«Da grande farò l’attore», diceva Chaplin. Audrey Hepburn, invece, si vedeva étoile. Oggi i giovanissimi coltivano ancora aspirazioni, ma in modo diverso. Cos’è cambiato. L’articolo è stato pubblicato sull’inserto cartaceo di Mamme Magazine di sabato 12 settembre 2026
di Francesca Ferri
C’è chi voleva fare la ballerina, come la divina Audrey Hepburn, chi voleva diventare pilota di caccia, come Morgan Freeman, chi si voleva fare prete, come Totò. Charlie Chaplin, invece, ci aveva azzeccato. Affascinato dagli artisti del vaudeville che vedeva esibirsi a Londra, sognava, un giorno, di diventare un attore. E come lui, tanti anni dopo, lo stesso sogno si è avverato per Leonardo Di Caprio. Walt Disney, dal canto suo, il suo sogno di bambino di vivere la storia di Biancaneve – ha raccontato lui stesso di esserne quasi ossessionato – lo ha trasformato in realtà, regalando al mondo un capolavoro di cartone animato che ha fondato la storia di un nuovo genere. E oltre il suo sogno è andato anche Federico Fellini che da bambino amava il circo, i clown, i burattini, il disegno, gli spettacoli e si è ritrovato a vivere, e a far vivere a milioni di spettatori in tutto il mondo, il suo sogno, attraverso il cinema.
Non tutti i bambini diventano ciò che avevano sognato. E non tutti devono farlo. Tutti però sognano. O, almeno, sognavano.
Ma oggi i bambini sognano ancora? Riescono ancora a emozionarsi? Si perdono ancora nella loro fantasia? E quel motore meraviglioso che è la loro mente riesce ancora a nutrirsi di aspirazioni? Oppure, immersi in uno spazio abitato in continuazione da immagini, oggetti, storie, non osano più ritagliarsi un angolino per le loro proiezioni? Perché sognare significa anche desiderare ciò che ancora non abbiamo. Se ogni momento di noia viene riempito da uno schermo, ogni desiderio soddisfatto immediatamente e ogni fallimento evitato, quanto spazio rimane per immaginare qualcosa che ancora non esiste?
Forse, sì, abbiamo lasciato sempre meno spazio al desiderio. Ma questo non significa che ai bambini servano più “no”. Servono piuttosto limiti, autonomia, la possibilità di sbagliare e soprattutto la sensazione che il futuro sia qualcosa che possono costruire.
Secondo l’Istat, quasi sette adolescenti italiani su dieci vorrebbero avere figli e la maggior parte immagina una vita di coppia. Insomma, i giovanissimi non hanno smesso di sognare ma continuano a immaginare il proprio futuro.
Eppure quasi uno su tre guarda al futuro con paura, mentre il 17% preferisce non pensarci. Forse, quindi, il punto è che è cambiato il modo in cui immaginano il futuro. E non è difficile capirne la ragione. I giovanissimi, oggi, crescono circondati da immagini di vite apparentemente perfette: persone che viaggiano, diventano famose, guadagnano, ricevono approvazione. Alcune ricerche hanno collegato l’esposizione ai media ad aspirazioni più legate a fama, immagine, denaro e status.
Il sogno tuttavia non è scomparso. Ha soltanto cambiato scenografia. Chissà dove si trova in questo momento quella bambina che sogna di diventare scienziata e vincere il Nobel. È là, da qualche parte, questo è sicuro. Lasciamola sognare. E chissà dov’è , in questo preciso momento, quel bambino che si vede già campione di calcio, e fra qualche anno indosserà la maglia azzurra. Lasciamolo sognare. Forse i bambini di oggi non hanno meno sogni.
Hanno semplicemente più immagini davanti agli occhi e meno spazio vuoto in cui inventarne di propri. E forse è proprio quello spazio che dovremmo imparare a restituirgli.

