Loretta Goggi ha iniziato a otto anni a recitare ed è arrivato subito il successo. «Per restare tanti anni in alto il mio segreto sono state tre pause: fermarsi e divertirsi». Loretta Goggi, 75 anni, è una cantante, attrice, imitatrice, doppiatrice, conduttrice radiofonica e televisiva. È divenuta protagonista della tv italiana sin dagli anni sessanta, ha iniziato la sua carriera da bambina vincendo un concorso radiofonico.
L’intervista è stata pubblicata sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 21 marzo 2025
di Emilio Piervincenzi
Oh Dio, quasi non lo ricordavo più. Avevo 8 anni quando incisi il mio primo disco, una cosa religiosa mi pare, dedicata alla pastorella di Lourdes. Tutto è iniziato così». Ora di anni Loretta Goggi ne ha molti di più e nell’era di Wikipedia lo possiamo anche rivelare: 75 vicina ai 76.
E tuttavia la rintracciamo sul set di “Il mio nemico immaginario” in cui Loretta recita al fianco di Giulia Bevilacqua e Fabio Volo. Film cui tiene moltissimo: «È una favola moderna, ci offre dei sentimenti di cui abbiamo un enorme bisogno soprattutto di questi tempi. Uscirà in dicembre e mi ha dimostrato che ho ancora la forza fisica di lavorare».
La voce di Wonder Woman Loretta è calda e nasale, un filo roca. Ingredienti che l’hanno resa una delle prime donne dello spettacolo italiano. Ma prima in assoluto in tante cose.
La più giovane a debuttare, la prima a lasciare la Rai per Canale 5, la prima a condurre un festival di Sanremo, la prima a fare l’imitatrice…
«Ero un talento precocissimo, è vero. Con il mio papà ci mettevamo nel lettone ad ascoltare Sanremo, lui cantava e suonava la chitarra anche se era un impiegato della Camera dei deputati. Ma il talento non basta. Ci è voluto un altro tipo di talento per farmi durare così a lungo, il talento dell’umilta».
Quando il sabato sera lei imitava le sue colleghe, Mina e Vanoni o Patty Pravo e Cinquetti, una ventina di milioni di italiani si incollavano alla tv. A proposito, Loretta, mai problemi con le colleghe che imitava?
«No, figurarsi. Con qualcuna facemmo anche un duetto… invece non ho mai avuto riscontri da Mina, che pure era una delle mie imitazioni più riuscite. Forse aveva altro cui pensare…».
E poi è arrivato il tempo dei teleromanzi. Non stiamo qui a citare le decine di grandi lavori in cui ha lavorato o i grandi registi che l’hanno diretta. Ma vorrei sapere come ha fatto a tenere botta per cosi tanti anni.
«Intanto l’applicazione, dedicarmi con serietà al mio gioco preferito che era cantare e recitare. Poi il fisico: ero perfetta per il ruolo di prima attrice giovane, la povera e la malata… in quegli anni erano ruoli molto ricercati. E per me era comunque un divertimento, mi sentivo come una bambola cui cambiavano continuamente vestito quando la storia da recitare passava dal medioevo al rinascimento, o all’ottocento o al primi del novecento. Divertentissimo mi creda…».
Già. La freccia nera e I miserabili, Scaramouche e La vita di Dante…
«Pensi che nei corridoi di via Teulada dove giravamo capitava che Paolo Stoppa, che mi voleva bene, si offrisse per sentire se avevo imparato bene la lezione di storia che stavo studiando».
E comunque questo talento precocissimo, coltivato con cura e dedizione, a un certo punto avrà bisogno di riposo.
«Esatto. Mi sono fermata tre volte. Anche questo è talento, sentire che la tua vita ha preso una direzione in cui potresti perderti. La prima volta che ho detto basta avevo 23 anni. Avevo appena fatto Formula 2 con Alighiero Noschese, un successo enorme. Ma sentii che in tutti quegli anni avevo perduto la mia giovinezza. Lavoro e lavoro, lavoro e lavoro. Ho letto da qualche parte che il tennista Alcaraz spiegava l’importanza del divertimento per ricaricare le batterie. Beh, devo aver pensato la stessa cosa. Dissi stop».
Non fu l’ultimo di stop.
«Mollai tutto anche dal ’79 all’81, subito dopo Fantastico. Rientrai a Sanremo, cantando “Maledetta primavera”. Pochi giorni fa mi hanno comunicato che il brano ha venduto due milioni di copie? Ancora lo comprano…».
Arriviamo al terzo momento di pausa. Talento precoce, Loretta, ma anche un bel caratterino…
«Posso dire di avere investito tanto nella mia vita, tanta fatica e tanta dedizione. Come chiunque deve fare per arrivare a compiere il proprio progetto. Insomma mi ero privata della libertà per tutti quegli anni finché non incontrai l’uomo della mia vita. Lo incontrai tardi e forse anche per questo decisi che non c’era tempo da perdere. Gianni Brezza fu il mio Jonathan Livingston, mi insegnò a volare. E fu quella la pausa che mi riempi’ la vita. Partimmo in barca soli, per sei mesi. Scomparvi da tutto, solo Gianni ed io. E ancora ho nel cuore tanti di quei giorni solitari e felici, quando l’unico talento che conta lo custodisci nel cuore. Insieme a Gianni, nella notte stellata di Capo Teulada, sulla spiaggia ancora calda del giorno. In fondo vuol dire questo avere talento: godere di un momento, anche un solo momento, capace di riempirti l’intera esistenza».

