L’intervista è stata pubblicata sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 21 marzo 2025
di Angelica Amodei
La storia ci ha presentato personalità con talenti talmente eccezionali da essere definiti veri e propri geni. Ma il talento è qualcosa con cui si nasce oppure si costruisce nel tempo?

Si dice che il cervello dei geni sia più grande: è così?
«E’ un falso mito. Contano le connessioni, non le dimensioni: conta l’efficienza delle reti neurali e la connettività funzionale tra le diverse aree».
Altri elementi che fanno la differenza?
«Un altro elemento nello sviluppo di un atteggiamento “genialoide” è il pensiero laterale: significa che la genialità sfrutta un circuito cerebrale gestito dalla corteccia prefrontale, in grado di creare nuove associazioni mentali. Infatti si parla di neuro divergenza e creatività. Il pensiero divergente è tipico delle persone con ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), che permette un pensiero fuori dagli schemi».
La genetica c’entra?
«Si, perché l’intelligenza è in parte una capacità innata. Ma non tutto è legato ai geni, anche le relazioni e le esperienze contribuiscono ad aumentare queste capacità».
La genialità va allenata…
«Si. Studi recenti di neurofisiologi e neuropsichiatri americani hanno analizzato, tramite risonanza magnetica funzionale, cervelli di persone con intelligenza normale e con alto quoziente intellettivo. Noi abbiamo due tipi di memoria, quella implicita e quella esplicita. La memoria esplicita è quella che caratterizza maggiormente l’atteggiamento geniale. Chi ha una memoria esplicita più sviluppata mostra una maggiore capacità di creare connessioni neurali dinamiche, che si diramano in più aree del cervello e permettono di trovare soluzioni rapide e originali, spesso diverse rispetto a quelle di persone con intelligenza nella norma. E’ lo sviluppo delle reti neurali che determina la genialità, su una base genetica».
Ma la personalità gioca un ruolo importante…
«È importante distinguere tra intelligenza e psiche. Una persona può essere molto intelligente e avere una grande capacità di sfruttare la memoria esplicita, ma se ha una personalità fragile, lo stress o l’ansia da prestazione possono bloccarla. Il soggetto non riesce a esprimere le proprie potenzialità, perché ansia e stress possono compromettere la capacità di elaborare nuove informazioni».
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