree frontali, responsabili delle funzioni esecutive e della regolazione delle emozioni». Ma non solo.
«Un’altra struttura colpita è l’ippocampo, la stessa struttura colpita da Alzheimer, il relè fondamentale della memoria – spiega Romigi –. L’apprendimento passa attraverso quelle quelle aree. Soprattutto negli adolescenti è dimostrata una riduzione del quoziente intellettivo in chi faceva stabile utilizzo di cannabis rispetto a chi non lo faceva. C’è poi un legame strettissimo tra l’uso della cannabis e la presenza di disturbi, soprattutto di natura psicotica. Inoltre se sei geneticamente predisposto a sviluppare una psicosi, probabilmente si anticipa».
Più l’età si abbassa, più devastanti sono i danni. Ma perché ancora molti percer+piscono la cannabis come una droga tutto sommato meno pericolosa di altre? «Ci sono degli aspetti culturali – conclude Romigi –, ma sicuramente dipende anche dal fatto che ha delle conseguenze acute meno evidenti rispetto ad altre sostanze, quindi è un danno che non si vede subito e questo può falsamente far pensare che sia una sostanza paradossalmente non dannosa. Però, ripeto, è una falsa percezione».
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