«No a madri connesse di notte o i figli ne pagheranno il prezzo»: intervista al professor Giovanni Biggio

Telefonini sì, telefonini no. Spesso si parla dei pericoli legati al moderno mondo dei device, in particolare all’uso di telefoni e tablet da parte di adolescenti, bambini e bambini piccoli. Oggi a supporto di questi rischi e della necessità di regole chiare, soprattutto da parte delle famiglie, ci sono studi scientifici che mettono in luce pericoli importanti. Effetti sullo sviluppo cerebrale dei bambini, disturbi dell’aggressività e molto altro.

Ne parliamo con il professor Giovanni Biggio, professore emerito di Neuropsicofarmacologia dell’Università di Cagliari.

Giovanni Biggio, professore emerito di Neuropsicofarmacologia dell’Università di Cagliari

«Il telefonino – spiega il professor Biggio – non è un giocattolo e va usato con cautela, ha effetti anche drammatici sulla qualità della vita dei nostri ragazzi perché agisce sul sonno. Negli ultimi anni, si sono apprese tutta una serie di conoscenze che prima si potevano intuire ma non c’erano le prove. Quello che si è visto è questo: c’è una molecola prodotta dal nostro cervello, dalla ghiandola pineale, che si chiama melatonina. Ha tante funzioni che vanno al di là del sonno. È la molecola più importante che regola il ritmo circadiano, cioè come il nostro organismo, in particolare il cervello, si modifica dal giorno alla notte, quindi dalla veglia al sonno e viceversa. La melatonina è cruciale da questo punto di vista. La melatonina viene prodotta dalla ghiandola pineale dopo la nascita. Prima non la produciamo».

Non serve al bimbo nel grembo?

«Sì che serve. Il nascituro prende la melatonina in funzione del sonno della mamma. Ovviamente se la mamma non dorme, perché ha problemi o perché passa tanto tempo davanti agli schermi, il bambino nell’utero ne risente. Le mamme che non dormono bene producono meno melatonina. Anche se stanno al buio ne producono un pochino, ma non tanta. Noi produciamo melatonina la sera, quando la luce cala».

Se ne parla poco ma…

«In gravidanza la melatonina viene prodotta sia dalla ghiandola pineale che dall’utero e attraverso la placenta raggiunge il bambino, svolgendo il suo lavoro nel cervello. Quando nasciamo abbiamo già un ritmo circadiano che manteniamo. Un altro aspetto importante è l’allattamento. Il latte materno contiene melatonina, soprattutto la sera. Si sono viste le differenze tra il cervello di un bambino appena nato, coccolato e allattato, con il cervello di un piccolo meno seguito o figlio di una madre depressa. Osservando le immagini cerebrali si vede una crescita più lenta, meno materia grigia. L’amore della mamma aiuta le funzioni cognitive e lo sviluppo ottimale del cervello».

Ciò significa che una mamma che aspetta un bimbo ha il dovere di dormire.

«Proprio così. Lo sviluppo del cervello risente tantissimo del sonno: se non dormi, tutto questo peggiora. E si inizia dal grembo materno. Pensi che studi recenti mostrano che le mamme che dormono poco possono creare danni importanti sul nascituro: nei soggetti geneticamente predisposti aumenta la vulnerabilità a disturbi come autismo e ADHD. Gli autistici dormono poco e spesso vengono trattati con melatonina negli orari giusti. Inoltre, oggi i bambini, gli adolescenti dormono troppo poco e male».

E la colpa è anche dei telefoni e tablet?

«Esattamente. E la deprivazione del sonno fa danni enormi. Se dormi male sei più aggressivo e violento. Se succede cronicamente puoi diventare bullo. Se poi assumi sostanze, peggio. Se vivi in famiglie disastrate ancora di più. Un bambino bullo è sicuramente un bambino che dorme male. Sui ragazzi violenti e sulle relazioni tossiche spesso c’è anche un cattivo riposo. Chi soffre di ansia e depressione è di solito un cattivo dormitore».

Che cosa devono fare i genitori?

«Far vivere il bambino alla luce del sole e all’aria aperta. Questo lo aiuta a dormire meglio la sera. Il sonno influenza anche il genoma: durante il sonno il DNA viene riparato. Se dormiamo male, la riparazione non avviene correttamente e aumentano i danni cellulari. Siamo più vulnerabili alle patologie».

Quali sono i principali effetti della luce blu sul cervello, soprattutto nei bambini?

«La luce bianca-blu serale diventa micidiale perché blocca la melatonina proprio quando dovrebbe essere prodotta. Computer e smartphone a pochi centimetri dal viso riducono la produzione. La tecnologia moderna ha cambiato le abitudini dei nostri figli: videochiamate, collegamenti, attività online. Non va negata, ma usata con intelligenza. La sera bisognerebbe usarla solo fino alle 21:30 circa, poi toglierla. I ragazzi dovrebbero dormire almeno 9-10 ore, non 6-7 come spesso accade».

A che età l’esposizione ai device diventa delicata?

«Andrebbe evitata prima dell’età scolastica perché può creare dipendenza. Alle elementari solo come gioco e con limiti di tempo e sempre con il controllo di un adulto. Altrimenti il cervello resta attivato eccessivamente, come con l’acceleratore premuto. Concediamo del tempo limitato: massimo una ora continuativa. Devono fare pause e fare anche altre attività, come leggere o giocare».

Quali segnali da osservare nei figli?

«Molti ragazzi usano il telefono di notte e lo tengono sotto il cuscino per non farsi sentire dai genitori. Segnali tipici: sonnolenza, irritabilità, calo di attenzione. Non solo: il bambino si disabitua a socializzare. Tutto passa attraverso lo schermo, anche i rapporti. Parlano tramite messaggi invece che dal vivo».

L’errore più frequente?

«Dare uno smartphone al bambino per tenerlo tranquillo. Una regola d’oro: dopo cena niente schermi e almeno 9-10 ore di sonno».

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