Medaglia d’oro alla maternità. L’immagine dell’atleta Francesca Lollobrigida che abbraccia il figlio subito dopo aver vinto la gara di speed skating sui 3000 metri alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 (vincerà pure la gara de 5000 m.) è diventata il simbolo di un messaggio forte per tutte le donne e le mamme d’Italia e del mondo. Non solo per le vittorie di una donna in una disciplina sportiva che nel nostro Paese diventa visibile solo in occasione delle grandi manifestazioni sportive come le Olimpiadi invernali, ma anche perché Lollobrigida, 35 anni, è diventata mamma solo tre anni fa, cioè all’apice della sua carriera sportiva.
Atleta e mamma: il ruolo della FISG
Queste vittorie, pur non senza difficoltà, ha dimostrato come sia possibile conciliare l’impegno professionale di un’atleta di alto livello e il concepimento di un figlio, quando sia le prestazioni sportive che, in generale, la possibilità per una donna di procreare sono nel periodo di massimo potenziale. Un caso emblematico che, grazie ad un programma speciale, può diventare un esempio di riferimento per tante altre donne nel panorama sportivo italiano e internazionale.
Grazie alla volontà e alla tenacia di Francesca Lollobrigida, la FISG (Federazione Italiana Sport del Ghiaccio) ha infatti elaborato e realizzato un progetto specifico per creare tutte le condizioni che hanno permesso alla pattinatrice di rispettare il programma di preparazione per arrivare alle Olimpiadi di quest’anno e di salire due volte sul gradino più alto del podio.
Dopo le Olimpiadi invernali di Pechino nel 2022, l’atleta aveva infatti paventato l’intenzione di diventare mamma condividendo con la FISG le scadenze per tornare a allenarsi con l’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Il consiglio federale ha risposto subito con la massima disponibilità in particolare per l’organizzazione degli spostamenti.
Lollobrigida abita infatti in provincia di Roma e poiché la disciplina in cui è specializzata non ha un centro federale vicino a casa, come atleta deve trascorrere parecchie settimane continuative in Trentino Alto-Adige e all’estero per raduni, gare e allenamenti.
«Una madre lontana dal proprio figlio non ha la mente lucida per poter lavorare»
«Quello che abbiamo potuto fare è stato rassicurarla che noi saremo sempre stati al suo fianco in tutte le esigenze che lei, il bambino e la loro famiglia avrebbero avuto. Abbiamo fatto tutto quello che serve per dare tranquillità alla mamma e al bambino perché una madre lontana dal proprio figlio non ha la mente lucida per poter lavorare. Ma va comunque sottolineata la forte volontà di Francesca e della sua famiglia a impegnarsi in questo percorso», spiega a Mamme Magazine Luigi Sartorato, consigliere federale responsabile del settore velocità della FISG.
La Federazione ha infatti destinato una parte del suo budget per allocare le risorse a supporto di Lollobrigida: durante gli spostamenti in Italia è sempre stato messo a disposizione un appartamento dove far soggiornare i familiari e il marito o la sorella hanno avuto la possibilità di accompagnarla agli appuntamenti internazionali, mettendo a disposizione i mezzi per garantire sempre che Tommaso fosse accudito e potesse essere vicino alla mamma.
Maternità centrale per raggiungere il risultato olimpico
In questa storia la maternità è stata un elemento centrale che ha contribuito al raggiungimento del risultato olimpico grazie alle condizioni create per tutelare, garantire e agevolare il rapporto tra madre e figlio in un clima di serenità e collaborazione, come in questo caso ha fatto la FISG. «Il programma di accompagnamento e supporto a Francesca Lollobrigida è stato per tutta la Federazione un’esperienza importante e noi ci teniamo che sia un esempio e un segnale di attenzione nei confronti della donna atleta e mamma».
L’esempio dato dalla FISG rappresenta ad oggi un caso unico di quello che lo sport può fare per supportare le atlete che desiderano diventare mamme e la cui carriera le porta spesso a posticipare la maternità a un’età in cui poi, statisticamente, diventa più difficile realizzare questo progetto.
«Se l’atleta trasmette la volontà di diventare madre deve sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che mette a disposizione i mezzi per supportarla e che non le farà mancare l’affetto e la vicinanza con i figli e con la famiglia. È fondamentale che questo concetto entri anche nella mentalità degli allenatori, dei direttori tecnici, di tutto lo staff: ci deve essere apertura mentale e la consapevolezza di essere fortunati ad avere atlete che hanno la grinta che ha avuto Francesca» conclude Luigi Sartorato.
L’auspicio è che molte altre Federazioni sportive prendano spunto dalla FISG per rendere i progetti dedicati alle mamme atlete insieme con le iniziative del Coni e del governo una realtà consolidata nel nostro Paese a supporto di chi pratica sport ad alto livello e vuole coronare il sogno della maternità senza rinunciare alla carriera sportiva.

