«Lasciate i telefonini ricominciate a scrivere»

Il ritorno della scrittura con la penna stilografica aiuterebbe la memoria e lo sviluppo del pensiero nei più piccoli. Parla il presidente dell’Associazione Grafologica Italiana, Guglielmo Incerti Caselli «Scrivere a mano è un gesto personale, poetico che aiuta a sviluppare il cervello». L’intervista è stato pubblicata sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 14 marzo 2025

di Alessia Dalla Riva

Scrivere a mano è un gesto personale, poetico che aiuta a tenere la mente allenata. E’ importante che i bambini continuino a usare carta e penna e utilizzino il meno possibile i device che li disabituano a scrivere a mano con conseguenti ritardi cognitivi: la scrittura manuale attiva 13 aree del cervello mentre quella sui dispositivi digitali ne attiva solo un paio. Questo non vuol dire che la tecnologia deve essere demonizzata però va trovato il giusto equilibrio tra le due cose».

Guglielmo Incerti Caselli è il presidente di Agi, l’Associazione Grafologica Italiana che riunisce più di 650 grafologi professionisti che operano in diversi ambiti e con diverse specializzazioni, a partire dall’educazione al gesto grafico per i bambini e per le scuole. L’associazione è promotrice della legge attualmente in approvazione al Senato, dopo il sì della Camera, per istituire con cadenza annuale la settimana italiana della scrittura a mano con eventi nelle scuole e su tutto il territorio nazionale, per diffondere e divulgare al meglio un gesto che è un vero e proprio patrimonio da conservare e promuovere.

Presidente Incerti Caselli che differenza c’è tra calligrafia e grafologia?

«La calligrafia è lo stile della scrittura: si può imparare a scrivere in diversi stili ma è una questione soprattutto estetica. La grafologia invece studia il gesto grafico spontaneo che evolve e rappresenta la nostra personalità, che è unico come la nostra impronta digitale. Non esiste una scrittura uguale ad un’;altra perché quello che mettiamo sul foglio è quello che noi siamo. Il grafologo interpreta anche il disegno sotto l’aspetto del tratto e della posizione nel foglio, ovvero diventa rilevante lo spazio in cui noi ci collochiamo e ci muoviamo se cominciamo a scrivere tanto in alto, se stiamo molto vicini al margine di sinistra o se non lasciamo margini, se partiamo invece a metà foglio».

Cosa comporta per i bambini perdere l’abitudine all’uso della scrittura a mano?

«Dal Ministero dell’Istruzione e del merito arrivano dati allarmanti: nell’anno scolastico 2013/2014 sono stati rilevati circa 30.000 casi di disgrafia mentre gli ultimi dati del 2023/2024 li portano a 120.000 con un incremento molto alto soprattutto nelle scuole primarie e le secondarie di primo grado. Personalmente credo che non tutti questi casi siano gravi, nel senso che a volte è solo una questione di gesto grafico e non proprio di disgrafia pura che a volte è associata anche la dislessia. Però sono dati significativi che riguardano i ragazzi impegnati per troppo tempo con cellulari, tablet e computer. Come Agi siamo intervenuti attraverso il Ministro Valditara e alcune raccomandazioni inserite nelle nuove linee guida ministeriali sono il frutto anche del nostro intervento, come il ritorno all’uso del diario su cui annotare i compiti nella scuola primaria. Però di strada da fare ce ne è sicuramente ancora molta».

La scrittura di un bambino può rivelare aspetti del suo carattere o del suo stato emotivo?

«Fino alla terza classe della scuola primaria il bambino è in fase di evoluzione della scrittura ma qualcosa si può già vedere, soprattutto se c’è il rischio di una leggera disgrafia o di un gesto grafico non corretto. Successivamente, quando il gesto grafico dovrebbe essere acquisito, inizia l’;evoluzione e la personalizzazione della scrittura, cioè il bambino cresce e cambia anche il suo modo di scrivere. La cosa fondamentale è che i bambini imparino soprattutto a scrivere in corsivo, perché oggi c’è la tendenza a usare molto lo stampatello che è una grafia molto più lenta dove ogni lettera è staccata dall’altra. Il corsivo invece trasmette segnali cognitivi molto diversi: i collegamenti tra le lettere sono un modo per andare avanti e proseguire con le idee».

Come viene insegnata oggi la scrittura a mano a scuola?

«La scrittura a mano è diventata marginale mentre un tempo la calligrafia era una vera e propria materia scolastica. Si dovrebbe partire dalla scuola primaria con l’insegnamento delle basi attraverso quei segni di pregrafismo e quei movimenti che permettono di arrivare alla scrittura a mano nel modo più corretto. Il bambino non dovrebbe imparare a scrivere prima della scuola primaria perché se il gesto è sbagliato comporterà difficoltà e a quel punto andrebbero scardinati tutti gli automatismi per ricostruirne dei nuovi con un percorso tortuoso. Scrivere a mano permette anche di riscoprire i materiali e gli strumenti come la penna stilografica che, se fosse per me, dovrebbe essere adottata da tutte le scuole perché è uno strumento che obbliga ad avere l’;impugnatura e la postura corretta altrimenti il pennino non scrive a differenza delle penne roller che scrivono anche con l’impugnatura sbagliata».

Cosa possono fare i genitori per stimolare una buona relazione con la scrittura?

«E’ fondamentale che i genitori capiscano quanto è importante scrivere a mano e lo trasferiscano ai loro figli incoraggiandoli all’abitudine di usare carta e penna. Scrivere e prendere appunti a mano comporta un’attivazione della memoria molto diversa con un impatto molto importante sul cervello dei bambini che va stimolato con più funzioni possibili».

In quali altri ambiti scolastici si può applicare la grafologia?

«Si può ad esempio intervenire nella sfera dell’orientamento scolastico, magari in terza media dove ci sono indecisioni sul percorso da intraprendere alle superiori o a volte semplicemente per indagare su un equilibrio di classe se richiesto dagli insegnanti in situazioni particolari. Attraverso le grafie si riescono a delineare le personalità degli studenti per capire quali strategie è meglio adottare. Lo stampatello in molti casi viene visto come un nascondiglio: se scrivo in stampatello non personalizzo e non mi faccio vedere, non mi manifesto. Gli elementi da osservare sono tanti e anche attraverso l’analisi della classe o laboratori di scrittura si cerca di capire quali possono essere gli equilibri e adottare strategie migliori».

Quali iniziative state promuovendo?

«Agi è impegnata affinché la scrittura mano corsiva latina diventi Patrimonio Immateriale dell’Umanità e stiamo lavorando presso l’Unesco per ottenere questo riconoscimento. Inoltre quest’anno organizzeremo la quinta edizione del primo Festival italiano della scrittura a mano Manu Scribere che si terrà a Bologna dal 18 al 20 settembre, un’occasione importante per divulgare e promuovere questo patrimonio che non possiamo perdere».

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