Gravidanza e rischi legati agli alcolici: le future mamme sono più consapevoli

Promuovere zero alcol in gravidanza. Se ne parla in occasione della Giornata Mondiale della sindrome feto-alcolica del 9 settembre

di Manuela Vacca

 

Un momento di convivialità e si prende il calice in mano anche se si è in dolce attesa. Se la tendenza è che le giovani future neomamme cercano di evitare l’alcol in gravidanza, in quanto maggiormente consapevoli rischi legati al consumo, resta però sottovalutata l’abitudine a bere occasionalmente, specie in compagnia.

Lo rivela un’analisi su campioni biologici materni e infantili condotta dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss tra gennaio 2024 e luglio 2026. Lo studio è stato realizzato nel contesto del progetto “Salute materno-infantile: formazione degli operatori sociosanitari ed empowerment delle giovani donne (18-24 anni) sui rischi connessi al consumo di alcol in gravidanza”.

La campagna di sensibilizzazione

Il 9 settembre si celebra la Giornata Mondiale della sindrome feto-alcolica e il Ministero della salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità (ISS), promuove la campagna informativa “Zero alcol in gravidanza”. Si intende rafforzare la formazione degli operatori e l’informazione alle giovani coppie che cercano una gravidanza.

Avere coscienza dei rischi è fondamentale, come spiega Simona Pichini, direttore del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss: “Il messaggio è chiaro: zero alcol in gravidanza. Promuovere questa consapevolezza significa intervenire prima del concepimento, durante la gravidanza e, più in generale, aumentare la consapevolezza dei rischi legati al consumo di alcol durante la gestazione. L’astensione non è una questione che riguarda solamente la donna ma coinvolge il partner e coloro che ruotano intorno alla coppia”.

Lo studio

Le analisi sono state fatte su 83 campioni di capelli di gestanti tra i 18 e i 24 anni e 147 campioni di meconio neonatale, alla ricerca di tracce di etilglucuronide (EtG), indicatore utilizzato per valutare l’esposizione all’alcol, insieme a uno screening per altre sostanze psicoattive.

Soltanto in due casi si sono registrati livelli di EtG vicini alla soglia che la letteratura scientifica indica come riferimento per un consumo cronico di alcol. Però nel 41 per cento del campione (34 casi), le analisi dei capelli hanno evidenziato un profilo da «bevitrice sociale». Va chiarito che si tratta di un risultato preliminare da approfondire: il dato non indica che il 41 per cento delle gestanti sia consumatore cronico di alcol né consente, da solo, di stabilire quantità e frequenza del consumo durante l’intera gravidanza.

“Il risultato è interessante e sarà approfondito in una pubblicazione scientifica”, sottolinea Adele Minutillo, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. Infatti, nelle interviste, le donne avevano dichiarato di non consumare alcol o di aver interrotto il consumo durante la gestazione.

Invece, dalle analisi del meconio emerge una generale conferma di quanto dichiarato dalle madri: un campione solo si è avvicinato alla soglia considerata indicativa di esposizione neonatale all’alcol.

Formazione e informazione

Il progetto ha formato i professionisti sociosanitari che operano nell’ambito della salute materno-infantile e ha dato il via a un’importante attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione, con particolare attenzione alle giovani donne tra 18 e 24 anni sia con materiali specifici che con comunicazioni sui social media.

A spiegare le motivazioni è sempre Pichini: “Questa scelta risponde a una precisa logica preventiva: la promozione della salute deve raggiungere le persone in età fertile e fornire informazioni comprensibili e scientificamente corrette anche nella fase preconcezionale”.

Inoltre l’Osservatorio Alcol dell’Iss ha tradotto e diffuso in italiano di una scheda informativa dell’Oms e dell’Unicef dedicata allo spettro dei disturbi feto-alcolici, uno strumento rivolto a operatori, decisori e cittadini per aumentare la consapevolezza sui rischi associati all’esposizione prenatale all’alcol e sull’importanza della prevenzione.

Foto: Pixabay

 

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