Un’esposizione troppo precoce e troppo prolungata agli strumenti digitali ha ripercussioni importanti sulla salute delle bambine e dei bambini nelle diverse fasce d’età. Lo confermano le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP) sull’uso del digitale in età evolutiva supportate da numerose ricerche scientifiche condotte a livello internazionale. Ogni anno guadagnato senza digitale è infatti un investimento sulla salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale dei bambini e degli adolescenti.
Il presidente dalla Spi, Rino Agostiniani, studia da anni il fenomeno dell’utilizzo dei telefonini su adolescenti.
«Le raccomandazioni – spiega Agostiniani – nascono da ciò che riscontriamo nella nostra attività clinica quotidiana e da studi scientifici solidi. I dati evidenziano ad esempio come un’esposizione ai cellulari di 30 minuti in più al giorno sotto i due anni di vita è correlata al ritardo nell’acquisizione del linguaggio che, come tante altre competenze, è basata largamente sull’osservazione e imitazione della figura adulta e non sullo scorrimento di immagini. Da qui nasce l’indicazione di non esposizione agli schermi nei primi due anni di vita».
Quali altre ricadute può avere l’utilizzo non accompagnato di strumenti digitali?
«Le ripercussioni sono importanti anche nelle età successive. A livello fisico, nel mondo si sta osservando l’incremento significativo dei casi di miopia. C’è sempre un ruolo importante della genetica però tenere l’occhio lungamente su una visione nel vicino, facilita nel bambino un’eccessiva crescita del bulbo oculare che è la causa della miopia. Anche il sonno è tra i problemi legati all’uso di dispositivi digitali in età adolescenziale soprattutto la sera, con conseguente riduzione e peggioramento del riposo. Se non si dorme il cervello funziona peggio in quanto il ritmo del sonno è fondamentale per un buon equilibrio cerebrale. Se si riesce a trasmetterlo ai ragazzi si può costruire un futuro di longevità, cioè una vita più lunga e più anni in salute».
Quali criticità emergono invece sul piano comportamentale, emotivo e relazionale?
«Man mano che ci si avvicina all’età preadolescenziale e adolescenziale spaventano quegli aspetti che incidono soprattutto sul comportamento e sulle relazioni. L’uso prolungato dei media e l’accesso precoce ai social sono associati con maggior frequenza a difficoltà nell’apprendimento scolastico, a situazioni di difficile controllo emotivo, di irritabilità, di relazioni più difficili con i pari, fino ad arrivare poi alle situazioni di estrema rilevanza dei casi di cyberbullismo o di adescamento online. In passato nell’adolescenza il confronto avveniva con il mondo dei pari, oggi con i social il confronto è con il resto del mondo. La nostra raccomandazione è di dire no agli smartphone prima dei 13 anni e soprattutto no alla presenza non accompagnata sui social o su internet».
Quali segnali possono aiutare i genitori a intercettare un possibile disagio legato all’uso del digitale?
«Come pediatra e come genitore credo che il rapporto con i figli vada costruito fin da piccoli, facendo comprendere presto i ruoli del padre, della madre, del ragazzo all’interno di un nucleo familiare e come deve essere accompagnato nel suo percorso di crescita. Se si costruisce questo rapporto sin dai primi anni di vita e lo si porta fino all’adolescenza, allora un genitore riesce a percepire che qualcosa nel ragazzo o nella ragazza sta cambiando. Una recente indagine ha messo in luce che la metà degli adolescenti quando ha un problema chiede consiglio a ChatGPT, vuol dire che qualcosa nel dialogo in famiglia non si è costruito in modo appropriato se si preferisce un computer».
Molti genitori utilizzano gli smartphone e i tablet per calmare o intrattenere i più piccoli: quali sono i rischi e quali alternative suggerisce?
«I figli sono un grande piacere ma richiedono anche tempo, attenzione e dedizione. È comprensibile la scelta dettata a volte dalla stanchezza, dalla fatica, dal bambino che piange ma suggerisco di trovare strumenti che siano più accattivanti che non scrollare delle immagini e che consentano di costruire insieme una serenità di vissuto. Inoltre, ci sono studi che dimostrano l’estrema importanza e utilità della lettura ad alta voce ai bambini nei primissimi periodi della vita per il loro neurosviluppo e per la loro serenità».
Quale ruolo devono assumere gli adulti?
«Gli adulti devono essere un modello credibile. I patti digitali sia a livello familiare sia a livello di comunità stabiliscono momenti comuni di disconnessione. Non dobbiamo demonizzare la tecnologia che per tanti versi è estremamente utile, come anche l’intelligenza artificiale, ma si devono offrire ai giovani alternative che siano più gratificanti come gioco, sport, natura, relazioni reali. Inoltre i bambini devono tornare a riscoprire il valore della noia perché quando non sai cosa fare sei costretto a inventarti qualcosa e questo fa lavorare il tuo cervello, la tua fantasia, la tua capacità di inventiva e se anche quello che stai inventando non ti gratifica, va comunque bene perché nella vita bisogna imparare che esistono anche i momenti in cui le cose non vanno come vorremmo e l’abitudine ad avere questi momenti a saperli gestire è una cosa che poi ci si dovrà portare nell’arco della vita».
La tecnologia può avere aspetti positivi per lo sviluppo del bambino e in che modo può diventare uno strumento educativo e non solo di intrattenimento?
«Sicuramente ha degli aspetti fortemente positivi e può consentire una maggior capacità di diffondere, trasmettere conoscenze, informazioni rendendo più facile i rapporti, il dialogo, la conoscenza anche in situazioni di distanza di lontananza. Quello che è fondamentale è che sia ben governata sia da chi costruisce gli algoritmi sia da chi accompagna i ragazzi nel percorso di conoscenza del digitale».
Qual è il ruolo di un pediatra oggi?
«Sono convinto i cambiamenti enormi che stiamo vivendo nell’organizzazione della vita e nel tessuto sociale devono portare anche ad una visione più ampia della pediatria. Il pediatra non può solo occuparsi del bambino quando sta male, ma deve essere un medico consapevole del suo ruolo per sensibilizzare le famiglie sull’importanza di costruire un adeguato stile di vita per quel che riguarda l’alimentazione, l’attività fisica e anche l’uso corretto del digitale».

