La malattia ha diverse cause e dalla componente genetica possono arrivare indicazioni. Fondamentale la prevenzione dalla tenera età senza colpevolizzare i piccoli e le famiglie. L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 31 ottobre
di Angelica Amodei
Una malattia cronica, progressiva e recidivante che richiede diagnosi tempestive, percorsi di cura accessibili e trattamenti sempre più personalizzati. È il tema al centro del Congresso nazionale SIO WiP 2026, che si è svolto a Palermo. Dalla diffusione dell’obesità in Italia alle nuove ricerche sulla genetica, fino alle potenzialità dell’intelligenza artificiale, il confronto scientifico mette in evidenza la necessità di diagnosi tempestive e percorsi di cura costruiti sulle esigenze di ogni persona.
Una malattia ancora sottovalutata
In Italia il problema dell’eccesso di peso riguarda una quota significativa della popolazione adulta. Secondo i dati della sorveglianza PASSI 2024-2025, il 43% degli adulti presenta un peso in eccesso: il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% vive con obesità. La diffusione è maggiore tra gli uomini, nelle fasce d’età più avanzate e tra le persone con un livello di istruzione più basso o maggiori difficoltà economiche. Eppure, meno della metà delle persone riceve dagli operatori sanitari un consiglio per perdere peso. Un dato che evidenzia quanto sia ancora necessario rafforzare la prevenzione e il riconoscimento dell’obesità come patologia.
La legge 149 del 2025 ha rappresentato un passaggio importante, riconoscendola come malattia cronica, progressiva e recidivante. Non si tratta, infatti, soltanto di una questione estetica o di forza di volontà: l’obesità è una condizione complessa, influenzata da fattori biologici, genetici, ambientali e sociali, associata a un maggiore rischio di numerose complicanze. Il riconoscimento normativo deve tradursi in percorsi assistenziali concreti, tempestivi e accessibili. L’obiettivo è superare lo stigma, favorire una diagnosi precoce e offrire a ogni persona un percorso adeguato alle proprie necessità.
Obesità infantile, il ruolo della genetica
La prevenzione deve iniziare dall’infanzia. Secondo i dati nazionali di OKkio alla SALUTE, il 19% dei bambini presenta sovrappeso, il 9,8% obesità e il 2,6% obesità grave. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di intervenire precocemente, senza colpevolizzare i bambini o le famiglie e considerando il contesto in cui crescono.
La ricerca sta inoltre chiarendo quanto la componente genetica possa contribuire allo sviluppo delle forme più severe e precoci della malattia. Uno studio dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, coordinato da Emanuele Miraglia del Giudice, ha analizzato 400 bambini e adolescenti con obesità grave a esordio precoce, esaminando 79 geni associati alla regolazione del peso corporeo.
In oltre la metà dei partecipanti sono state individuate varianti genetiche rare. Circa due ragazzi su dieci presentavano più di un’alterazione e, in circa un terzo dei casi valutabili, i ricercatori hanno rilevato possibili interazioni tra più geni, un fenomeno definito oligogenico. Saranno necessari ulteriori approfondimenti di laboratorio per chiarire il significato clinico di questi risultati, ma lo studio rafforza una prospettiva importante: non esiste un’unica causa dell’obesità e, soprattutto nelle forme precoci e severe, comprendere la componente genetica può contribuire a orientare diagnosi e trattamenti più personalizzati.
Anche l’indice di massa corporea (BMI), pur restando uno strumento utile per una prima valutazione, non sempre è sufficiente a descrivere il rischio metabolico di una persona. Lo suggerisce uno studio condotto dall’Università di Palermo su 495 studenti universitari: 46 partecipanti, pari al 9,3% del campione, presentavano alterazioni del profilo metabolico. Tra questi, 19, ovvero il 41,3%, avevano un BMI nella norma. La percentuale di massa grassa è risultata un indicatore più efficace del solo BMI o del rapporto tra circonferenza vita e altezza nel distinguere i soggetti con alterazioni metaboliche tra quelli normopeso.
Il dato non significa che il BMI debba essere abbandonato, ma che in determinate situazioni può essere opportuno affiancargli una valutazione più approfondita della composizione corporea e dei parametri metabolici. Avere un peso considerato normale, quindi, non esclude automaticamente la presenza di fattori di rischio. Allo stesso modo, il numero sulla bilancia non può diventare l’unico criterio per giudicare lo stato di salute. La valutazione clinica deve considerare la persona nel suo insieme, tenendo conto della distribuzione del grasso corporeo, della storia individuale e
delle eventuali complicanze.
Le frontiere dell’AI
Una nuova frontiera sono i cosiddetti gemelli digitali, modelli virtuali costruiti a partire dai dati di una persona e pensati per simulare possibili evoluzioni della sua condizione clinica. Un progetto che coinvolge il Policlinico Giaccone di Palermo e Humanitas a Milano punta a raccogliere e integrare dati clinici e metabolici dei pazienti italiani, con la prospettiva di sviluppare strumenti capaci di stimare il rischio di complicanze e prevedere la risposta ai diversi trattamenti. Come sottolineano Roberto Vettor e Silvio Buscemi, l’integrazione di informazioni differenti potrebbe contribuire a una medicina più personalizzata, aiutando a individuare strategie terapeutiche più adatte alle caratteristiche di ogni paziente. L’impiego di dati sintetici potrebbe inoltre contribuire a tutelare la riservatezza delle informazioni personali.
Si tratta, tuttavia, di una prospettiva ancora in fase di sviluppo: le evidenze sull’impiego dell’intelligenza artificiale in questo ambito sono eterogenee e gli strumenti dovranno essere validati prima di un utilizzo clinico esteso. La tecnologia non sostituisce il medico, ma può diventare un supporto per decisioni più informate. Il filo conduttore delle nuove ricerche è chiaro: affrontare l’obesità significa andare oltre il peso e riconoscere la complessità di una malattia che richiede prevenzione, diagnosi e cure continuative. Dalla genetica alla composizione corporea, agli strumenti digitali, la sfida è individuare percorsi sempre più precisi, accessibili e costruiti sulle esigenze del singolo.
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