Rughe o brufoli: smettiamo di chiedere a una donna di giustificare la sua pelle

L’editoriale del numeno cartaceo di Mamme Magazine di sabato 3 ottobre 2026, dedicato all’acne

di Francesca Ferri

 

Una delle prime è stata Aurora Ramazzotti. Attrice, content creator, volto familiare sui social, la figlia di Michelle Hunzicker ed Eros Ramazzotti ha parlato apertamente del suo problema con l’acne, da adulta. La ferocia della Rete non l’ha risparmiata, come se i brufoli fossero una colpa, ma lei non ha mai abbassato lo sguardo. Con lei si è allargata, negli ultimi anni, la cerchia delle donne famose che non si nascondono più, che si mostrano senza trucco,
senza vergognarsi di pustole e cicatrici.

Perché l’acne non colpisce solo gli adolescenti. È in aumento anche tra gli adulti, in particolare tra le donne. E, come per gli adolescenti, non è solo una questione di estetica. L’acne è anche ciò che può accadere dentro, nello sguardo con cui ci si osserva e nel modo in cui si sceglie di mostrarsi, o come reagiamo agli sguardi altrui.

Federica Pellegrini ha raccontato quanto sia stato difficile affrontare l’acne durante l’adolescenza, in un periodo della sua vita già segnato dalla pressione di essere una giovane atleta sotto gli occhi di tutti. La cantante Gaia ha parlato della propria esperienza con l’acne in età adulta, raccontando il desiderio di ritrovare un rapporto più sereno con la propria pelle.

Uno scherzo del destino. C’è un momento, nella vita di una donna, in cui sembra che il copione della bellezza abbia già stabilito le sue regole. Superati i vent’anni, l’attenzione si sposta verso le prime rughe, le linee d’espressione, la perdita di tono. L’industria cosmetica e le pubblicità ci abituano all’idea che la pelle adulta debba soprattutto essere mantenuta giovane, levigata, luminosa.

E invece, proprio quando ci si aspetterebbe di dover fare i conti soltanto con i segni del tempo, ecco comparire un brufolo. Poi un altro. È un cortocircuito difficile da spiegare a chi non lo vive: preoccuparsi delle rughe e, allo stesso tempo, dover combattere con un problema che nell’immaginario collettivo appartiene all’adolescenza. Come se la pelle, invece di seguire le tappe previste, avesse deciso di tornare indietro. E si finisce per non sentirsi più a proprio agio in quella pelle.

Ma perché è così difficile accettare di avere l’acne da adulte? Forse perché arriva in un’età in cui ci si aspetta di avere acquisito una certa sicurezza. Si lavora, si costruiscono relazioni, si affrontano responsabilità, si prendono decisioni importanti. Eppure basta un’imperfezione sul viso per sentirsi vulnerabili. Alle donne viene chiesto di accettare il tempo che passa, ma anche di contrastarne ogni segno; di mostrarsi naturali, purché la naturalezza sia impeccabile.

In questo scenario, l’acne adulta sembra quasi un’infrazione. Parlarne significa allora allargare lo sguardo: non fermarsi alla lesione, al cosmetico o al difetto da coprire, ma riconoscere la persona che c’è dietro. Soprattutto, significa smettere di chiedere alle donne di giustificare la propria pelle.

Foto: Pixabay

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