Donne ricercatrici: «Io 007 dei manoscritti antichi così ho ricostruito la storia di Bernardino Telesio in Europa»

Una testimonianza della studiosa Giliola Barbero, pubblicata sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 7 marzo 2026

di Giliola Barbero*

 

Da anni non viaggio più per turismo e mi muovo soprattutto per le mie ricerche in biblioteca, il più delle volte in bicicletta. Unisco così le mie due passioni, il mio lavoro legato alla ricerca di libri perduti e il cicloturismo, soprattutto quando i ragazzi sono cresciuti.

Il mio più bel viaggio in cerca di libri mi ha portato in Germania per studiare le copie delle edizioni antiche con opere del filosofo cosentino Bernardino Telesio (1509-1588), dalla Baviera al Brandeburgo e ritorno.

Mi chiedevo come dall’Italia meridionale la sua opera fosse arrivata nel tardo Cinquecento alle università tedesche e ai filosofi inglesi, che lo definirono “il primo dei moderni”. Prendere in mano uno per uno i volumi sopravvissuti, avrebbe potuto farmi capire chi li avesse letti e studiati, e come quelle persone li avessero ottenuti.

E così sono partita. Il progetto, per il Centro Internazionale di Studi Telesiani Bruniani e Campanelliani di Cosenza, era poco fortunato, potevo permettermi poco più di un ostello e una bici pieghevole. Sono partita da Monaco e un mattino presto mi sono ritrovata nell’elegante Augusta, la patria dei banchieri Fugger e Welser, sede di vescovi famosi, di ricchi conventi e monasteri.

I fondi della biblioteca parlarono chiaro: ciascuno di loro nel Cinquecento possedeva le edizioni di Telesio, principalmente una stampata a Napoli (1586) e una stampata a Ginevra (1588) con il De rerum natura, una riflessione
sulla natura.

Da Augsburg salii in treno fino a Regensburg e a Bamberga e anche lì trovai affiancate l’edizione di Napoli e quella di Ginevra. Da Bamberga poi visitai le biblioteche di Weimar, Gotha, Halle e Dresda e anche lì le edizioni di Telesio possedute da nobili e religiosi erano due, la napoletana e la ginevrina.

Da una città all’altra continuavo a muovermi in treno e bicicletta, scendevo nelle stazioni, andavo all’Jugendherberge pedalando, poi al mattino studiavo in biblioteca. Nelle città mi muovevo su piste ciclabili che mi lasciavano l’agio di riflettere. Le edizione di Napoli e di Ginevra mi perseguitavano. Come erano arrivati fin lassù quei libri? E perché a Ginevra avevano stampato Telesio?

Il 15 agosto arrivai a Berlino. A Unter den Linden, il grande viale dei tigli, hanno restaurato la polverosa biblioteca dell’est con un nuovo assetto dedicato ai libri antichi. Risalendo fin lì tra treni e bicicletta avevo avuto l’idea e avevo prenotato via email i cataloghi di vendita della Fiera di Francoforte, opuscoli stampati che nel Cinquento servivano a pubblicizzare i libri esposti alla fiera più importante d’Europa. In Italia sono rarissimi. I bibliotecari me ne concessero un centinaio in una sola giornata.

In questi casi bisogna sfogliare lentamente. Il nome ‘Bernardino Telesio’ non doveva sfuggirmi e lui infatti era lì ad aspettarmi tra i libri messi in vendita alla fiera primaverile di Francoforte del 1587.

Lì lo avevano comperato gli uomini di fiducia di nobili e religiosi che ogni anno si recavano alla grande kermesse per conoscere le novità librarie europee. E lì lo aveva acquistato anche l’editore ginevrino, lo aveva copiato e portato la nuova edizione a Francoforte.

Le domande sulle quali avevo riflettuto avevano dunque un senso. La ricerca si fa così: si raccolgono dati, si fa un’ipotesi e la si verifica. In Germania avevo seguito la pista giusta, e ora potevo ridiscendere dall’altro lato, Amburgo, Colonia, Bonn, Mannheim, sempre due edizioni di Telesio per ogni città. La storia poi la raccontai in un libro, ma non è questo l’esito più importante.

*Ricercatrice

Foto: Pixabay

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