Body shaming, meme e weight stigma: il peso della violenza altrui

Portare il peso anche psicologico del proprio corpo. Sovrappeso e obesità hanno un impatto sui giovanissimi, spesso vittime di bosy shaming. Ed esiste un problema culturale da affrontare. Il commento è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 31 ottobre

di Manuela Vacca

 

I numeri fotografano uno scenario da non sottovalutare. Gli ultimi dati Istat segnalano che un quinto dei 5 milioni e 140mila ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, residenti in Italia (esattamente il 21 per cento) subisce atti di
bullismo più volte al mese, cioè atti aggressivi di natura fisica oppure verbale, se non entrambi, o psicologica.

E troppo spesso si viene umiliati per il proprio aspetto. Fotografie, video o meme modificati per prendere in giro, magari con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, creati per deridere il corpo di una ragazza o una ragazza, potrebbero essere condivisi in un attimo nelle chat di classe o sui social network, amplificando l’umiliazione per chi se ne ritrova vittima.

Sovrappeso e obesità possono avere un forte impatto nei giovanissimi, specie se si diventa bersaglio di body shaming, la pratica di offendere qualcuno o qualcuna per il suo aspetto fisico con derisioni, insulti, giochi di parole e allusioni.

Il body shaming è oggi una delle forme più diffuse di violenza psicologica e interessa, in realtà, tutte le età: bambini, adolescenti, ma anche persone adulte. Tuttavia, è soprattutto sui primi che sortisce gli effetti più devastanti, specie a lungo termine. Ma non è tutto.

Lo stigma sul peso è ancora uno degli ostacoli più sottovalutati nella cura dell’obesità. Si parla infatti di weight stigma (weight significa “peso” in inglese) per indicare un sistema più ampio di stereotipi, pregiudizi e
discriminazioni ben radicato nella società verso le persone con un peso corporeo considerato eccessivo, che sia sovrappeso o obesità.

Quindi non si tratta di un insulto isolato, ma una struttura culturale e sociale che può essere interiorizzata dalla stessa persona colpita, che crede di valere meno a causa del proprio peso.

La Sio, Società italiana obesità, suggerisce di tenere alta l’attenzione già a partire dall’età pediatrica. Sostiene, inoltre, che in età evolutiva è fondamentale coinvolgere la famiglia e il contesto educativo, in cui si trova il bambino, nella prevenzione dello stigma. Ancora: occorre indagare eventuali esperienze di bullismo ed esclusione sociale.

Infine, valutare l’impatto dello stigma sull’autostima e sull’immagine corporea. Lo stigma, una discriminazione verso chi ha un corpo non conforme agli standard, è un carburante che alimenta il bullismo legato al corpo, trasformando un pregiudizio in un atto diretto di violenza psicologica e sociale. Ecco che risulta fondamentale prevenire e lavorare per smantellare il pregiudizio.

Foto: Pixabay

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