Allattamento al seno e HIV: la ricerca che dà voce alle madri

Il progetto Lacta della dott.ssa Stefania Bernardi apre nuove prospettive tra clinica, diritti e qualità della vita

di Angelica Amodei

 

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù prende forma un progetto che affronta uno degli ultimi nodi irrisolti nella gestione dell’HIV nei Paesi occidentali: l’allattamento al seno nelle donne sieropositive. A guidarlo è la professoressa Stefania Bernardi, pediatra e infettivologa, vincitrice del Fellowship Program 2025 promosso da Gilead Sciences.

Il progetto, denominato Lacta study (Supporto all’allattamento al seno per mamme HIV positive), è partito a gennaio 2026 e si svilupperà nell’arco di 12 mesi, con l’obiettivo di comprendere bisogni, rischi e opportunità legati a una scelta tanto naturale quanto complessa per le donne che convivono con l’HIV.

Un tema ancora aperto

Negli ultimi decenni, la gestione dell’HIV ha conosciuto progressi straordinari. Oggi, grazie alle terapie antiretrovirali, una persona con carica virale non rilevabile non trasmette il virus: è il principio noto come U=U (Undetectable = Untransmittable). Tuttavia, questo paradigma non può ancora essere applicato con certezza all’allattamento al seno.

Sebbene il rischio di trasmissione durante l’allattamento sia estremamente basso nelle donne con viremia soppressa, non è completamente azzerato. È proprio in questo spazio di incertezza che si inserisce il progetto Lacta, con l’obiettivo di raccogliere dati scientifici e costruire percorsi sicuri e consapevoli.

L’iniziativa si muove anche nella direzione indicata da programmi internazionali come Women Against Viruses in Europe (Wave), che sottolineano l’urgenza di approfondire questo tema: nel mondo, oltre 20 milioni di donne vivono con l’HIV e ogni anno si registrano più di un milione di parti.

Gli obiettivi del progetto

Il Lacta study si concentra su donne in terapia antiretrovirale con soppressione virologica confermata e si articola in tre principali scopi:
  • valutare il reale bisogno di allattamento al seno nelle donne con HIV,
  • sviluppare materiali informativi chiari e accessibili per le neomamme,
  • promuovere consapevolezza e sicurezza nella gestione della malattia.
Tra i risultati attesi, la definizione di percorsi clinici più efficaci e una migliore integrazione tra specialisti – ginecologi, infettivologi e pediatri – per garantire un’assistenza completa alla coppia madre-bambino.

La storia di una vocazione

Il percorso della dottoressa Bernardi nasce da una scelta precoce e da una forte motivazione. Laureata a soli 24 anni, intraprende subito la specializzazione in pediatria, avvicinandosi fin dall’inizio alle malattie infettive.

Un momento chiave arriva con una borsa di studio europea che la porta a Londra, all’Institute of Child Health, dove approfondisce il trattamento dell’HIV in età pediatrica, allora ancora poco esplorato. Da quell’esperienza nasce un impegno che continuerà negli anni, contribuendo anche a cambiare l’approccio clinico: oggi, infatti, i bambini con HIV iniziano la terapia fin dai primi giorni di vita.

«La mia ricerca è sempre partita dall’osservazione clinica», racconta. «È nel contatto quotidiano con i pazienti che nascono le domande più importanti». Bernardi ha vissuto anche le fasi più difficili dell’epidemia, quando molti bambini non sopravvivevano. Un’esperienza che ha rafforzato il suo impegno: «Mi sono sempre chiesta se si potesse fare di più. Oggi vedere questi bambini crescere sani è la risposta più autentica».

Dare voce alle donne

Il progetto LACTA nasce anche dall’ascolto. Oggi le donne con HIV possono affrontare una gravidanza in sicurezza e avere figli sani. Tuttavia, l’allattamento resta un tema carico di dubbi e spesso di silenzio.
«Vogliamo capire se esiste un bisogno reale di superare anche questo ultimo limite», spiega Bernardi. «E soprattutto vogliamo dare voce alle donne». Molte di loro vivono la propria condizione in isolamento, senza poterla condividere nemmeno con il partner. In questo contesto, il ruolo del medico va oltre la cura: diventa ascolto, supporto, relazione.

HIV in Italia: i dati più recenti

Secondo i dati aggiornati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di HIV, con un’incidenza di 4 casi ogni 100.000 residenti, inferiore alla media dell’Europa occidentale.
Tra gli elementi più rilevanti:
  • circa 150.000 persone vivono con l’HIV nel Paese
  • l’incidenza più alta si registra tra i 30 e i 39 anni
  • l’87,6% delle trasmissioni avviene per via sessuale
  • è in aumento la quota di diagnosi tardive
Un dato particolarmente critico riguarda la diagnosi: oltre l’80% delle persone con AIDS scopre la propria sieropositività solo nei mesi precedenti.

Un impegno che guarda al futuro

Il progetto della dott.ssa Bernardi si inserisce nella quindicesima edizione del Fellowship Program di Gilead Sciences, attivo dal 2011 e dedicato al sostegno della ricerca scientifica indipendente. In questi anni, il programma ha finanziato 479 progetticon oltre 12 milioni di euro, contribuendo in modo significativo all’avanzamento della pratica clinica.
In questo contesto, il LACTA study rappresenta un passo ulteriore: non solo verso una maggiore sicurezza clinica, ma anche verso un riconoscimento più ampio dei diritti e dei bisogni delle donne con HIV.
Perché oggi, più che mai, la sfida non è solo curare la malattia, ma migliorare la qualità della vita. E, forse, anche restituire alle madri la libertà di una scelta.
Foto: Pixabay
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