La montatura sbagliata e l’occhiale è da nascondere, specie perché tra i giovani l’occhiale fa pensare al ragazzo studioso. Andando oltre gli stereotipi la montatura si fa glamour, L’articolo è stato pubblicato sul cartaceo di Mamme Magazine di sabato 26 settembre
di Francesca Ferri
Racconta la sua biografia che la divina Maria Callas soffriva fin da giovane di una fortissima miopia. Negli anni Sessanta le lenti a contatto non erano ancora state perfezionate; l’unico rimedio erano gli occhiali. Che la divina odiava. Piuttosto andava in scena distinguendo a malapena le sagome.
Che l’occhiale da vista sia stato inzialmente considerato un accessorio da sfigati lo racconta bene il cinema. Indimenticabile la Pola, alias Marylin Monroe, di “Come sposare un milionario”, pellicola del 1953. In cerca di facoltoso marito, non riesce a vedere oltre la punta del suo naso ma gli occhiali li tiene in borsetta: troppo “poco attraenti”. In Italia, dici “miope” e viene subito in mente Filini, il “ragionier” della saga di Fantozzi,interpretato da Gigi Reder. I suoi “fondi di bottiglia” incorniciati da una pesante montatura scura, sul naso, sono diventati un segno distintivo del personaggio.
C’è stato un tempo, insomma, in cui mettere gli occhiali significava, almeno nell’immaginario collettivo, perdere qualche punto sulla scala della popolarità. Bastava una montatura troppo grande, una lente spessa o un paio di occhiali indossati a scuola per diventare automaticamente un “quattrocchi”. E l’etichetta, soprattutto tra i più giovani, non era esattamente un complimento.
Oggi la storia è quasi completamente diversa. Gli occhiali da vista non sono più qualcosa da nascondere, ma qualcosa da mostrare. Possono essere sofisticati, ironici, eccentrici, minimalisti. Possono dare carattere al volto, definire uno stile, persino diventare un elemento distintivo. In altre parole: da segno di diversità a dichiarazione di personalità. Il cambiamento non riguarda soltanto la moda. È soprattutto culturale.
Nel mondo dei giovani, per molto tempo gli occhiali sono stati associati all’immagine del ragazzo studioso, timido, poco sportivo, più bravo sui libri che nelle relazioni sociali.
Il cinema e la televisione hanno contribuito a costruire e perpetuare lo stereotipo: il secchione porta gli occhiali, il protagonista affascinante prima o poi li toglie. Un esempio? Superman, dove addirittura gli occhiali servono a modificare la percezione visiva delle persone intorno a Clark Kent, facendolo apparire un volto leggermente diverso, più goffo e comune, nascondendo i tratti di Superman.
Poi qualcosa cambia. La montatura entra nel guardaroba e comincia a funzionare come un paio di scarpe, una borsa o un orologio. Non serve soltanto a correggere la vista, ma comunica qualcosa di chi la indossa. Arrivano forme più audaci, colori, materiali, montature oversize, modelli rétro e citazioni degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Gli occhiali diventano parte dell’immagine e, in alcuni casi, il dettaglio che la completa. Anche la cultura pop contribuisce al ribaltamento. Personaggi pubblici, attori, musicisti, influencer e protagonisti della moda mostrano gli occhiali senza rinunciare al glamour, anzi come un tratto riconoscibile del proprio look.
Gli occhiali rotondi sul naso di Harry Potter sfondano il muro del pregiudizio. Il maghetto continuerà a portarli orgogliosamente anche quando, da timido allievo della scuola di magia di Hogwarts, diventa l’eroe della storia. La montatura, nel suo caso, non viene eliminata, anzi: diventa parte dell’identità visiva del protagonista.
Oggi nessuno si stupisce davanti a un paio di occhiali vistosi. Al contrario, può sorprendere di più vedere una persona che li porta e che riesce a farli sembrare completamente suoi. E c’è un paradosso interessante: oggi c’è chi sceglie montature anche senza averne realmente bisogno. Gli occhiali diventano così un accessorio estetico, un modo per cambiare volto senza cambiare faccia. È anche il segno di un cambiamento più ampio nel rapporto con l’imperfezione. Quello che un tempo si cercava di correggere o nascondere può diventare parte dell’identità. Gli occhiali non mascherano più qualcosa: lo dichiarano.
Forse, allora, il vero cambiamento non è avvenuto nelle montature, ma nello sguardo. Abbiamo smesso di vedere gli occhiali come una caratteristica che definisce una persona e abbiamo iniziato a considerarli per quello che possono essere: una scelta.
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