Anoressia, bulimia e binge eating. Se n’è parlato di recente nella giornata di sensibilizzazione. L’esperta spiega come cogliere i campanelli d’allarme
di Francesca Birello*
Il 15 marzo ricorreva la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, una data che nasce per rompere il silenzio su disturbi come anoressia, bulimia e binge eating. Questa ricorrenza ha una storia profondamente umana: è stata istituita nel 2012 da Stefano Tavilla in memoria della figlia Giulia, morta a soli 17 anni mentre era in lista d’attesa per un ricovero.
Da allora, il lilla è il colore della sensibilizzazione e del supporto, per ricordare che i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) sono patologie psichiatriche complesse caratterizzate da un comportamento alimentare alterato, un’ eccessiva preoccupazione per il peso e una distorta percezione dell’immagine corporea.
Le forme principali includono Anoressia, Bulimia, Binge-Eating (disturbo da alimentazione incontrollata) e ARFID. Queste condizioni comportano gravi rischi per la salute fisica e mentale.
Non sono un capriccio o una fase passeggera, ma una ferita profonda che colpisce sempre più precocemente. Se negli anni scorsi parlavamo di informazione, oggi dobbiamo parlare di una vera e propria emergenza sanitaria.
I numeri dell’emergenza: cosa dicono i pronto soccorso
I dati più recenti dell’Oms e del ministero della Salute delineano un quadro critico: negli ultimi anni si è registrato un aumento dei casi di DCA che sfiora il 40%. Ma il dato che più spaventa noi professionisti e voi genitori è l’abbassamento dell’età: oggi l’esordio può avvenire già intorno agli 8-9 anni.
Come sottolinea spesso il professor Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza al Bambino Gesù, i nostri pronto soccorso si sono riempiti di giovanissimi in crisi acuta. Non si tratta solo di estetica, ma di una sofferenza psichica che esplode nel corpo perché i ragazzi non trovano altre vie per comunicare il proprio disagio.
Oltre lo specchio: il ruolo del trauma e dei social
Nella mia esperienza clinica nel trattamento dei traumi, osservo come il cibo diventi spesso l’unico elemento di controllo in un mondo che sembra fuori controllo. Lo stress post-pandemia e l’angoscia legata ai conflitti globali hanno creato un terreno fertile per l’insicurezza. L’isolamento sociale e l’iper-esposizione ai modelli estetici dei social media hanno agito come benzina sul fuoco, rendendo i nostri figli più fragili davanti allo specchio.
Campanelli d’allarme: a cosa deve prestare attenzione un genitore?
Non sempre è facile distinguere un cambiamento adolescenziale da un segnale di allarme. Ecco alcuni indicatori chiave:
– L’isolamento ai pasti: Trovare scuse sistematiche per non mangiare a tavola con la famiglia (“Ho già mangiato”, “Preferisco studiare ora”).
– Cambiamenti dell'umore: Irritabilità eccessiva, specialmente in prossimità dei pasti, o un forte senso di colpa dopo aver mangiato.
– Ossessione per le etichette: Un interesse quasi matematico per le calorie e i “cibi proibiti”
– Uso strategico dei vestiti: Indossare abiti molto larghi (oversize) per nascondere le forme del corpo, sia in caso di perdita che di aumento di peso.
Cosa possiamo fare noi genitori? La prevenzione del dialogo
La prevenzione parte dalla tavola, ma non nel senso calorico del termine. Parte dalla qualità della nostra relazione.
1. Non giudicare il corpo: Evitiamo commenti sulla forma fisica dei figli o di altre persone. Insegniamo loro che il valore di una persona non risiede in una taglia.
2. Validare le emozioni: Se un figlio è triste o arrabbiato, non spostiamo l’attenzione sul cibo (“Mangia qualcosa che ti passa”). Aiutiamolo a dare un nome a quell’emozione: la rabbia o la tristezza non si curano con la restrizione o l’abbuffata.
3. Chiedere aiuto precocemente: La tempestività è tutto. Se avete un dubbio, non aspettate che il sintomo diventi grave. Consultare un esperto precocemente può cambiare
radicalmente la prognosi.
La speranza
Illuminare le nostre città di lilla non è stato solo un gesto simbolico. È dire a ogni ragazzo e ogni ragazza: “Ti vediamo, non sei solo, la tua sofferenza merita ascolto”;. Dal disturbo alimentare si può uscire, ma serve una rete: medici, psicologi, nutrizionisti e, soprattutto, una famiglia informata, sostenuta e mai lasciata sola. Se riconosci alcuni dei segnali descritti o hai bisogno di un orientamento, non affrontare il dubbio in solitudine. Esistono reti di supporto dedicate. Segnalo inoltre il Numero Verde Nazionale: 800.180.969 dedicato ai disturbi del comportamento alimentare. Il numero è attivo 24 ore su 24, da lunedì a venerdì, in modo gratuito e anonimo.
Foto: Pixabay

Psicologa-psicoterapeuta
Sito: www.drssabirello-psicologofirenze.it

